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Luna nuova

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Ci sono luoghi che la città trascura, ci sono persone che la città non vede, ci sono verità custodite tra gli stracci e ci sono cose segrete di sé che le persone non conoscono …
Questa storia mi è stata raccontata da Emilia, una “barbona” (a Parigi direbbero una “clochard”, a Londra una “homeless”) che vive a Roma sotto i ponti del Tevere, che si arrangia per vivere, che ogni tanto finisce in galera e che talvolta, per rompere le solitudine, si ferma a parlare, con chi le va a genio, di cose lontane, di cose immaginate, di cose vissute …
Passeggiando lungo le banchine del Tevere, è capitato anche a me, una sera , di ricevere da lei la confidenza di una storia…

… più che altro, a stupirla, era stata la naturalezza con cui l’aveva fatto. Mentre saliva le scale di casa ci pensava e pensava a come sarebbe stata la sua vita, in futuro, da quel momento in poi. Diversa, migliore o peggiore, forse … ma senz’altro diversa.
Dopo tante perplessità, dubbi, ripensamenti, non avrebbe mai immaginato che tutto sarebbe successo proprio quella sera, quando, come tante altre volte, lui l’aveva invitata ad uscire.
– Volentieri – aveva risposto, con un inedito cenno d’entusiasmo.
Si frequentavano da mesi, ma la storia non riusciva a prendere il volo. Angela, lo ammetteva lei stessa, era inafferrabile, ambigua, a momenti tenera, altri sideralmente lontana. Talvolta addirittura ostile: – Odio gli uomini – diceva – mi hanno fatto troppo male! -.
Ma lui non badava a queste parole, sapeva bene ed in prima persona, cosa fosse un passato da dimenticare.
Mentre continuava a salire, Angela ripensava, lusingata, alle prime parole che lui le aveva detto non appena l’aveva vista: – Hai uno sguardo … uno sguardo che mi turba –
Sapeva di piacergli moltissimo.
Avevano passeggiato a lungo senza parlare, privilegiando il linguaggio degli occhi e delle mani. – Vento caldo, serata senza luna – aveva notato Angela.
Ora le tornavano affollati alla mente i fatti incredibili di quella sera: il bacio che lei, per prima, gli aveva dato nell’angolo più buio di Villa Borghese, con un trasporto di cui ancora si meravigliava. E poi quell’iniziativa, così istintiva, di tirare fuori dalla tasca della giacca il temperino con il quale aveva reciso, con un colpo netto, il cordoncino che lui portava al polso e dal quale non aveva mai voluto separarsi. – Basta con i ricordi del passato – gli aveva sussurrato, stringendoglisi addosso. – Sei nel mio destino – aveva risposto lui, docile.
– Il destino è amore – aveva replicato lei, ispirata. Quasi arrossiva ripensando a come, eccitatissimi, si fossero poi abbandonati all’amore, al buio, lì sul prato, fino ad addormentarsi esausti. Era stata lei a svegliarsi per prima, lo aveva guardato appena un attimo, poi gli era scivolata via dalle braccia, si era fatto tardissimo.
La vita dunque ricominciava – pensava Angela mentre apriva la porta di casa – con tutti i suoi rischi, ma la decisione era presa e al diavolo tutte le sue teorie sugli uomini da odiare.
Si mise a letto, ma non riusciva a prendere sonno, si sentiva addosso una strana eccitazione. Dormiva, invece, quando il suono prolungato e perentorio del campanello della porta la fece sobbalzare. Non capì subito cosa volessero da lei quei poliziotti con tutte quelle domande … parlavano di lui … (un pensiero le passò per primo alla mente – oltraggio al pudore – e le veniva da ridere, ma si trattenne).
Stentò a capire quando sentì parlare di dissanguamento. Poi, piano piano, realizzò: l’avevano trovato nel parco, inerte, un sorriso perfetto sul volto, un rivolo di sangue al polso. Un lento stillicidio l’aveva ucciso.
Angela urlò, pianse, giurò e ripeté mille e mille volte la sua versione, ma nessuno volle credere all’assurda storia del braccialetto reciso. Le hanno dato vent’anni per omicidio.

Ora Angela non piange più: da pochi giorni l’avvocato le ha comunicato, trionfante, la riapertura del processo e la certezza di riuscire, questa volta, a tirarla fuori da Rebibbia. Certo lui non sa che in una di quelle notti senza luna, Angela, scossa da strani tremori, ha confidato ad Emilia, sua compagna di cella, di non sapere neppure lei come sia andata veramente quella notte …

Ci sono cose segrete di sé che le persone non conoscono.
Ci sono luoghi che la città trascura, ci sono persone che la città non vede, ci sono verità custodite tra gli stracci.

Pubblicato inAmore

2 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Il tuo racconto non è noir, se questo, davvero, era il tuo dubbio. L’amore, a volte, è estraniamento dalla realtà, da ogni realtà sensibile per fuggire nell’immaginazione sulla spinta del desiderio. Ed il finale della tua storia da ragione a questa teoria. Si trattava di amore. Complimenti, bel racconto!

  2. Maria Teresa RAFFAELE Maria Teresa RAFFAELE

    Grazie per il giudizio e l’accoglienza alla mia prima partecipazione a CONTAME.
    Quando avrò necessita di “contare” a qualcuno le storie che mi abitano … ora saprò a chi rivolgermi!

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