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L’ultima scelta

Nel piccolo cortile, Paola guardava il suo bambino e si sentiva appagata. I complimenti dell’anziana vicina di casa la riempivano d’orgoglio. ” Il tuo bambino è bellissimo diceva Marcellina e tu lo curi con tanta gioia.” Era vero! Quel bambino riempiva i suoi giorni e lei e suo marito ne andavano fieri.
La bicicletta del postino che faceva scricchiolare i ciottoli del cortile la distrasse per un attimo, poi vide la busta gialla che il postino le porgeva. Firmò velocemente e, dopo aver salutato la sua vicina rientrò in casa. Non aprì subito la busta; sapeva cosa conteneva e preferiva leggere con calma quello che si aspettava. Preparò la pastina al suo bambino, lo imboccò, come sempre parlandogli e cogliendo ogni sua espressione poi lo sistemò sul tappeto e giocò con lui fin quando non si accorse che aveva sonno. Lo cambiò e infine lo mise nella sua culla a riposare.
Ora poteva leggere il contenuto di quella busta.
Aveva risposto a un bando per un concorso e il foglio diceva che i suoi titoli erano confacenti a quanto si chiedeva e che entro il giorno… del mese di Marzo doveva presentarsi per la prova scritta.
Le sue previsioni si erano avverate e ora Paola doveva fare i conti con l’organizzazione dei tempi lavorativi. Un marito che lavorava su turni che comprendevano una notte ogni tre giorni, un bambino piccolo da sistemare all’asilo, un auto che non aveva e che diventava indispensabile per fare un tragitto giornaliero. Paola sapeva organizzarsi, calcolare i tempi, provvedere alle necessità familiari ma, non aveva calcolato l’imprevisto.
Un ritardo del ciclo la mise in allarme e, dopo una settimana il test confermò il suo sospetto; era incinta. Tutto tornava in discussione, tutto andava rimandato e lei, per un attimo, si sentì persa. Con un bambino poteva farcela, con due no.
Ne parlò col marito e tra di loro pronunciarono la parola fatidica, aborto oppure niente lavoro, un solo stipendio e una vita da casalinga. Paola aveva altri progetti, altri sogni di futuro.
Aveva votato il referendum e consapevolmente si era interrogata su quella legge che aiutava le donne in difficoltà, Sperava di non averne bisogno mai ma, ora toccava decidere, e lei, assieme a suo marito decisero!
Quello che prova una donna è terribile; nessuno dovrebbe osare scandagliare quel dolore.
Apparentemente non restano tracce, non ci sono cicatrici ma quelle, le donne, se le portano nell’anima e, spesso, non lo dicono a nessuno. Sono dolori personali, strappi incancellabili, assenze che non spariscono mai.
Quando Paola si presentò alla prova scritta era determinata e preparata. Arrivò prima in quella graduatoria che le assicurò un buon lavoro e uno stipendio corposo, ma quello che le era costato solo lei lo sapeva, e se l’è portato dentro per una vita intera.

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