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Napule è mille colori

CONCORSO LETTERARIO

Toledo, ma non la città, la stazione di Napoli.
Per gli inglesi è la più bella d’Europa e forse del mondo.
Napoli a Ferragosto in un bellissimo bed & breakfast in Via Chiaia che ha trovato Maggie.
La mia generazione semi nordista negli anni ‘70 e ‘80 non aveva grande fiducia nelle gite nella splendida città partenopea.
La paura era troppa. La bellezza, l’anima dei suoi abitanti, l’entusiasmo e la teatralità non bastavano.
Non bastava la musica di Pino, quella del Naple’s Power di tutti suoi unici personaggi: i Bennato, Esposito, De Sio, De Piscopo, Zurzolo, Amoruso, Senese etc. .
Quelli andavamo a vederli a casa nostra.
Non bastavano Totò, i De Filippo e poi Troisi.
A Napoli non si doveva andare perché era pericolosa.
Poi negli anni qualcosa è veramente cambiato. Me ne sono accorto a partire dalla stazione Toledo; la città ora è un miracolo culturale.
Una cultura vasta, che si apre a tutti i modelli e assimila le interferenze del mondo globalizzato plasmandole a suo modo.
I colori di Napoli, gli odori di Napoli, scoprire Napoli, vivere Napoli, questo vogliamo.
Preso dalla frenesia della scoperta, dopo le belle immagini del centro che inizia a illuminarsi, propongo orgogliosamente a Maggie di portarla in quella che Tripadvisor definiva la migliore osteria popolare di Napoli. Lo faccio di rado perché oltre a non azzeccare i locali sono pure disadatto per i percorsi.
E infatti il navigatore pedonale, dal quale non ho tolto lo sguardo per tutto il tempo, dopo circa due chilometri, mentre ormai è buio, ci ha condotto in un quartiere deserto.
Negozi ormai chiusi, quasi nessuno in strada, solo la voce del telegiornale dalle finestre aperte dei palazzi nemmeno tanto vecchi.
Al civico dell’osteria solo una saracinesca chiusa.
Mi tornano i timori.
Ma Maggie non si perde d’animo. In venti minuti siamo a Castel dell’Ovo e soprattutto al Borgo Marinaro che mi appare splendido.
Sono affascinato dall’ambiente, dai caratteri popolari ma sobri, dai suoni, dai profumi, dalle voci……di Napoli.

..

Scoprire Napoli a pezzi e ricomporla in un quadretto incredibile: personaggi, voci, canzoni, tristezza e felicità che si mescolano con l’invenzione e la creatività che arrivano al punto di venderti l’aria in bottiglia.
Napule è na’ camminata Int’e viche miezo all’ate
E’ così, poi da pedoni, giriamo a caso tra i decumani e le strade interne, Via dei Tribunali e Spaccanapoli cominciano ad esserti talmente familiari che resteresti sempre nell’angolo dove il cantante del primo piano cala il cestino per l’offerta alla sua esibizione e ed hai nel naso il profumo del pescato che si espande dai rivoli dell’acqua che lo tiene bagnato.
Quella Napoli che non conoscevo e che soprattutto non immaginavo.
La Napoli del Cristo Velato voluto da quel personaggio unico che era Raimondo di Sangro principe di Sansevero, uno dei primi illuministi, ma anche esoterista, alchimista, inventore, scrittore e tanto altro. Un mix di napoletanità.
Napoli misteriosa quindi, Napoli con i segreti, chissà quali, nascosti in quei palazzi nobiliari e nelle chiese così maestose, anticipate da scale infinite.
E allora per riflettere ci vuole un caffè ed una sfogliatella al tavolo in Piazza San Domenico Maggiore tra i passanti rumorosi e senza di quelli non sarebbe Napoli.
Quella città, misteriosa, sotterranea, brulicante di attività, religiosa e pagana, ma incredibilmente festosa.
Ecco la città riprodotta da Ozpetek in Napoli Velata.
E quella di Pino.

Pubblicato inGenerale

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