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Meet the barber

Il giorno in cui l’americana entrò nel Negozio. Gino e Alvaro stavano giocando a scopa mentre il bulgaro e Roberto facevano da spettatori. Erano mesi che erano loro gli unici frequentatori del Negozio. Da tanto tempo non entravano più clienti.

Roberto il sardo era un povero diavolo senza fissa dimora che aveva gironzolato per anni nel quartiere. Per pochi soldi faceva dei lavoretti, quanto bastava per un supplì e un paio di birre. Era basso, molto magro, i capelli neri con l’attaccatura bassa e un immotivato sorriso sempre stampato sul viso. Non si poteva dire che avesse un’espressione intelligente. Sosteneva di aver lavorato come cameriere qualificato in vari alberghi della Sardegna, ma non aveva mai spiegato il motivo per cui se ne era andato dall’isola. Gino lo aveva incontrato al bar e mosso a compassione aveva azzardato una promessa: un lavoro nel suo locale se avesse smesso di bere.
Roberto accettò e da allora divenne l’attendente di Gino. Faceva le pulizie, le commissioni e qualsiasi altra cosa gli fosse comandata. In cambio dormiva nel retrobottega e qualche volta andava a pranzo o a cena a casa di Gino, dove poteva gustare il sapore dei cibi cucinati da Leda.

Il bulgaro era partito dal suo paese in cerca di fortuna ma non l’aveva trovata.
L’unica cosa che possedeva era una valigia con le ruote dove metteva gli oggetti che riusciva a raccattare in giro per la città. Diceva che nel suo paese era “ingegnero”.
Andava al Negozio per vendere qualche oggetto o barattarlo con un taglio di capelli. A volte utilizzava il bagno per lavarsi.

Alvaro il meccanico era il figlio di Attilio che da sempre gestiva l’officina lì vicina.
Basso, robusto e bruno di carnagione era la copia di suo padre.
Anche lui come il padre continuava la tradizione di perdere qualche soldo a carte con Gino.

Gli occhi dei quattro uomini si alzarono dal tavolo contemporaneamente. Fra loro ci fu la solita reazione di quando vedevano una donna. Gino, anche se ormai ottantenne, aveva sempre gli occhi furbi del cacciatore di donne. La preda, ignara del pericolo, era entrata nella trappola del predatore.

L’americana era giovane, poteva avere non più di trent’anni. Un casco di capelli neri corti con la riga in mezzo, il fisico e l’abbigliamento le davano un’aria molto mascolina, ma era comunque una ragazza piacevole.
Era in Italia da quattro mesi e ormai riusciva a farsi capire, anche se non riusciva a pronunciare bene alcune parole come “documentario” e “mestieri”. Aveva preparato il discorso da fare, e così, con il suo italiano stentato, spiegò che era venuta a Roma per realizzare dei cortometraggi su vecchi artigiani romani. Ne aveva già realizzati qualcuno e chiese se era possibile girarne uno lì sulla professione del barbiere.
Gino compiaciuto avrebbe detto subito di sì, già pregustando l’idea che nel suo locale si potesse girare un film, ma per una sorta di prudenza senile rispose che sarebbe stato meglio riparlarne dopo qualche giorno.
Concordarono di rivedersi il giovedì successivo.
Chiese consiglio a un suo cliente avvocato, confidando di ottenere una risposta positiva.
Nel giorno stabilito la giovane regista tornò ed ebbe l’autorizzazione che aspettava.

Della realizzazione del filmato ne vengo a conoscenza alcune settimane dopo quando mia sorella mi telefona:
«Va’ su internet e scrivi “meet the barber”», mi dice concitata senza salutare.
«Come?» le chiedo.
«Vai su internet» continua ridendo, «Vai su internet e cerca “meet the barber”».
E ridendo ancora, senza dirmi altro, chiude la comunicazione.
E’ fuori di testa, penso. Vorrei non darle retta, ma la curiosità mi fa accendere il PC e nell’attesa del suo avvio finisco di bere il mio caffè.
Provo a digitare quelle parole ma non trovo nulla di particolare.
Sto quasi per chiudere tutto e mandare a quel paese mia sorella quando, tra le numerose proposte, noto una piccola icona dall’aria familiare.
Presto più attenzione e vedo un filmato.
Si riconosce il Negozio, si vede il pezzo di colonnina appena fuori dell’ingresso. Sembra che sia sempre stato lì, invece ricordo che era stato trovato insieme ad altre vecchie rovine durante gli scavi per la costruzione del palazzo a fianco. Non so come aveva fatto Gino a convincere il capocantiere a mettere quel pezzo di colonnina fuori dal Negozio.
Era il suo vanto. Ne parlava con tutti i clienti. Quando qualcuno insinuò il sospetto che la colonnina potesse essere rubata, Gino fece costruire una grossa staffa di ferro ancorandola alle mura del palazzo.
Da allora sta lì con il suo originale antifurto.

Avvio il filmato, l’immagine si avvicina.
Dalla vetrata s’intravede una vecchia radio di fianco al cartello “Torno subito”.
La porta è aperta. La telecamera entra e si vede Gino che sta tagliando i capelli a Roberto il sardo, come se fosse un cliente.
Il filmato prosegue con una veloce panoramica a destra sulla foto della modella seminuda, la bandiera della Roma, la foto degli anni ’30 con il padre di Gino davanti al suo negozio di Torpignattara e un vecchio calendario fermo a una data di tanto tempo fa.
Ora Gino è inquadrato in primo piano e racconta la sua storia di barbiere.
Quando utilizza termini altisonanti e magari obsoleti si ferma e con espressione di meraviglia cerca il consenso dell’interlocutrice.
Gino parla e la telecamera inquadra altri particolari che nulla hanno a che vedere con un negozio da barbiere: cataste di libri, vecchi giradischi, valvole, giraviti, trapani, giacche e pantaloni accatastati.

Quanto è cambiato quel locale negli ultimi anni!
Del resto ormai lì di barbe e tagli di capelli non se ne fanno più da molto tempo.

Il giradischi diffonde “Gastone” di Petrolini e Gino racconta alcuni episodi legati ai clienti del passato.
E mentre la dissolvenza conclude il filmato, il mio ricordo va a molto tempo prima, quando avevo quattordici anni e per qualche tempo frequentai assiduamente il Negozio …

per vedere il film realizzato MEET THE BARBER (durata 5’ 10”).

https://it.video.search.yahoo.com/search/video?fr=mcafee&p=meet+the+barber#id=2&vid=5c29e5e652672f462588500774a32e48&action=click

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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