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L’ultima storia

A Rina piaceva tanto prendermi in giro. Quando entrava a casa mia esordiva sempre con una frase: – Ho bisogno della solita terapia – da quelle parole capivo che aveva necessità di parlare, di essere ascoltata e, solitamente, mettevo su la caffettiera e, assieme ci sedavamo nella mia comodissima cucina, una di fronte all’altra, in attesa che l’aroma del caffè ci deliziasse i sensi. Rina era rimasta vedova a 34 anni. Suo marito era morto nel sonno e lei si era ritrovata con due figli e tanta paura di non farcela. La conobbi quando seppi che affittava il suo garage, ne avevo bisogno per metterci la mia macchina. Fisicamente eravamo diverse; lei minuta e, apparentemente, fragile; io, ventisettenne e piena di vita. Capii subito che era provata e quando mi disse che affittava il garage per necessità non feci domande e accettai quanto mi chiese d’affitto. Abitavamo vicino e sapevo della sua perdita, istintivamente la invitai a prendere un caffè quando ne avesse avuto voglia e lei, il giorno dopo si presentò a casa mia. Da quella volta il caffè diventò un rito, intanto che sorseggiavamo lei parlava, si confidava con una giovane mamma che l’ascoltava in silenzio.
Le nostre chiacchierate, lei le definiva salutari e asseriva di star bene dopo ogni nostro incontro. Poi Rina s’innamorò e si trasformò. Per un po’ di tempo la vidi poco, era diventata diversa, quasi guardinga, intuiva che quel giovane uomo non era la persona giusta (così mi disse dopo che lui sparì) e i nostri incontri si diradarono. Mi salutava dal balcone agitando la mano ma non veniva più a prendere il solito caffè. I miei impegni familiari e lavorativi non mi lasciavano troppo tempo e non mi accorsi di quanto stava accadendo nella sua vita. Quando ricomparve, distrutta dalla delusione, mortificata per la beffa che aveva subito (Era stata ingannata e truffata) non potei fare altro che consolarla e sostenerla. Riprendemmo a frequentarci e la nostra amicizia riprese, si rinsaldò e andò avanti fin quando Rina venne a mancare.
Anni e anni a raccontarci la vita, a parlare di figli e di noi. Un’amicizia indimenticabile, un pezzo importante di vita che mi ha lasciato Tanto e mi ha arricchita come donna. Rina mi aveva dato un ruolo importante nella sua vita, di me diceva, ridendo, che funzionavo meglio di una terapia mirata. A Rina ho dedicato un breve racconto “Due giri di perle” ma, le vere perle del nostro lungo rapporto sono state quelle meravigliose chiacchierate, accompagnate dal profumo di caffè sedute, una di fronte all’altra a raccontarci la nostra vita.
A.S

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. Andrea Faiello Andrea Faiello

    Grazie ❤️

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