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Mia zia la regina Elisabetta

Il tuo palazzo non aveva uguali, al terzo piano la tua bella casa, i balconi con le volute affacciato sulla Villa comunale. Salivo quello scalone di marmo imponente, con una ringhiera decorata, ne seguivo l’andamento sinuoso. Fu il primo a cadere nella devastazione del sisma dell’80. Quella sera maledetta aprimmo il portone trovandoci davanti il cumulo polveroso dei detriti , crollato un mondo di bellezza e ricordi. Quando aprivi la tua porta, ci accoglieva il tuo sorriso e gli occhi verdi luminosi che zio Nino aveva tanto amato. Entravo nella cucina che oggi diremmo vintage, con il tavolo di formica lucido, mi specchiavo passando in corridoio e accarezzavo il pianoforte nero. Nel salotto rivedo volti di quel passato che aveva il gusto delle fragole, le caramelle colorate nelle ciotole, le fette di morbida pastiera. Si respirava un’aria tiepida di maggio inoltrato, dai balconi aperti profumo di rose e si parlava , c’era allegria e si rideva forte, tanto. E poi ad un tratto, il rombo forte dei tamburi giù dal corso, Affacciatevi passa la sfilata! Tutti allineati nei costumi d’epoca, le donne con i lunghi abiti ornati, bambini e anziani nel suono delle trombe dai riflessi d’oro. La zia Fernanda , con il viso da regina .

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