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Michela Battistella

Creatività è permettersi di fare degli sbagli. Arte è sapere quali sono da tenere. 

Henry Brooks Adams (scrittore e storico)

 

Ha insegnato “creatività” – cartapesta, stampa, tessuto –  e questa è stata per lei un’esperienza appassionante: il suo legame affettivo con gli artisti che ha contribuito a formare resiste nel tempo.

Me ne ha parlato con visibile emozione. D’altra parte le emozioni sul suo viso sono immediatamente percepibili: i suoi occhi sono limpidi e ti tirano dentro la sua passione per tutto ciò che è arte, creatività, materia, espressione artistica.

Quando l’ho conosciuta ero sulle tracce di un telaio storico di Montagnana. Mi sono imbattuto in una persona “speciale” della quale è difficile poter fare una sintesi univoca: ricercatrice appassionata, ecologista convinta, tenace assertrice del riciclo creativo, animatrice di laboratori di espressione artistica, esponente  di un’arte molto giovane, la fiber art, ma anche arredatrice, sperimentatrice di lavorazione materica, studiosa del rapporto spazio-movimento-luce e tante altre cose.

Michela Battistella è diplomata in Arti Applicate all’Istituto Statale d’Arte “Pietro Selvatico” di Padova come pittrice ma costruisce un’esperienza poliedrica lavorando alla tintura dei tessuti, frequentando studi fotografici per apprendere le tecniche di ritocco su bianco e nero, producendo opere in legno, infine nel 1994 a Feltre, ad una manifestazione, “incontra i telai”.

“Scoppia un amore enorme.” In quel momento la sua visione artistica trova dove concentrarsi: “in pochi giorni avevo due telai in casa”, tramite un’amica si fa arrivare arrivare i libri sulla tessitura e comincia a lavorare a telaio.

Per indole, però, Michela si spinge “oltre”. Da un lato approfondisce lo studio sulle origini della tessitura e delle piante da filo tipiche della Bassa Padovana, si imbatte in manoscritti originali dai quali ricava e riproduce un campione di stoffa da tappezzeria, prodotta nel Montagnanese fra l’800 e il ‘900 e dall’altro sperimenta materiali – dalla pelle al cashmere, dalla plastica al rame.

Queste sensibilità materica e la sua visione ampia delle forme e delle modalità possibili di espressione artistica la portano naturalmente  ad una disciplina molto recente: la fiber art.

“Detta anche arte tessile, la fiber art si basa sull’unione di diversi materiali tessili, sia flessibili che fibrosi: pizzo, elastici, tubi o canne di gomma, reti di plastica o di metallo, fili di lana o di erba sintetica, e ogni artista ha un suo metodo e un proprio mezzo espressivo. Dal 1962 al 1995 in Svizzera, nelle Biennali di Losanna la Fiber Art è stata protagonista addirittura di un Forum Internazionale, in cui si è discusso dello sviluppo di questa forma d’arte a partire dall’arazzo fino ad arrivare all’uso di tessuti e materiali più ‘contemporanei’.”

A corredo del racconto del mio breve incontro con Michela Battistella pubblico alcune foto dei suoi telai e dei suoi lavori.

Anche se sono convinto che i prodotti artistici del lavoro di Michela “creativa” a 360 gradi, meritano di essere ammirati da vicino, studiati nei loro particolari, identificando i diversi materiali che lei usa per “lasciare il segno” dalla canapa al filo di rame o di ferro, osservati da ogni angolazione, annusati, lasciando ad essi il tempo di parlarci e di coinvolgerci.

 

nell’immagine di copertina: La mia città

 

 

 

 

 

 

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