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L’uomo con la motosega

CONCORSO IO RESTO A CASA

Nessuna epidemia, pandemia o apocalisse può fermare l’uomo con la motosega o il tagliaerba, quando lui vede un po’ di sole deve uscire e tagliare, tagliare, tagliare, fino al tramonto, ogni giorno. Non importa che tu nasca filo d’erba o tronco, sarai tagliato.
Giorno boh della mia quarantena È una settimana che l’uomo con la motosega taglia alberi, imperterrito, ogni giorno, fino al calar del sole. Se per un attimo non sentissi il suono della motosega penserei indubbiamente al peggio. La motosega accompagna le mie giornate, da il ritmo ai miei pensieri, scansiona i miei desideri più oscuri. Ma dove li taglia tutti sti alberi? C’è una terra cava forse che ormai avrà desertificato? Gli uccelli non s’azzardano più a cantare, perché la motosega domina sulla campagna. E cosa sognerà, di notte, l’uomo della motosega? Intere foreste che cadono sotto gli implacabili denti dello strumento? Quale estasi nichilista lo coglierà alle 4 del mattino quando è ancora buio e non può imbracciare quella che ormai è una sua protesi naturale?
Un congiungimento con la natura che si fonda con la sua negazione, quale fratellanza più infera? Forse ha origini galliche, come quelli che si ungono il capo nella saison di Rimbaud. E cosa dirà alla moglie? Sempre se è ancora tutta intera. Io me lo immagino cenare a sera, mentre guarda la TV inebetito, si, perché vede figure, animazioni , ma nelle orecchie ha l’eterno suono della motosega, che lo trascina oltre, oltre il tempo e lo spazio, oltre la velocità della luce, per giungere, infine, ad un minuscolo pallino di massa supercondensata dalla quale ebbe origine tutto l’universo attuale, dopo essere stato diviso in due dalla motosega primordiale.
Ci sarà vita oltre la motosega? Giorno boh + n della mia quarantena
Questa mattina l’uomo con la motosega non s’è fatto sentire, le campagne del Frassine sono silenziose, se si esclude il ritmico canto del gallo che, ormai tossicodipendente da concimi, non riesce più a distinguere le ore e canta fino al vespro. Da casa mia vedo il campanile, girandomi di 180 gradi vedo il mastio di Ezzelino e non passa nessuno, mi pare sia domenica o forse no, alle due del pomeriggio c’è il sole, solo lui, se almeno fosse vivo, ma niente, sta lì muto e splende, sopra di me e sopra l’uomo con la motosega. Alle 15,25 di questo giorno risucchiato dalla storia si ode, finalmente, il rombare della motosega. E’ tornato! Sento anche, nelle sue vicinanze, urla di bambini, presumo ancora tutti interi. Mentre penso a cosa mangiare questa sera e domani a mezzogiorno e domani sera, vedo spuntare tra la lettera L e la K della tastiera un brillantino che comprai per una donna che voleva farsi un piercing con pietruzza e con la quale avevo grandi progetti d’amore. Ma quando al suo compleanno, dopo averle detto che avevo una sorpresa per lei, il brillantino appunto, le dissi che scherzavo non mi volle più vedere.
Una tragedia dentro un’altra tragedia dentro un’altra tragedia. L’uomo con la motosega è inarrestabile, sento anche la sua voce che urla, forse un rituale vedico col quale prega Agni che paralizzi per un’ora i suoi tre pargoli, che non smettono di schiamazzare.
E lo capisco, come si può tollerare che il ringhio maestoso della motosega venga distorto da urla umane. Umane! Mentre il giorno bo + 2 volge al tramonto, telefono per una pizza a domicilio: prosciutto, funghi, melanzane, peperoni, cipolla, salsiccia, un goccino di gorgonzola e due olivette, nessuno uscirò sano da qui.
Il mondo va avanti, c’è ancora tanto da tagliare.
Franco

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