Salta al contenuto

Manovre

Agosto 1961.

Mi aggiro nell’ampio cortile, definito nel suo perimetro da quattro edifici a due piani, piuttosto anonimi di colore rosso sbiadito. Svetta al centro del cortile un’asta in cima alla quale tenta di sventolare la Bandiera Italiana, sfruttando qualche rara folata di vento. Il sole è quasi a picco, le ombre cortissime. Il mio è un giro d’orientamento, diciamo di perlustrazione, tanto per rendermi conto dell’ambiente in cui sono destinato a rimanere sino a febbraio del 1962.

Sono arrivato da qualche ora per iniziare il mio Servizio di Prima Nomina come SottoTenente di complemento proveniente dalla Scuola Truppe Corazzate di Caserta. In base alla classifica riportata agli esami di fine corso ho avuto la possibilità di scegliere la destinazione e, abitando a Roma, la sede più vicina sarebbe stata Civitavecchia. “Naturalmente” ho scelto Milano, anzi più precisamente Legnano. Altri due colleghi di corso, uno residente a Cuneo ed uno residente a Napoli, entrambi d’ottima compagnia, sono stati assegnati a questo Reggimento Corazzato di stanza a Legnano,

Il nostro arrivo a Legnano avvenne nell’imminenza delle esercitazioni che erano essenzialmente incentrate sulla cooperazione carri/bersaglieri e che si svolgevano in una zona situata a 20/25 Km dalla caserma. I carri armati (M47 PATTON) venivano naturalmente parcheggiati nella zona per tutta la durata delle esercitazioni, sia allo scopo di non creare intralcio alla circolazione a causa dei trasferimenti sia al fine del contenimento dei costi.
Arriva la data della prima esercitazione. Nei giorni immediatamente precedenti faccio effettuare sui 5 carri armati affidati al mio comando tutti i controlli che seguo personalmente, dal sistema di guida, al sistema di brandeggio del cannone, al sistema di funzionamento delle radio. Le radio assicuravano la comunicazione tra i membri dell’equipaggio, con gli altri 4 carri del plotone, con i bersaglieri che cooperavano all’esterno del carro, con le altre unità di comando. Purtroppo spesso le radio si staravano, anche per effetto dello sballottolamento dei mezzi, e bisognava in qualche modo arrangiarsi.

Arriviamo al punto cruciale della manovra e i carri in formazione devono cambiare direzione, regolandosi per velocità ed orientamento sul comportamento del carro del comandante di plotone. Mi avvalgo, come da procedura, della radio:

Capocarro a pilota. Direzione ore 15”. Il pilota continua ad andare dritto. Insisto.

Capocarro a pilota: direzione ore 15!!”. Il pilota continua imperterrito senza virare.

“Capocarro a pilota: direzione ore 15!!!”. Nessun risultato. Non possiamo andare oltre!!

Evidentemente la radio non funziona! Butto all’aria le cuffie, mi sporgo dalla torretta del carro ed urlo al pilota con tutta la voce di cui dispongo, per sovrastare il rumore dei motori:

“Disgraziato!! (versione edulcorata della espressione alla quale dovetti fare ricorso nell’urgenza della situazione) Voi anna’ a destra!!?!”

“Signorsì, signor Tenente” fu il segnale di perfetta ricezione del comando.

Mandata a quel paese la tecnologia, abbandonata la procedura, l’arrangiarsi salvò la situazione.
Solo in parte, per il vero. Era quella la mia prima manovra, in cui dovevo coordinare i 5 carri e dovevo coordinarmi con il plotone bersaglieri che ci seguiva. L’entusiasmo, la giovanile baldanza e l’inesperienza mi portarono ad imprimere all’operazione una velocità di esecuzione che richiese ai poveri bersaglieri che mi seguivano un impegno particolarissimo, anche a causa del polverone che i carri in velocità sollevavano, per non perdere il collegamento e terminare la manovra in modo “dignitoso”. Arrivarono spompati!
Nessuna meraviglia quindi se per una settimana il collega che comandava il plotone dei bersaglieri non mi rivolse la parola!
Pochi giorni dopo il termine delle esercitazioni arrivano le reclute delle quali mi viene affidato, in aggiunta alle mie normali funzioni, una parte dell’addestramento che comprende anche l’apprendimento del lancio delle bombe a mano.
Usavamo delle bombe da esercitazione, quindi con una carica di esplosivo ridotta che comunque sempre esplosivo era. Queste bombe avevano tre sistemi di sicurezza. Una sicurezza di trasporto, una sicurezza di lancio che il soldato toglie tirando con le labbra una linguetta immediatamente prima del lancio ed una sicurezza di volata che viene disattivata da una calottina traforata che vola via durante la traiettoria della bomba a lancio avvenuto. Faccio queste precisazioni perché servono a comprendere la situazione venutasi a creare durante la seduta di addestramento che sto per raccontare.
Generalmente l’ufficiale addestratore si colloca alla sinistra della recluta per lasciargli assoluta libertà di movimento con il braccio destro per il lancio.
Io mi trovo quindi alla sinistra dei soldati che si avvicendano per effettuare i lanci. Malauguratamente per me uno dei militari è mancino, particolare di cui non mi rendo conto. Egli esegue correttamente tutta la procedura e, tolta la penultima sicurezza, effettua il lancio. Naturalmente con il braccio sinistro. La sua mano sbatte violentemente sulla mia testa. Per effetto dell’urto la mano perde la presa e la bomba scivola lungo tutto il mio corpo e quella calottina che disinnesca l’ultima sicura s’impiglia nella fibbia dei miei scarponi e rimane estratta a metà. Scompiglio generale!! La recluta rimane impietrita vicino a me. Gli ingiungo di allontanarsi velocissimamente, subito. Io mi sorprendo calmo. Rimango fermo, impalato. Attendo l’intervento dell’artificiere che naturalmente impiega un minimo di tempo per arrivare e ne seguo, qui sì! con un minimo di ansia, le manovre che compie per liberarmi della bomba.

Tutto finisce bene. Ma….non finisce qui!.

Anni ed anni dopo sono in visita al reparto meccanografico della Banca e mi sento chiamare: “Signor Tenente…”. Non ci posso credere! E’ lui!!

Per lui ero rimasto ancora il Sig. Tenente della bomba!

(Foto di Massimo Barnocchi)

Published inGenerale

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *