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Nel nome di Lei. L’oro del terremoto

 

Messina è ridotta in macerie; il terremoto ha appena finito la sua opera distruttiva, per le strade si sentono voci disperate di chi chiama e di chi non sa dove cercare.

Tutto è sconvolto dal disastro appena avvenuto.

Mia nonna Luigia è disperata; non trova i suoi due figli. Erano partiti all’ alba per lavorare alla centrale del latte; più di una volta si perde, non è facile orientarsi in quelle vie devastate. Ad un tratto qualcosa la blocca; riconosce una vicina di casa che traffica in una oreficeria molto nota a Messina, ancora adesso.

Nonna Luigia è stata una donna con un alto senso morale, per lei la correttezza, l’ onestà erano tutto e l’ hanno accompagnata per tutta la sua vita, per questo quello che vide, non lo dimenticò mai e lo raccontò a noi nipoti con quel senso di disgusto e di disapprovazione che non riusciva a nascondere, lo stesso che dovette provare allora.

Perché “la vicina“ si stava togliendo la sottana? E perché non aiutava come stava facendo lei?
Luigia si avvicinò per vedere meglio ma quello che vide la raggelò.

Nonostante io conosca il nome di quella donna, la chiamerò “la vicina“ .

Allargò la voluminosa sottana e cominciò ad arraffare gioielli e a metterli sopra; si muoveva velocemente guardinga e con lo sguardo avido. Nel disastro di una città ferita a morte furono tanti gli episodi di sciacallaggio ma di quello mia nonna fu testimone ed ebbe il tempo, nella sua lunga vita, di poter riparlare di quel gesto vile e di quei gioielli rubati.

Anni ” 50 ”

La bella sposina salutò frettolosamente, poi si strinse al braccio dello sposo e si avviò al taxi che li avrebbe portati alla stazione. Dovevano andare a Milazzo, precisamente a Portorosa dove li attendeva la loro casa nuova e il loro avvenire.
Dei bagagli che si portava dietro, la sposa trattenne solo la valigetta elegante che la madre le aveva regalato come dono di nozze. Salì sul treno, sistemò i bagagli e si rilassò tra le braccia del marito.

Per mia nonna Luigia, la legge del contrappasso esisteva, eccome; per lei le cattive azioni si scontavano sulla terra e così quando senti gli urli della “vicina” che disperata, piangeva per i gioielli dimenticati sul treno dalla figlia distratta lei esultò e… a differenza di chi faceva opera di conforto verso la disperazione della sciacalla, nonna si prese la soddisfazione di lanciarle la sua invettiva.

“E allora? – Le disse – se ne sono andati così come erano arrivati; dal nulla. Non era giusto goderli perché non erano vostri”-

Non aveva denunciato la cosa, mia nonna perché “la vicina” aveva figli piccoli e non voleva che restassero soli ma quel peso l’aveva tenuto dentro per troppi anni.

Raccontò che fece una lunga passeggiata quel giorno; aveva bisogno di ringraziare, in solitudine chi aveva stabilito che una ingiusta appropriazione finisse per sempre.

 

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