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Nel nome di Lei ” Il terremoto di Messina “

Angela era la secondogenita, prima di lei c’era Luigia, la mia grande nonna.
Lei lo ha vissuto personalmente e io lo racconto come ricordo.

Le due sorelle erano un contrasto vivente e evidente; diversissime eppure uguali nell’amore che provavano una per l’ altra.
Bella, alta, solare e coraggiosa, Luigia affrontava il mondo senza paura e marciava nella vita come un generale efficiente ed esperto.

Angela si manteneva dietro a quella sorella così imponente e presente, apprezzava ogni sua decisione, senza però, subirla, solo accettando e condividendo. Angela amava la forza caparbia di Luigia, si sentiva al sicuro e protetta da ogni bruttura con lei vicina e, soprattutto sapeva che non l’avrebbe mai tradita né abbandonata. Minuta, dolce e disponibile con tutti, Angela era la parte speculare dell’altra sorella ma non mancava di personalità, solo la teneva celata quasi si vergognasse di esprimerla. Crescendo, le due sorelle continuarono a percorrere gli stessi percorsi ma distinguendosi nelle scelte della loro vita; Luigia scappò per seguire l’amore, nonostante i genitori non approvassero la sua scelta, Angela si sposò con un ragazzo tranquillo e cominciò a sperare in una famiglia serena. Poi, il Lunedì notte del 28 dicembre 1908 il terremoto sconvolse la loro vita e quella di tanta gente che ci si trovò dentro.
Messina tremò e crollò su tutte le speranze di tante persone che dovettero affrontare quel disastro immenso e la vita di tutti si fermò in quel lungo seguire di secondi frenetici e distruttivi. Caddero le case, il mare si scatenò sulla città e invase le strade, uscì e si portò via chi era riuscito a scappare dai crolli mettendosi in strada.

Luigia scende dal letto e capisce subito che la sua vita è cambiata, la casa sta ancora tremando anzi non c’è più; lei è sospesa; il letto che scivola piano piano verso un vuoto buio che la inghiotte; istintivamente cerca un appiglio, trova qualcosa di solido e vi si aggrappa, è terrorizzata ma reagisce e, con calma, si mette al sicuro dal crollo, poi comincia a pensare, a ragionare, a reagire. Angela: il primo pensiero; l’ha lasciata la sera prima affidandogli il figlio più piccolo che non voleva staccarsi dalla zia amata.

Gli occhi si sono abituati al buio e lei già è in cammino, corre verso la casa di sua sorella ma le macerie sono ovunque. Quel tragitto lo rivivrà per tutta la sua lunga vita e ce lo racconterà, ogni volta aggiungendo particolari lucidi e frementi di dolore vissuto.

Quando, finalmente, arriva trova una casa aperta, senza faccia, come una bocca enorme che si è mangiata la vita, urla di terrore disperata, chiama Angela con tutta la voce che ha e, finalmente, se la trova accanto. Ma è l’ombra della sua dolce Angela, è il dolore che è rimasto di lei, della sua perdita, del suo amore. Le due sorelle si trovarono faccia a faccia con le macerie della loro vita. Angela ha visto il marito sparire sotto la facciata e la scala della casa ha visto dissolversi il futuro che sognava e se ne sta li, col bambino in braccio ma è lontana, persa nel dolore. Luigia non sa che fine hanno fatto i due figli grandi. Ma in quel dolore non c’è spazio per fermarsi bisogna cercare i dispersi, sentire se ci sono voci sotto i crolli, fare quello che si può per non impazzire.Luigia si assicura che Angela stia al riparo poi parte, deve cercare i figli in città ma: dov’è la città?

– “Messina non la riconoscevo più” raccontava, le strade erano sparite sotto le macerie ed era difficile orientarsi. Quell’alba fu terribile, come terribile fu vedere che il mare s’era portato i più bei palazzi di Messina lasciando i pesci morti dove non avrebbero dovuto starci:- nelle piazze, nelle strade.

Luigia si guarda attorno e, assieme alle macerie vede di tutto. Vede i ladri, gli sciacalli, gente che non è li per aiutare ma per rubare, per arricchirsi sul dolore degli altri. La sua incrollabile morale non perdona, riconosce e memorizza, facce, luoghi, gesti, sa che non scorderà certi orrori ma deve andare, cercare i figli aiutarli.

Il marito è emigrato in America e lei ha tutta la responsabilità della famiglia e in un momento così tragico ne sente tutto il peso sulle spalle, poi si sente chiamare:- “Mamma sono qui!”

Folle di gioia stringe a se Giacomo e subito dopo Carmelo, sono salvi, vorrebbe gridare di gioia ma come si fa a provare gioia con quel disastro attorno?

Angela, deve tornare da lei ora è il pensiero di lei che la fa correre, sua sorella è il pensiero che la guida verso casa o quello che ne è rimasto. La trova e se la stringe al petto, la stritola nelle sue braccia forti, sa che dovrà aiutarla a superare quel dolore atroce ma lei è Luigia, la sorella maggiore e sa, con assoluta certezza che ci riuscirà.

(continua)

nella foto: ciò che resta di Messina dopo i 37 secondi della scossa di terremoto e lo tsunami che si è abbattuto sulla città

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