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L’ultimo giorno del palinsesto

In una sera tempestosa, il Grande Signore della Televisione con uno scettro in forma di antenna placò il vocìo della folla di telespettatori fedeli che agitavano rumorosamente telecomandi e cellulari, abituati com’erano a seguire da casa le trasmissioni a premi ed a intervenire telefonicamente nelle gare tra dilettanti, dopo febbrili consultazioni tra amici e parenti.

Molti ragazzi smisero di sgranocchiare patatine e noccioline, i vecchi che si erano appisolati si svegliarono.

Ci fu un’improvvisa quiete.

Il momento temuto e atteso stava per giungere, cioè la fine del palinsesto, il vuoto incolmabile del cicaleccio televisivo.

La conclusione però doveva essere celebrata solennemente.

Prima del grande silenzio si svolse la parata finale: sullo sfondo di logo pubblicitari, nella grande spianata sfilarono un centinaio di veline in bikini fluorescenti, cinquanta attori di telenovela, diverse decine di presentatori, un numero imprecisato di maghi, un piccolo esercito di funzionari e di presentatrici e poi vari animali, tra cui il vecchio leone della Metro Goldwin Mayer (con la criniera circondata dalle stelle della Paramount) in rappresentanza delle vecchie pellicole più volte replicate in Tivù.

Chiudevano il corteo alcuni speaker in livrea ed un conduttore vestito di azzurro, accompagnato da tre dame piacenti, molto truccate, recanti coppe gigantesche colme di spot-dessert.

Le circondavano, festosamente, corpi di ballo, cantanti ed orchestre al completo, un vero carrozzone della musica, in uno sfolgorìo di riflettori. Ministri impettiti, generali accigliati e altre autorità assistevano con commozione alla scena.

D’ora in poi la comunicazione a distanza avrebbe avuto altre forme, attraverso i social, numerose agenzie e linee telefoniche, con minuscoli apparecchi portatili da rinnovare spesso, per adeguarsi alle nuove forme di trasmissione.

In seguito sarebbe stato difficile diffondere a reti unificate discorsi ufficiali e pubblici eventi, ma in compenso si sarebbero diramate per mille rivoli molte forme – sottili e insinuanti – di comunicazione e propaganda, senza interventi di giornalisti rompiscatole, senza fastidiosi controlli…

Esplosero ad un tratto i fuochi d’artificio.

Prima le scintille, poi il fumo e le polveri dilagarono su tutta l’area, velando sagome e colori.

La folla si disperse, le luci si spensero, i suoni svanirono.

Svanì anche il Signore della Televisione.

Sul terreno rimasero telecomandi, occhiali, buste vuote di patatine, lattine di coca-cola., bottiglie vuote di birra e qualche biberon.

La grande antenna-scettro atterrò come un uccello moribondo nella spianata.

Pubblicato inSogni

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