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Mano nella mano

La bambina aspettava paziente, sapeva che quella giornata era particolare, come ogni anno.
Ci si alzava, si faceva il bagno e s’indossavano gli abiti della festa.

“I morti bisogna onorarli anche nell’abbigliamento”.

Così ci diceva la mamma e, anche se faceva caldo, ci obbligava ad avere un golfino per coprire le braccia.

Conoscevo l’itinerario e le tappe si ripetevano puntualmente; la nonna Luigia, lo zio Giovanni, gli amici più cari. Poi la ricerca di una tomba anonima, doveva essere di un bambino e… possibilmente spoglia.

La mamma aveva perso, durante i bombardamenti, la piccola tomba che custodiva le spoglie del suo primo figlio, mio fratello Santi, morto a 20 mesi, e caparbiamente se ne cercava una ogni anno, vi deponeva i fiori e pregava silenziosamente a occhi chiusi.

La guardavo stupita, troppo piccola per capire il suo dolore, anzi provavo un poco di gelosia, per quel sentimento, riservato ad un figlio che non vedevo. Anno dopo anno, quella scena si è ripetuta, e adesso mi ritrovo a cercarla io una tomba da ornare, anche se Lei non mi tiene più per mano. Lo faccio per me, per riannodare quei fili di memoria lontani, quei gesti simbolici ma così importanti e sento una pace interiore come la sentivo allora, quando mano nella mano andavamo al cimitero per onorare i defunti.

Pubblicato inAmore

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