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Natale 2020? A Rio De Janeiro

 

CONCORSO LETTERARIO QUESTO NATALE 2020

Regolamento. Al termine della lettura della storia, puoi lasciare il tuo giudizio. Vince la storia che riceve più Like. Il concorso termina il giorno di Natale. Il vincitore sarà proclamato il 26 e riceverà in dono tre libri degli autori del Blog

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Tutti in spiaggia, con gli amici di Contame. Mare, spiaggia, divertimento e bella vita.

“Sognate!
I sogni plasmano il mondo.
I sogni ricreano il mondo, ogni notte.”
(Neil Gaiman)

L’invito, garbato, ma velato, come al solito, arriva da Pierluigi. Un messaggio tramite whatsapp per partecipare al ‘contest’ del blog ‘Contame’ sul Natale 2020. Una storia o un racconto inedito. Ma cosa scrivo?
Mio figlio, Lorenzo, il più piccolo, solo anagraficamente (ndr. 14 anni, ma già 190 cm.) si sta appassionando alla scrittura. Qualche articolo sul giornalino della scuola o dell’oratorio, oltre alle mie ‘imposizioni’ da genitore-dittatore sul tenere il diario personale e fare un paio di temi e riassunti ogni settimana. Leggendo qualcosa sul blog ‘Contame’ mi ha proposto un pezzo a quattro mani. Che forse scriveremo, quando me lo chiederà. Non voglio forzarlo, almeno su questo. Anche perché, essendo come il papà molto competitivo, non vorrei che la sua fosse una sfida a colpi di ‘like’ per vedere chi vince il ‘contest’. E non il semplice piacere di scrivere. Quindi, anche per questa ragione, mi son messo a pensare sul mio Natale 2020 e sulle tante feste passate in giro fra Italia e mondo, ma soprattutto tornando a Napoli, mia città, appunto, natale …
Cosa scrivere? Quanti pensieri. Non so perché, ma non ho ricordi felici, struggenti, come le tante belle storie che ho letto in queste settimane. Le frittelle della nonna di Sara, i vicoli e le botteghe di Antonio, il Natale del 1986 di Pier, le feste de ‘na vorta’ di Marcello, il ‘bambiniello’ di Mario, la ‘letterina’ di Marina, l’insonnia – da me condivisa – di Angela e il mitico ‘Te piace o presepe’ di Carlo.
Invece il mio ‘classico’ Natale era dolceamaro. Che poi si chiudeva con il mio compleanno (ndr. 5 gennaio – notte della Befana), giorno di bilanci e resoconti. Ma soprattutto di ripartenze e quindi di abbandono di affetti e della mia terra.
Partiamo dall’amaro. I miei genitori, sempre propensi al lamento, sottolineavano negativamente il mio girovagare per l’Italia e il mondo. Senza mai prendere in considerazione un minimo di stabilità nella città partenopea. Le sorelle, perennemente arrabbiate per qualcosa che non andava. Soprattutto una ‘malcelata’ gelosia da parte della mia famiglia, in particolare mia madre, su ogni visita fatta ai parenti. Considerato che da papà erano sette fra fratelli e sorelle e mamma aveva due gemelli, già erano le prime dieci uscite non viste bene. Poi qualche amico più stretto, i nonni, le zie e potevo perdere il conto. La scelta era sempre amletica. Rimanere a casa, oppure sentirsi dire: “… ma come, non mangi o ceni a casa? Vai dai tuoi parenti?”. Insomma, un delirio.
Il dolce era rappresentato dal ritorno a Napoli, la mia terra. Le passeggiate a Montesanto, dove sono cresciuto, le bancarelle che nascono come i funghi, le gare con i fuochi d’artificio, le passeggiate a San Gregorio Armeno, gli aperitivi e i dolci da Scaturchio. Le visite a Santa Chiara dove mi sono sposato e dove ho battezzato uno dei figli; le incursioni nella città sotterranea, o a Mezzocannone, piazzetta Nilo, piazza San Maggiore, il ‘Cristo velato’. Le pizze da Lombardi, Sorbillo o da Michele. O le serate passate a piazza Dante o Port’Alba, fino a sconfinare nei bistrot di piazza Bellini. Itinerari alternativi fra via Toledo, i Quartieri Spagnoli, una pizza a portafoglio da Luise, o qualcosa di più sostanzioso da ‘Ciro a Santa Brigida’. Passando da piazza Plebiscito e i baretti a Chiaia. Le decine di amici che ritrovo fra i locali di piazza dei Martiri, via Bisignano e via Poerio. Le mattinate sul lungomare, respirando l’aria salmastra, partendo dal Circolo Canottieri, le chiacchierate da Marinella, con Maurizio a piazza Vittoria e il sole che scende a picco fra Villa Pignatelli e la Villa Comunale. Una visita in piazza dei Martiri. Oppure inerpicarsi da via Posillipo, per arrivare alla torre di famiglia (ndr. Ranieri … ahhahaha) e godersi la vista di punta Coroglio, Procida e Pozzuoli. Insomma un paradiso. Altro che dolce.
Questa volta per fortuna, o purtroppo, con il virus, tutti a casa. Io bloccato a Milano.
Forse, proprio quest’anno che volevo scendere, dopo la morte improvvisa di mio padre. Che sentivo la voglia di fare il presepe, di sentire il calore della città e dei tanti, troppi, amici, lasciati sotto il Vesuvio. Invece il 2020, iniziato male, sembra stia finendo peggio. La morte di mio zio, poi mio padre, Maradona, Paolo Rossi e ora anche il mancato miracolo di San Gennaro. Al quale ho assistito qualche volta, in un misto di fede e scaramanzia.
