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Lunga vita agli orsi !

In questi giorni, ovunque si voglia leggere, si sprecano gli appelli di animalisti, di politici, nonché di tanta gente comune, indignati e preoccupati per le sorti dell’orso M49, anche conosciuto come Papillon (come ribattezzato dal Ministro dell’Ambiente), oppure Libero, come lo ha soprannominato il WWF.

In effetti, le sorti di questo povera creatura sembrano già decise, un po’ come accadde per mamma orsa Daniza: pare incredibile, ma per via di un avvistamento nella zona della gola del Bletterbach, il Presidente della Provincia di Bolzano ha, addirittura, dichiarato legittimo un provvedimento di cattura ed una eventuale possibilità di abbattere Libero «in caso di serio pericolo preventivo per l’uomo»

Inutile aggiungere al coro di chi ritiene eccessive e brutali queste applicazioni delle norme di sicurezza, anche le nostre parole di appello o di protesta, perché non faremmo che sommare polemica a polemica: noi della redazione, quest’oggi preferiamo, invece, raccontarvi una storia che portiamo nel cuore e che forse qualcuno tra voi, ancora magari non conosce: una storia accaduta, una storia in cui i protagonisti erano degli uomini armati di fucile e baionetta, ma pur sempre uomini dal cuore tenero, una storia che insegna che niente è impossibile, una storia che ci dimostra come umani ed animali possano convivere senza timore, offrendosi reciproco sostegno ed in caso necessario, aiuto.

Di fatto, la storia dell’orso Wojtek potrebbe sembrare una qualche stramberia o meglio, la fantasia sopra le righe, frutto di qualcuno dotato di un po’ troppa immaginazione: invece, è incredibilmente e autenticamente vera.

Wojtek è il nome di un orso, che servì a suo modo, ma sempre fedelmente, la 22° Compagnia Trasporti del 2° Corpo d’Armata polacco dal 1942 al 1947.

Con i suoi 250 kg di peso e quasi due metri di altezza la presenza di Wojtek nell’esercito non passava inosservata e certamente, lo distingueva dalle altre mascotte presenti al campo. All’epoca tra i soldati era molto comune avere come compagnia dei piccoli animali domestici: lo scopo principale era quello di tenere alto il morale tra i commilitoni e rallegrare, per quanto possibile, la loro esperienza in guerra. Solitamente si trattava di cani, gatti, o di qualche capretta, ma un orso-soldato non si era davvero mai visto prima di Wojtek!

Il nostro bell’orso venne trovato in Iran da una coppia di soldati, appartenenti alla 22° Compagnia, quando aveva soltanto poche settimane di vita. I soldati, impietositi da quel tenero batuffolo peloso e bisognoso di cure, decisero di portarlo con loro al campo. Insieme decisero di dargli il nome di Wojtek, diminutivo del tradizionale nome polacco Wojciech, traducibile come “amante della guerra”, e mai nome fu tanto appropriato per questo incredibile orsetto: più cresceva, più i soldati si affezionavano a lui, nonostante la sua stazza oltremodo imponente e, ovviamente, la sua grande forza fisica . Wojtek si dimostrò essere un perfetto compagno di giochi: tanto curioso, quanto goffo nel suo essere orso, portava sempre scompiglio e altrettanto divertimento, ovunque andasse nel campo.

Gli anni passati in Medio Oriente furono relativamente tranquilli per i soldati polacchi; l’esercito si trovava li per formarsi e prepararsi ad affrontare l’imminente scontro armato in Europa. L’orsetto poté così crescere in compagnia dei suoi colleghi umani e affezionarsi alla vita da campo: tra le sue attività preferite, oltre a ingurgitare grandi quantità di succo di lampone e sollazzarsi nell’acqua durante il momento del bagno, c’era la lotta corpo a corpo con gli altri soldati. Il nostro quadrupede peloso sembrava divertirsi particolarmente a fingere i momento di lotta, avendo cura di non far del male a nessuno.Pensate, che egli riusciva a controllare la sua forza per poi arrivare a lasciar vincere l’avversario a due zampe e farlo salire a cavalcioni sulla sua groppa, in segno di sottomissione.

Durante quel periodo tutti al campo finirono per affezionarsi all’orsetto guerriero; perciò, quando verso la fine del 1943 venne il momento di recarsi in Italia (con la campagna resa famosa dalla battaglia di Montecassino), fu inconcepibile per tutti lasciare l’amico orso al suo destino, in Medio Oriente. Andando contro il regolamento, che non prevedeva nessun animale a bordo, tutti si impegnarono per far imbarcare in incognito Wojtek sulla nave per l’Italia. Così il fedele quadrupede raggiunse la costa italiana e fu coinvolto nell’epica battaglia di Montecassino. Egli, infatti, non si limitò a seguire docilmente gli altri soldati, ma si racconta che si diede da fare attivamente nello scarico e trasporto delle merci (granate, casse di munizioni e altre cose estremamente delicate), dai camion alle vetture.

Finite le fatiche belliche in Italia con i combattimenti ad Ancona e Bologna, l’armata del Generale Anders raggiunse la Scozia per sciogliersi. Molti dei soldati rimasero in zona o si stabilirono in altri paesi europei, non facendo ritorno in Polonia. Anche a Wojtek toccò lo stesso destino. Fino al 1963, anno della sua morte, l’orso soldato poté godere il meritato riposo in una spaziosa gabbia dello zoo di Edimburgo.

La storia di Wojtek iniziò rapidamente a diffondersi: le incredibili vicende dell’orso con l’elmetto, non conquistarono soltanto il cuore di chi è amante degli animali: grazie a Wojtek infatti, è stato possibile riscoprire una parte importante della storia della Polonia, svoltasi fuori dai patrii confini. Inoltre, per noi italiani, seguire le avventure di questo mitico orso è stata una grande occasione per conoscere meglio l’impresa bellica che diede vita a un forte legame tra la nostra nazione e la Polonia. Basti pensare che oggi, sia ad Imola (la cui liberazione fu compiuta proprio dal 2° Corpo d’Armata) come a Cracovia, oppure ad Edimburgo, possiamo ammirare tre bellissime statue, dedicate al valoroso orso soldato.

Wojtek in Polonia è stato considerato un vero e proprio beniamino, alla stregua di altri grandi eroi nazionali. Da noi invece un orso, che se ne va a giro da solo per i monti, in cerca soltanto di cibo per il proprio sostentamento, rappresenta il terrore.

Forse anche i presidenti delle nostre province nordiche, dovrebbero leggere di questa bella storia e ridurre al minimo gli allarmismi: di questi tempi c’ è più da temere dai nostri stessi simili che non da questi quadrupedi pelosi!

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Published inAmore