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NATALE 2001

“E allora?” chiese il Piccolo, immobile sullo sgabello e con gli occhi fissi in quelli di Florio.

“Allora cosa?”

L’anziano capo-turno finì di versarsi un bicchiere di spumante. Era un bel tipo, il Piccolo. Avevano cominciato a chiamarlo così quando era venuto a lavorare con loro su quella piattaforma in mezzo al mare, fresco fresco di scuola, timido, curioso e stupito di tutto, e quello era diventato il suo nome; un nome che si sarebbe portato dietro per un pezzo.

“Cioè, chiedevo… e allora, come andò a finire?”

Sembrò che nessuno avesse voglia di rispondere. Marcello si alzò, andò a controllare un quadro di spie luminose, poi si appoggiò al tavolo su cui, accanto a un piccolo albero addobbato di luci colorate e intermittenti, c’erano fette di panettone.

Florio si versò di nuovo da bere, poi disse: “Te l’ho spiegato, no? Prima ci spaventammo, ma era solo una balena”.

“Ma… una balena qui, otto miglia al largo di ………?”

“Sì, una balena. O una balenottera, un capodoglio, che ne so. Ogni tanto capita che qualche animale del genere faccia rotta da queste parti; se n’è trovati anche di spiaggiati. E quella girava qui intorno, facendo quello strano verso che sembrava un lamento. In squadra con noi, in quel periodo, c’era Antonioli. Lo conoscevi, l’Antonioli? No, sei troppo giovane, e lui è morto da un pezzo. Comunque era stato pescatore, figlio di pescatori e nipote di pescatori. Disse che quello era il verso di una balena, e se non lo sapeva lui…”

“Va be’, ma quello che diceva prima Marcello, quella storia degli annegati, tutti quei profughi della Mary M., la tinozza che affondò qui vicino nella notte di Natale del ‘novantasei … quei morti, diceva lui, a volte li si sente lamentarsi e chiedere aiuto…”

Florio rise, giocherellò col bicchiere e lo fissò. “Quella è una leggenda da marinai, una come tante altre. Se continuerai a fare questo mestiere, se come me invecchierai su queste isole di matti, o ti rincretinirai di panzane, oppure dovrai smettere di credere a cose del genere. Scegli un po’ tu.”
“Ma riusciste a vederla, la balena? La sentiste soffiare?”

“Soffiare?”

“Sì, le balene soffiano acqua da… da quel buco che hanno dietro la testa, e si sente quel rumore strano.”

“Be’, io non sentii soffi e non vidi niente, anche perché c’era una nebbia che si sarebbe potuta tagliare a fette. Come quella che sta calando stasera.”

Florio si alzò, si stirò, poi uscì all’aperto senza richiudere la porta.

Entrarono aria fredda e umida, e silenzio.
Gli altri lo raggiunsero e per un po’ stettero fermi e zitti, appoggiati alla ringhiera bagnata, con lo sguardo perso nel buio. Un’ora prima si vedevano ancora le luci del pozzetto metanifero LE24K, ma adesso una nebbia fitta, densa, quasi palpabile, era venuta davvero a coprire il mare.
Contro i piloni di metallo che sostenevano la piattaforma, si udiva appena un leggerissimo sciacquìo.

Il Piccolo rabbrividì e si accese una sigaretta. “Ma perché cavolo hai raccontato quella storia?”, disse girandosi verso Florio. “Farò brutti sogni, stanotte.”

“L’ho raccontata per il semplice motivo che successe in una notte di Natale, come questa.” Il Piccolo ebbe un altro brivido, espirò il fumo verso l’alto e guardò la nuvoletta bianca che si perdeva nel buio.

Non c’era molto lavoro da fare, le ore passavano lentissime, in quel posto fuori dal mondo. Avevano giocato a carte, raccontato storie, mangiato, bevuto, fumato, letto, e adesso non rimaneva più niente da fare, più niente da dirsi, se non pensare che a terra, quella sera, la gente festeggiava e si divertiva.

Se ne stavano lì, zitti, appoggiati alla ringhiera.

Poi lo sentirono.

Partì piano, come il pianto di un bambino, quindi si alzò e diventò un’invocazione, quasi un urlo. Un lamento pieno di dolore, angosciato; anzi più lamenti, più grida, più voci. Come un coro di disperate sirene perse o esiliate in quel mare gelido e scuro.

Rimasero immobili, con gli occhi spalancati sul nulla.

“Una balena”, disse Florio. “E’ una balena.”

Marcello indietreggiò di un passo, poi si girò e rientrò.

Anche gli altri, uno per volta, dopo avere a lungo guardato nella direzione da cui arrivavano quelle voci, lasciarono il ballatoio e tornarono negli alloggi senza dire una parola.

“Non è una balena!” disse il Piccolo. “Mio Dio, non puoi non sentire anche tu che…”

Florio lo prese per un braccio, lo spinse piano oltre la porta e se la chiuse alle spalle. Le luci dell’albero di Natale continuavano a lampeggiare, colorate e vive dopo quel buio d’acqua e di vapori.

“Vai a letto, tu che non sei di turno stanotte” gli disse. “Cerca di dormire tranquillo, e non pensarci.”

Dal mare nero soffocato di nebbia si sentivano venire ancora, nonostante le porte e gli oblò fossero ben chiusi, quei lamenti disperati e lontani.

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