Mi arriva addirittura una telefonata dal papà di un mio assistito che per convincermi a sottoscrivere dei prodotti assicurativi, che mi sottolinea che il Covid non scomparirà più. Insomma, un disastro. E cosa devo scrivere per Natale? Eccola la lampadina. Il genio di Aladino che mi soccorre. Da quando sto proponendo il nostro libro ‘Il tempo del coronavirus’, più di un editor mi ha sottolineato come la massa, i lettori e soprattutto le donne (ndr. la quota maggiore di clientela acquirente nelle librerie, dati riservati di una nota casa editrice) hanno voglia di storie a lieto fine. Almeno in questo periodo. Di un bel ‘cine-panettone’ alla Vanzina. Eccola l’idea.
Come sarà e quale sarà la mia storia per Natale 2020? ‘Natale a Rio’. Con gli amici di Contame.
Grazie all’ottimo lavoro del ‘tesoriere’ Ernesto e soprattutto con le dritte del super-presidente Pier, gli introiti della neo-nata associazione vanno a gonfie vele, con il prestigioso lavoro del comitato di redazione composto da Anna, Patrizia e l’onnipresente Ernesto. Viaggio premio e un po’ di ‘pocket money’ in busta per tutti. Viaggio e soggiorno a carico dell’associazione (ndr. sperando di intercettare più ‘like’ possibili per il ‘contest’!).
Dall’alto del magnifico terrazzo dell’Orla Copacabana Hotel di Rio De Janeiro, mio storico quartiere generale delle visite brasiliane col fratello di latte, fraterno amico, nonché testimone di nozze Ivan Faustinho Canè (figlio dell’indimenticatibile bomber del Napoli), mi godo la vista in spiaggia di Pier con i suoi pantaloni africani. Con Nina e Vita Mia che gli corrono intorno e Sara che prova a scrutare i pensieri e le idee del popolo verdeoro, si informa sulle possibilità di fare qualche incursione nelle ‘favelas’, chiede della ‘Rocinha’, ma che poi decide di buttarsi in acqua (ndr. attenzione alle asciugami, ai sandali e soprattutto a qualsiasi oggetto che abbia un valore).
Ernesto che vaga per il quartiere di Santa Teresa, visitare l’Escadaria Selaron, puntare il Centro Cultural Municipal Parque das Ruínas, ma facendosi tentare dal Mercadão de Madureira.
Antonio, Ciro, Gianni, Mino e Peppe, che protetti dai loro ‘panama’ si godono il mare, le spiagge e le bellezze brasiliane, sorseggiando al ‘Palaphita Kitch’, capirinha o birra e gustandosi feijoada, moqueca, churrasco e acarajé.
Anna, Carla e Marina stanno valutando se attraversare la foresta pluviale del Tijuca National Park fino alla statua del Cristo Redentore, godendo di una vista spettacolare sulla città, oppure ‘spiaggiarsi’ al sole di Rio. Barbara vuole convincere Maheba a tagliarsi la sua frangetta all’ ‘Art Hair Cabeleireiros’, per poi sfidare il mare sui sup della spiaggia di ‘Praia do Arpoador’. Discutendo con Verena, che non a torto, sottolinea come il mare di Porto Cesareo non abbia nulla da invidiare a Praia do Flamengo. Ma che comunque Lecce o Rio, meglio al mare e al sole, che stare dietro i progetti dell’associazione e soprattutto le indecifrabili indicazioni di Conte (ndr. Giuseppe o Antonio, altri due pugliesi di chiara fama).
Angela finalmente abbraccia la sua ‘cara’, arrostendosi al sole di ‘Praia do Leme’, che ai piedi della collina Morro do Leme, è il punto ideale dove andare ad ammirare i suggestivi tramonti sulla lunga spiaggia di Copacabana, dove sotterrare i ricordi della pandemia e far sciogliere qualsiasi virus.
Carlo, Franco e Mario stanno valutando se andare a Praia São Conrado per prendere il sole, passeggiare e vedere qualche partita di beach-volley o farsi tentare da venti minuti di cammino per arrivare a Barra de Tijuca. Ma è tempo di cena, convocati dal presidente che ci avvisa che per la sera del 24, in barba ai divieti, zone rosse, arancioni e gialle, verdi e azzurri, siamo tutti invitati al ‘Marius Degustare’ per il cenone di Natale. In sandali, bermuda e magliettina. Niente vestiti di gala, nonostante le signore obiettano che qualcosa di un pochino più elegante si potrebbe anche mettere.
Pier ci dice che dobbiamo far sapere le nostre scelte nella sofisticata selezione di carni, pesce e frutti di mare, in un ambiente pieno di charme, esotico e accattivante. Un ristorante surreale. Dove sembra di stare in una vecchia soffitta a testa in giù. Scenografia spettacolare, personale attento e premuroso. Cibo di alta qualità, fresco, vario; carne o pesce. Tutto eccellente, sia per cotture che varietà. Il buffet dei dolci e della frutta da impazzire.
‘Non potete venire a Rio senza passare una sera a cena da Marius’, ci dice Pier. ‘Per i fuochi di artificio ci ho pensato io’, aggiunge Ciro, che ha già familiarizzato con un gruppo di locali. E come faccio a convincere Lorenzo e Jacopo che non vogliono lasciare la spiaggia, sfidando a beach-soccer i loro coetanei brasiliani. Addirittura sono arrivati a Rio, sulla spiaggia di Praia de Botafogo, zio Vittorio e Bianca, con i loro amici in barca, ormeggiati allo Yacht Club, con dietro il verdeggiante Morro da Urca e il Pan di Zucchero sullo sfondo.
Una cartolina.
E’ tempo di prepararsi, per il nostro Natale 2020.
Auguri a tutti …

