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Meet the barber – L’eredità di Torquato

Era una calda mattina autunnale del 1963. Quell’anno sembrava che l’estate non volesse finire. Avevo quasi quattordici anni.
Gino issò la moto sul cavalletto e si allontanò verso la palazzina di fronte.
Rimasi fermo accanto alla moto a scrutare la strada che non conoscevo.
A sinistra spiccava l’alto muro di cinta delle palazzine delle Ferrovie.
A destra un cantiere edile nascosto da bandoni di lamiera seguito da un bel giardino di una villa dove delle suore gestivano un convitto.
Nella palazzina dove si era diretto Gino c’erano quattro serrande ma una sola era aperta.
Era la prima volta che lo vedevo, il Negozio!

Un uomo era intento a pulire le porte a vetri con un foglio di giornale bagnato appallottolato tra le mani. Con una lametta rimuoveva con cura le sporcizie più resistenti, poi prendeva un altro pezzo di giornale e strofinava fino a rendere tutto completamente asciutto e pulito. Non avrei più incontrato una persona capace di pulire un vetro così bene.

Entrando nel Negozio, Gino lo salutò:
«Ciao Toni’, ecco Marcello, il figlio di Leda».
Tonino, fece un breve cenno con la testa, come per dire “ciao” concedendomi uno sguardo veloce prima di riprendere a pulire i vetri.
Entrai anch’io ed ebbi subito l’impressione che il locale fosse molto più grande di quanto sembrasse da fuori. Il soffitto alto e le pareti decorate con specchi aiutavano ad ampliare l’ambiente.
Sulla sinistra pendevano due lunghe aste di metallo che servivano a regolare l’apertura dei due finestroni stretti e lunghi.
Tre poltrone da barbiere con altrettanti specchi e lavandini, un attaccapanni, una sputacchiera, due poltroncine, un tavolinetto e una piccola scrivania completavano l’arredamento.

Gino posò le chiavi della moto dentro un cassetto, si avvicinò allo specchio e compiacendosi dell’immagine riflessa, si sistemò i capelli con le mani.

Su una delle due poltroncine era seduto un vecchio minuto e grigio. Non l’avevo notato entrando.
Distogliendo per un attimo lo sguardo dal giornale aperto sul tavolinetto, sussurrò una frase incomprensibile.
«Buongiorno» risposi, senza capire cosa avesse detto.
Lui mi rivolse un sorriso sdentato e si rituffò nella lettura.
«Ah, Toni’, accompagno Marcello da Serafini, al laboratorio… faccio presto …annamo Marce’». Disse Gino.
Era il mio primo lavoro!
Uscii dal Negozio pensieroso, cercando di decifrare le parole del vecchio.
Gino interpretò questo mio silenzio in maniera diversa:
«Stai a pensa’ a quello che dovrai fare nel laboratorio?» mi chiese.
«No, no, è che sto cercando di capire cosa voleva dire quel signore».
«Non ti preoccupare se non l’hai capito, nessuno ci riesce» mi confortò.
«E’ Torquato, fa parte del Negozio ormai. Viene tutte le mattine, legge il giornale, ogni tanto dice qualcosa che solo Tonino riesce a capire. Lui è unico che ogni tanto gli da’ retta. Io faccio finta!
Quando serve gli tagliamo i capelli.
Era un amico d’infanzia del padre del vecchio proprietario del Negozio.
Quando ci cedette la licenza ci disse…”l’unico favore che vi chiedo è di continuare a tagliare i capelli a Torquato gratis”, ‘cci sua!
E noi facciamo così. Tanto quanto altro tempo camperà?».

Torquato ormai faceva parte dell’arredamento del Negozio.
Finito di leggere i giornali se ne andava in giro per il quartiere. Tornava il giorno dopo, la mattina presto.
A volte, quando leggeva il giornale, Tonino gli si piazzava dietro fumando una sigaretta e sbirciando dall’alto. Torquato commentava con lui qualche articolo emettendo frasi incomprensibili.

Qualche mese dopo entrando nel Negozio notai che Torquato non era seduto al solito posto.
Tonino attese qualche giorno ancora poi andò a chiedere notizie al portiere dello stabile dove Torquato viveva. Un piccolo locale vicino via Sannio che il suo vecchio amico gli aveva messo a disposizione per tutto il tempo in cui sarebbe rimasto a San Giovanni.
Il portiere riferì che qualche giorno prima aveva trovato un foglio in guardiola, con sopra le chiavi del locale. Nel foglio con una calligrafia stentata c’era scritto solo “Grazie”. Solo quello.
Fu così che si persero le tracce di Torquato e nessuno ha mai saputo perché se ne fosse andato senza passare a salutare Gino e Tonino.

Anche se Gino era molto sensibile al “dio denaro” con Torquato iniziò la lodevole tradizione di tagliare i capelli gratis alle persone che si trovavano in difficoltà economica.
Torquato, Giggetto, il Palletta, Dragan il bulgaro, Roberto e molti altri.

La tradizione continuò per cinquant’anni fino a quando si chiuse anche la serranda del Negozio, definitivamente!…

Published inLuoghi
  1. Giuseppe Ragusa Giuseppe Ragusa

    Storia di una tenerezza assoluta che impone ai nostri cuori di non avere a che fare solo con la logica del guadagno. Non ce ne accorgiamo, ma questo mondo organizzato su milioni di regole, soldi, stili di vita da copertina , ambizioni che ci suggeriscono di arrivare al massimo delle nostre capacità , riduce, e di tanto, la vera essenza della vita.
    Bisogna semplicemente apprezzare quello che si possiede, assaporarlo giorno dopo giorno sempre di più, condividere quello che di possiede con altri e guadagnare il proprio benessere, onestamente evitando il marciume della ricchezza a tutti i costi . Lasciamo questo mondo moralmente puliti , approfittando dei doni che possediamo , utilizzando ogni occasione. La vita è breve e pentirsi di non aver agito bene prima di morire, non serve a nulla. Carpe Diem, non l’ ho inventato io!!!!!!!!!

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