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Maria

– Ti stavo aspettando- mi disse.
Ero arrivata puntualissima, felice che avesse voluto incontrarmi.
Non eravamo sconosciute. La vita ci aveva fatte incontrare tante volte per altre vie e in altri momenti.
Io sapevo della sua straordinaria vocazione alla Poesia, conoscevo le imprese pubbliche di questa Donna, un’icona nella mia città, una guerriera, un’indomita creatura che il Tempo non aveva sedato, le aveva solo donato la pacatezza delle azioni.
Un mio progetto, che da tempo frullava in testa, aveva bisogno di un apporto autorevole, di un critico spietato e competente , di qualcuno che potesse ” respirare le emozioni” a prescindere da come io le avessi espresse.
-Lei- mi sono detta. E, siccome , fra il mio pensiero e l’ azione intercorre di solito un nanosecondo, ero già con la penna in mano intenta a scriverle una lettera.
Sì, una penna con inchiostro e un foglio bianco. Non volevo che ciò che desideravo scrivere fosse inficiato dalla freddezza di un computer. Il sistema binario non potrà mai sostituire la bellezza di un errore cancellato, vero, uno scarabocchio ad attestare una parola, poi mutata, pensata e ripensata . Una grafia a testimoniare commozione, a tremare come avrebbero tremato le mani o magari la voce a spiegare il senso di un qualcosa a cui si tiene davvero tanto.
Ebbene, le ho scritto una lettera. Una di quelle che nascono di getto, che non si rileggono perché nel farlo ti accorgeresti che forse troppa anima traspare e sarebbe il caso di tenerla segregata.
Invece quella penna è anarchica e un sesto senso ti dice di scrivere su quel foglio . Sarà un po’ come il messaggio chiuso dentro la bottiglia e affidato agli abissi. Speri sempre che mani amorevoli lo trovino sulla battigia e non disperdano nel vento le parole affidate, ultima sfida all’oblío.
Le ho inviato ciò che desideravo valutasse, accompagnato dalla mia lettera. Dopo qualche settimana, una telefonata e il suo invito.
Solo il mio quasi mezzo secolo di vita mi ha impedito di esultare come una bambina a cui avevano mostrato una bellissima bambola desiderata.
Mi invitava a casa sua. Avremmo chiacchierato del mio progetto. L’idea le piaceva. Anzi, ne era entusiasta almeno quanto me. Erano corse vibrazioni da un capo all’altro della cornetta. Si parlava lo stesso linguaggio e l’euforia che provavo non poteva essere contenuta al punto tale da essere coinvolgente se, improvvisamente, ci trovammo a ridere all’unisono.
I giorni che precedettero l’incontro furono per me un turbinío di preparativi psicologici. Arrivai alla sua porta in perfetto orario.
– Ti stavo aspettando. Non da quando mi hai inviato il tuo lavoro. Leggendo ho compreso che ti aspettavo da tempo…-
Nel suo regno di piante meravigliose il mio tempo trascorse in fretta. Parlammo per ore di Vita che si trasformò in poesia e poi di nuovo in quotidiano e in ricordi, in tenaci nostalgie.
Mi ritrovai con una tazza di caffè in mano e poi un fazzoletto e poi una penna. La ritrovai sorridente, poi commossa, poi coi riverberi dei guizzi della amazzone che fu , che è, perché il Coraggio non si spegne con l’interruttore delle ore , l’intelligenza non si piega al furore dei minuti, e la Poesia non trova appagamento nella serenità.
Da donna a donna in quello scambio meraviglioso che non conosce le battute d’ arresto dell’invidia , della competizione, dell’arrivismo.
Le ore volarono via. E non eravamo più sole io e lei. A farci compagnia filosofi, poeti, scrittori. Persino Saffo a fare capolino.
E quella stanza divenne un ottovolante, un tappeto magico per librarsi, per … tornare a casa, non quella di pareti e muri , ma quella che da sempre un foglio di carta e una penna mi chiedono di abitare.
Bellissima lei con gli occhi vividi di chi sa vedere l’Oltre chinandosi sul cuore dell’Altro. Mi stava aspettando… O forse ero io che stavo aspettando che la Poesia si accorgesse di me.
E lo ha fatto attraverso una Donna che conosce il costo dell’empatia e il gusto amaro di un verso stillante da un cuore dolente. – Ti stavo aspettando- È la magia della donne ” aspettarsi”. Quando ciò avviene persino quella che cade può rialzarsi , persino un sogno infranto può divenire Canto.

 

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