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2 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Ma si!! Facciamoci una risata! Riprendiamo a sorridere perché fra un pò anche i muscoli della faccia si atrofizzano immobilizzati con la bocca e gli occhi (e tutto) in giù! Bravo Ale, ci fai ridere, ci prendi tutti un pò in giro con quella verve brasipoletana, verdazzurra che resiste in te impavidamente alla milanesità che ti circonda. Un regalo per questa ultima settimana di attesa e di concorso letterario. Complimenti e Grazie

  2. Grande Pier, hai colto nel segno. Avevo voglia di ritrovare il sorriso, in questo triste Natale, dove per stare un pò insieme dovremo fare ‘la conta’ di quanti parenti invitare, di che età, a che ora e in che giorno. Invece partire, tutti insieme per Rio, ‘sens’pensier …’ (Gomorra style) sarebbe una ‘figata’, come dicono i giovani figli … alla milanese … E proprio come dici tu, inizio a non sopportare più questa ‘milanesità’, dove senza lavoro, con la sanità allo sbando e chiusi in casa fra nebbia e smog, divento sempre più ‘smorto’. Grazie a te e a tutti voi del blog. I regali ce li stiamo facendo reciprocamente, scrivendo queste splendide storie, dove ognuno cerca di portare sotto l’albero del ‘blog’, i propri pensieri, le idee, ma soprattutto quello che ‘tiene dentro’. Meglio questo – almeno per me – che il regalo ‘fisico’, plastico. Anche se poi, il pres dovesse decidere di ‘spedirci’ a Rio, al mare, non mi dispiacerebbe ….

    ps.: non sento e non leggo ‘Peppino’, ovvero la tua ‘spalla’ prediletta nelle gag che mettete in opera. Il w-e ‘stacca’ la spina?

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