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Mi innamoravo di tutto

Sono certo che tutto è iniziato dopo l’incontro con Fabrizio De Andrè.

Ho conosciuto De Andrè una sera di aprile del 1997, a F. in Romagna, il Comune gli aveva concesso il teatro per completare le prove del suo ultimo spettacolo.
Mi trovavo in quella città per lavoro, avevo il compito di incontrare gli impiegati di un istituto di credito e motivarli, non so bene perché e a cosa.
Alloggiavo da mesi nell’unico albergo decente del luogo, l’Hotel Vittoria, pretenzioso e vuoto. E a fine giornata mi ritrovavo a cenare, da solo, immerso costantemente in tanti pensieri e scarsi sogni: la moglie, mio padre, le figlie, le tristi avventurette ancora in piedi, i soldi che non c’erano.

Quella sera arrivai nella sala ristorante cercando svogliatamente il mio solito tavolo apparecchiato, e vidi che metà dello spazio era occupato dalla tavolata degli orchestrali di De Andrè.
Mi sedetti, fingendo noncuranza, e con la coda dell’occhio guardavo il gruppo chiassoso: riconoscevo Cristiano, Dori, Luvi, Bandini, Ascolese, Cerri, Harris, ma soprattutto fissavo lui, seduto al centro della tavolata, un Cristo stanco, bellissimo e dolente in una chiassosa ultima cena.

Mangiai poco, distrattamente, perché il pensiero fisso era una voglia grande di parlargli o semplicemente di sentire la sua voce, distinta in mezzo a quel brusio, mi bastava un attimo.
Il cameriere mi conosceva e capì, portandomi il caffè disse solamente “… tra pochi minuti salgono tutti nelle camere, tranne lui …”

In breve tempo De Andrè rimase infatti da solo, seduto al suo posto, immobile, silenzioso, immerso in pensieri di certo migliori dei miei.
Trovai a fatica il coraggio di avvicinarmi, con la goffaggine che mi è propria, volevo stargli vicino, sentire che odore aveva l’arte, semplicemente verificare se un corpo poteva emanare bellezza. Ne avevo bisogno.
Rimasi in piedi, fermo davanti a lui, per un tempo infinito, ed ero impacciato, imbarazzato, come se aspettassi un’interrogazione, o un rimprovero per aver invaso il suo spazio.

Accortosi di me lentamente alzò lo sguardo, solo gli occhi si mossero, accennò un sorriso, aspettava.
Borbottai un ridicolo “… Posso stringerle la mano …? …” e a quel punto lui si alzò spostando impercettibilmente il lungo ciuffo di capelli che proteggeva il volto segnato.
Mi strinse la mano, mi fece cenno di sedere accanto a lui.

Non riuscivo a guardarlo negli occhi, fissavo le sue mani, come le muoveva, guardavo il capo reclinato sulla spalla.

“… vuoi chiedermi qualcosa?” disse con voce bassa.

Non risposi subito, ero confuso, trovai il coraggio di dire “… c’è una canzone …” e lasciai il discorso sospeso.
Credo lo divertisse la mia timidezza, capiva che era autentica, e continuò incoraggiandomi a bassa voce “ … quale canzone?…”
Sussurrai tutto d’un fiato “…VALZERCAMPESTREèlacanzonechemihafattoinnamoraredimiamoglie …”

Silenzio.

Si mosse sulla sedia, appoggiò le spalle allo schienale. Si schiarì la voce.

“E’ una grande responsabilità! … E sei ancora insieme a lei, a questa moglie?”

“Non lo so” risposi. Mi guardava e non aggiunse altro, come se avesse capito e si fosse addolorato; nelle due ore successive di chiacchiere su canzoni e progetti e testi e libri e musica non andò più sull’argomento.

Alla fine mi regalò due biglietti, disse che mi avrebbe voluto al suo concerto, fissato nel teatro di quel Comune la settimana successiva.
Ci abbracciammo, poi, prima di salutarci mi venne più vicino, come a confidarmi una cosa che avremmo capito o che sarebbe stata solo nostra “… non ti ho detto il titolo dello spettacolo che stiamo provando: MI INNAMORAVO DI TUTTO …”

Ecco.

Ricordo il suo sguardo, sono certo che aveva già intuito quello che mi sarebbe successo dopo pochi giorni.

(continua)

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2 Comments

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Me l’hai regalata un pò di tempo fa questa storia. A voce, nel tuo ufficio in penombra.
    Pensai che nella vita succedono cose impreviste e straordinarie ed è per questo che è bella.
    Adesso, rileggendola, penso anche un’altra cosa, che è da un pò che mi torna alla mente: che nella vita non succede mai nulla che non sia un segno, un tassello di un disegno più ampio.
    Di chi è il disegno se di disegno si tratta? Non so rispondere.
    Certamente però quella sera De Andrè ti ha trasmesso un messaggio.
    Essere un’anima desiderante ed avere un cuore pronto all’innamoramento è proprio degli artisti, dei poeti e dei sognatori.
    Come sei tu.

  2. c’è scritto continua alla fine… voglio leggere il resto.

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