Salta al contenuto

Magica è la notte

Fissava in silenzio la chiusa leonardesca, appoggiata al parapetto del canale, ripescando nella memoria tutto quel poco che ne sapeva per sentito dire e per aver letto nei libri di storia della città.

Contemplava l’acqua scura che si faceva ribollente in qualche punto striandosi di spuma grigiastra e untuosa. Le grandi ruote dentate. I legni centenari, ancora gli stessi.

E ripensava ai racconti di suo padre su quell’opera che sopravviveva, e in piena efficienza, agli insulti del Tempo. Sopravviveva alle guerre, alle invasioni, alla metropolitana, Neppure la moderna urbanistica l’aveva ancora divelta, sotterrata, sottratta al destino cui era stata votata quattrocento anni prima.

Straordinario esempio di resistenza.

Un miracolo da far invidia a qualunque creatura dotata di anima e di intelletto. La forza delle cose supera l’Uomo. Le Cose sì, possiedono il segreto della vita. Sono loro le vere dominatrici del Tempo e dello Spazio.

Lanciò un malinconico pensiero a quel mucchietto di polvere che in qualche luogo nascosto della Francia costituiva le ultime vestigia del sommo Leonardo, e si avviò a passi lenti verso il ponte.

Era un vecchio ponte a schiena d’asino, vero, fatto dalle mani forti di uomini dalla pelle segnata
e dalle rughe incise dal sole, dal freddo, dalla fatica. Immaginava la soddisfazione di quelli che l’avevano costruito a opera finita. E si sentì invasa dallo stesso piacere sano nell’attraversarlo:
se avessero potuto vederla sarebbero stati orgogliosi ancora una volta della loro onesta pazienza, della loro antica maestria.
Ripensò a Walter Benjamin e alla sua teoria sulla irriproducibilità dell’Opera d’Arte. Impossibile oggi ricostruire una chiusa di Leonardo o un ponte come quello: erano figli della loro epoca e di quella gente. Entrambe scomparse per sempre.

Stava ferma a metà del ponte, assorta in quella rievocazione, quando, lasciando vagare lo sguardo lungo l’altra riva, li vide.

Là, nello stretto spazio deserto, tra la linea delle vecchie case con le botteghe ormai chiuse e i fiochi lampioni che specchiavano pallide scie sull’acqua così scura da sembrare compatta.
Volteggiavano come un fiore tra due dita nervose, surreali e così prepotentemente presenti, un’apparizione traslata da un balletto di Gadés. Volteggiavano leggeri e imperiosi, allacciati l’una all’altro in una stretta ordinata e precisa, da plastico rituale.
Scorrevano in su e in giù lungo la ripa.

Ballavano il tango.

Lei, fasciata nello stretto bustino scollato tutto seta e nastri di velluto intrecciati sotto il seno procace, sbocciava nell’ampia gonna fucsia morbidamente danzante intorno alle gambe tornite che si perdevano nei tacchi a spillo. Un fiore dalla corolla a rovescio, tutto luce e colore.
Un contrasto insopportabile con il viso bianchissimo incorniciato dai capelli scuri raccolti alla moda spagnola. Un viso dei ritratti di Goya. Una maschera immobile.

Lui, un manichino nero dai capelli alle scarpe, ugualmente lucidi. Interrotto solo da due biancori identici: lo sparato e il volto impassibile.

Quel ritmico muoversi a scatti aveva l’aria di un grande scherzo, profondamente ironico. Eppure, proprio il contrasto tra l’espressione dei visi e quel gioco di sembianze e di movimenti dava a quel ballo un che di buffo e di misterioso, ridicolo e altero insieme.

Li seguiva con gli occhi, sorridente e rispettosa, tutta rapita da quella strana magia, da quella musica uscita dal nulla, da quella coppia frutto della musica, della strada, della notte e – forse – della sua fantasia. Mentre guardava le loro scarpe che battevano e si sollevavano, ora sfiorando ora calcando i cubetti di porfido del vecchio selciato, pensò che il tango non era altro che quattro piedi che si divertono sotto due facce tristi.

Doveva essere molto tardi. La città dormiva silenziosa. Guardava se stessa dall’alto, unica cosa viva in quel teatro vuoto dalle mille scene, mentre scendeva lungo l’alzaia camminando al ritmo della canzone che aveva in bocca.
“What are you doing with a fool like me? I’ve just all seen. And what happens it’s always been…”

Istanti di felicità quando la vita regala magia.

Tonight life is nice.

Pubblicato inLuoghi del Cuore

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *