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Lubiana

Si, sono diventato ansioso. Quale che sia la causa o il concorso tra le varie e possibili cause, sono diventato ansioso, sono colto dalle paure più irragionevoli ed improvvise, temo di perdere ogni cosa, di sbagliare strada, di arrivare tardi, di rompere le cose che maneggio, di dimenticare il pagamento di bollette e gabelle.

E così, dovendo partire per Lubiana, per di più con un mezzo sconosciuto – il Flixbus – ero agitatissimo fin da qualche giorno prima della partenza.

Mi sono svegliato in anticipo.
Sono uscito in anticipo.
C’era nebbia e per strada ero solo; sono arrivato in anticipo alla stazione di partenza degli autobus per Padova, destinazione Piazzale della Stazione Ferroviaria.

Una volta arrivato lì, per essere sicuro di arrivare in orario al luogo di partenza del Flixbus – a Via Frà Paolo Sarpi – ho chiesto indicazioni sul percorso da compiere a tutti coloro che avrebbero potuto saperlo con certezza: un tassista, un edicolante ed un signore a passeggio cona il cane, segno indiscutibile della sua prossimità di domicilio in zona.

Tutti hanno concordato che dalla stazione avrei dovuto fare non più di cinquecento metri.

Sono arrivato in anticipo anche lì, a Frà Paolo Sarpi.

Era la prima volta che prendevo un autobus per uno spostamento così lungo, addirittura per un viaggio fuori dai confini nazionali. Eppure, quando ho visto la tabella posta sul vetro del conducente dell’autobus che indicava il suo percorso – Padova, Venezia, Trieste, Lubiana, Graz, Wien, Bratislava – mi ha preso l’emozione, il mio pensiero è andato ai viaggi romantici con percorsi diventati mitici: il treno Roma-Parigi, l’Orient Express… e mi è tornata la voglia di viaggiare.

Flixbus è un mezzo di trasporto low cost: ha tutto l’indispensabile, comprese la toilette e la presa per la carica dei dispositivi elettronici, ma lo spazio fra una fila e l’altra di poltrone spartane è appena adeguato.

Alla partenza ero l’unico passeggero, l’afflusso c’è stato a Venezia: stranieri di mezz’età e qualche coppia di ragazzi italiani.

A Trieste è scoppiato nel cielo un sole che faceva brillare il mare mentre ci inerpicavamo verso il confine con la Slovenia.

Poi tanto verde, alberi e case di legno con i tetti aguzzi che arrivano a sfiorare il terreno.

Alla stazione di arrivo ho trovato seconda mia figlia, impegnata a Lubiana per lavoro, scopo della mia visita: portarle conforto nel suo primo week end in terra slovena ed un pacco di medicine omeopatiche e antroposofiche.

Lubiana ha una struttura tipica nei paesi dell’est Europa: un centro storico composto da deliziose case basse con mattoni marrone, intervallate da palazzi monumentali, ed una periferia imbruttita da casermoni scrostati con i balconi protetti da reti, immagino per impedire agli uccelli di entrare in casa.

Costruita intorno e lungo il fiume Ljubljanika, la piccola capitale slovena è piena di ponti, tutti diversi. Li abbiamo attraversati a braccetto e Violetta faceva da guida: il più famoso è il Tromostovje, il triplice ponte, con tre bracci di pietra con le balaustre bianche, che disegnano una trama geometrica e inusuale.

 

E poi c’è il ponte dei Draghi con le sculture in rame che è tradizionalmente il simbolo della città.

Tutte le balaustre dei ponto sono coperte di chiavi e lucchetti: tutto il mondo è paese.

Nel week end i locali lungo il fiume sono affollati di persone di tutte le età che siedono nei bar, tutti muniti di impianto di riscaldamento, accessi anche in questo periodo. I giovani sono in genere alti – ho incrociato più di una ragazza che mi superava di almeno una spanna – e mi sono sembrati gioviali e sorridenti, tutti rigorosamente senza mascherina, sia fuori che dentro i locali.

Mi dice mia figlia che tutti gli abitanti di Lubiana parlano inglese, di qualsiasi età e di qualsiasi condizione sociale. Un bell’inglese, fluente e con una splendida pronuncia: la ragione sta nel fatto che, non esistendo il doppiaggio in sloveno di film e cartoni animati, si cresce con l’inglese e la scuola serve a solo a perfezionarlo.

Ho fatto il turista, passeggiando per tutto il centro storico ed ho apprezzato molto i piccoli mezzi elettrici che lo percorrono e che servono per i brevi spostamenti del pubblico ma solo nel centro storico: li si chiama come fossero taxi ma sono gratuiti.

Alla domenica mattina, a qualche ora dalla partenza del Flixbus per Padova, è cominciata a tornarmi l’ansia. Ho preteso di vedere quasi di corsa Metelcova, il Centro Culturale Alternativo pieno di dipinti e sculture, quello che da noi sarebbe un centro sociale, che a Lubiana copre un’area molto vasta e che dispone di una cucina dove vengono preparati pranzi “collettivi”.

 

Mezz’ora e più prima dell’orario della partenza eravamo in un caffè in prossimità della fermata del Flixbus per Padova.

Stavo, infine, per salire e mi sono accorto di non avere più il portafoglio con bancomat, carta d’identità, varie tessere di negozi e un pò di soldi.

Non c’è niente, ma proprio niente, di peggio che una profezia negativa che si avvera. Ti senti un perfetto imbecille e vorresti solo piangere.

Per fortuna biglietto dell’autobus e green pass – che non hanno voluto guardare – sono sul cellulare, così sono salito con una magone indescrivibile e con  la testa piena delle “cose da fare subito nell’emergenza”.

La mia preziosa accompagnatrice  è volata all’ultimo bar e all’ultimo ristorante dove ci eravamo seduti. Poi a casa seguendo l’istinto.

E il portafoglio era lì, per terra.

Bella Lubiana, tenerissima mia figlia, ma che fatica il vivere così!

 

 

 

 

Pubblicato inLuoghi del Cuore

2 Commenti

  1. Violi Violi

    Ti coprirò sempre le spalle, papà. Come fai tu con me, soprattutto nel nostro tempo ritrovato.
    Ti voglio bene in modo immenso.

  2. Angela Scaglione Angela Scaglione

    Legami indissolubili. Padre- Figlia! Ne so qualcosa.

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