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Nei miei pensieri, sempre

Non posso usare il tuo vero nome, ho promesso che mai lo farò, ma la tua/nostra storia la voglio raccontare, anche per tenerti viva e presente nella mia vita.

Eri molto piccola quando ti vidi per la prima volta, e mi colpirono i tuoi occhi: troppo seri per una bambina, quasi duri, non ero abituata a vederne di simili nei tanti bambini che mi stavano attorno.

La mia amica, assistente sociale e combattente nata, mi fece cenno di seguirla con l’ aria preoccupata. Era abitudine tra noi consultarci quando casi problematici ci capitavano nell’ ambito del nostro lavoro.

Entrai nel suo ufficio e Sara (non è il suo vero nome) mi guardò dritto in faccia, con curiosità, io le sorrisi ma lei non cambiò espressione. Quando Marina cominciò a parlarmi di Sara la fermai; non ritenevo giusto parlare di lei come se fosse assente, per questo chiamai una educatrice e la pregai di portarla nella sala giochi per distrarla.

L’ agitazione di Marina era evidente e mi resi conto che mi chiedeva un consiglio perchè non sapeva cosa fare. Angela, mi disse bisogna fare presto, stavano per venderla e se sanno che ce l’ abbiamo quì passiamo un guaio, quella gente non scherza.

Così venni a sapere che Sara era stata affidata dalla madre, una ragazza di sedici anni, a una vecchia conoscente, con la promessa, che dopo pochi giorni, l’avrebbe ripresa. Non lo fece, anzi scappò lontano da un delinquente che la voleva mettere sulla strada. L’ anziana donna, però non la voleva e così,per mezzo di “amici”, pensò di venderla per disfarsene.

Mentre mi metteva al corrente di queste cose, capivo che Marina non sapeva cosa fare e mi chiedeva aiuto per quella bambina che nessuno voleva; così decisi di tenerla io, di dare il tempo al giudice dei minori di trovare una soluzione.

Chiesi l’ affido temporaneo e tornai a casa con Sara seduta in un seggiolino legato al sedile dietro. Le mie colleghe, stupite e anche sconcertate per la mia decisione, fecero a gara a fornirmi un lettino da neonato e qualche vestitino da utilizzare subito. Tornai a casa e chiamai mio marito per raccontargli tutto e per cercare il suo aiuto, anche i miei ragazzi si offrirono volentieri e tutti e tre accolsero Sara con slancio.

Così cominciò l’ avventura, tornai mamma per quella piccola bambina che non sapeva sorridere, che non voleva essere abbracciata e che si spaventava ogni volta che volevamo accarezzarla.

Tutta la mia famiglia si impegnò per fare di Sara una bambina serena e nel giro di un mese lei ci ricompensò con sorrisi bellissimi e abbracci per tutti. Prendeva il biberon solo da mio marito e si lasciava imboccare, tranquillamente, dai miei ragazzi.

Il suo lettino me l’ ero messo accanto e quando la notte si svegliava, sempre piangendo, me la tenevo in braccio e la cullavo cantando piano.

I due mesi che siamo stati assieme sono il ricordo bellissimo che mi è rimasto di lei, poi il giudice per l’ adozione ha stabilito la sua permanenza in istituto prima dell’adozione.

Ci siamo separate da Sara con la serenità di chi conosce le regole dell’affido, ma nessuno ha mai immaginato cosa è quanto m’è costato lasciarla andare.

Sono passati 18 anni.

So che Sara è stata adottata da due medici e che ha avuto una vita serena.

Io ho una foto sua fatta nei giorni belli, quando aveva perso quello sguardo duro e ha le sue braccine attorno al mio collo.

foto di Flavio Scarpacci

Pubblicato inAmore

1 commento

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Hai avuto molta fortuna nella vita, Angela. Hai incontrato tante storie, ti hanno arricchita e ti hanno messo nella condizione di essere una testimone che, a fianco delle brutture, credono creature limpide e storie belle. Ci fai sperare.

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