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MADEINUSA

E’ l’ultima cosa che avrei pensato di trovare qui.

In questo borgo incantevole sospeso nel tempo, dove tutto ti fa immaginare di essere capitato in una location di un film storico-medioevale. Un borgo, non ricco solo di vestigia artistiche ma soprattutto di sghei, come si dice da queste parti, con un numero di parrucchieri esagerato nel rapporto al numero degli abitanti, popolato di boutique e di ottici, sempre forniti dei pezzi all’ultima moda, quelli che popolano le riviste o i selfie degli influencer. Un paesotto di novemila anime che può vantare una fashion blogger ed un numero considerevole di aspiranti miss bellezza o eleganza.

Ecco proprio qui, a Montagnana, mi sono imbattuto, un bel giorno, in un piccolo negozio di vestiti usati, molti dei quali giunti direttamente dagli USA, dal nome efficace: Broadway.

E’ piccolo ma arredato con gusto, con i simboli giusti, riproduzioni di locandine, piccoli pezzi di modernariato, una strepitosa poltrona di cuoio vero, molto vissuta e una piccola foto inedita di Marylin colta mentre si cambia in camerino, una visione inebriante che attira il mio sguardo da appassionato voyeur, che vale, da sola, almeno una visita in quel negozietto.

All’esterno, sotto il porticato che collega via Matteotti a piazza Grani, sono esposti i pezzi unici made in usa delle magliette del NBA o del football americano o del baseball. Un vero sballo per uomini (e donne) di ogni età!

Una volta mi sono messo a parlare con Cristiano, il proprietario, che mi ha raccontato le origini del negozio e dell’idea di gusto che lo fa diventare un punto di elegante diversità nel paese.

Il padre, che aveva la famiglia originaria di Ercolano in Campania, aveva avuto l’idea di acquistare i vestiti usati provenienti dall’America per rivenderli al Nord.

Sorpresa nella sorpresa. So benissimo di cosa parla Cristiano, raccontandomi del padre: parla del mercato di Resina che noi giovani di Napoli, negli anni settanta e ottanta, frequentavamo di sabato. Bisognava svegliarsi presto perché il mercato apriva alle 6,00 e chiudeva alle 8,00 ma io non ho mai capito il perché. Fatto sta che noi, dopo aver composto un equipaggio che stipava una delle poche macchine a disposizione in quei tempi per i diciotto-ventenni ci si avviava, morti di sonno, nei pochi chilometri dell’autostrada Napoli-Pompei ed all’uscita di Ercolano si puntava diritto verso una grande spianata. Là, da alcuni carri gru disseminati in lungo e largo, alcuni lavoranti in tuta scaricavano grandi balle pressate dalle quali venivano srotolotati e immediatamente distesi su improbabili tavole di legno sorrette da treppiedi claudicanti gli articoli più disparati: camicie bianche lucide, vestiti militari, jeans delle diverse sfumature di blu e di celeste, giubbotti militari, pantaloni larghi impermeabili, camicie a fiorellini di tutte le nuance, T shirt unisex, cinture, fibbie, borchie, anfibi, stivali, giacche di pelle e con un pò di fortuna persino i giubbotti di aviatore di cuoio, un’assoluta meraviglia. Si tornava a casa e si affidava il tutto alle mamme che provvedevano a lavare ed igienizzare. Con le dieci mila lire di allora si portavano a casa una ventina di pezzi.

Il padre  di Cristiano aveva cominciato con questa geniale intuizione agli inizi degli anni ottanta, aprendo un locale, zeppo di vestiti e con una grande bandiera americana come segno distintivo, a Montagnana.

Più tardi era passato all’antiquariato lasciando al figlio l’occhio per il pezzo di pregio ed il gusto dell’arredo.

In un  mondo che ci sommerge ogni giorno di milioni di tonnellate di capi dell’abbigliamento usa-e-getta, buoni per una stagione, in questa epoca del lusso accessibile ma che non regge all’usura del tempo, dell’omologazione di un’offerta che abbassa la qualità media promettendo un look diverso e personalizzato, ma solo di facciata, Cristiano ha scelto di andare controcorrente. E lo si capisce quando ti descrive l’origine di luogo e di tempo della maglietta degli Indians di marca Nike, quando mostra quell’abito a fiori che fa tanto Bell’Epoque o si meraviglia per come cade bene quel vestito cucito tanti anni fa.

Dentro quel negozio controcorrente si impara il rispetto per le cose, per l’arte e per la sartoria, ma soprattutto si restituisce valore ai ricordi.

 

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