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Nella testa di un attempato romanista in una notte di quasi estate

Orazio Pennacchioni la domenica alla radio.
Il papà che lo accompagna per mano alla prima partita.
Il caffè Borghetti sputato perché “papà, ma fa schifo !”
La rivista “Il Tifone” distribuita allo stadio e usata per sedersi sopra quando i sedili sono bagnati.
Giacomo Losi “core de Roma”.
La morte inspiegabile (?) di Giuliano Taccola, primo appuntamento della vita con una morte appunto “giovane”.
La tessera Roma Junior Club.
E Ranieri protagonista assoluto di uno dei tornei studenteschi con questo nome.
Peirò e quella maledetta monetina.
Ci sono i lunghi capelli al vento di Prati e i suoi tuffi di testa sotto la pioggia.
Gli scontri durissimi con la polizia per un Roma-Inter e per un arbitro di nome Michelotti.
Le corse interrotte troppo presto di Kawasaki sulla fascia.
I tunnel di Cordova che poi si è saputo che si vendeva le partite ma che, quando voleva, in campo era un assoluto fuoriclasse.
I rigori parati da Tancredi.
Il tacco di Falcao, in assoluto il migliore di tutti in questa storia, tanto da meritare la foto di accompagno, ma che non ebbe il coraggio di tirare il rigore contro il Liverpool.
Le bombe di Dibba.
L’urlo di dolore di Ancelotti.
Lo strip di Pruzzo sotto la sud.
Il gol annullato di Turone.
Rudi che calcia l’angolo e contemporaneamente va a saltare di testa in area.
I triangoli di Giannini.
Ancora Prati reincarnato in un extraterrestre argentino di nome Gabriel che fa la mitraglia.
Il ragazzo biondo con la fascetta per trattenere i capelli che si toglie la maglia come Pruzzo e come lui corre verso la Sud il giorno dello scudetto.
Il segno del “quattro” di quel ragazzo ormai Capitano ai giocatori della Juve.
La notte magica di Dzeko e Manolas contro il Barca.
Ma anche le sconfitte e le umiliazioni di mezzo secolo.
Ascoli-Roma 0-0.
Le 2 finali di coppe europee perse in casa.
Il Lecce.
Lo Slavia Praga.
Le Coppe sbattute in faccia.
Pazzini.
I cappotti con Bayern, Manchester, Barca, Bodo.
Un caleidoscopio di immagini a turbinarci in testa.
Adesso è il momento della festa.
E ci sono proprio tutti.
C’è il ragazzo con la fascetta, diventato uomo, che ha pianto davanti a noi e ci ha fatto piangere 5 anni fa. Con il figlio che lo abbraccia.
C’è Antonio De Falchi in curva, ormai senza voce, che rende eterni i suoi 19 anni.
C’è Sebino in tenuta adamitica che fuma e batte le mani nello spogliatoio.
C’è Brunetto accanto a lui che urla come un ossesso e si riempie dì spumante.
Ci sono Viola e Sensi che si scambiano complimenti davanti ai fotografi.
C’è la bandiera dell’ultimo scudetto, quella su sfondo nero, sulla bara di Carlo Giuliani in un torrido Luglio genovese che ora torna a sventolare nelle sue mani.
C’è Liddas che dice “Squadra iocato molto bene”.
C’è Montella che fa un gavettone a Capello che s’incazza.
C’è Radja che rutta.
C’è Cassano che fa di peggio.
C’è Tommasi, il compagno/sindacalista che prega.
C’è Venditti con una benda sulla bocca perché non lo vogliono far cantare.
C’è Agostino che sorride, poi si accorge che lo stanno guardando, allora china gli occhi e lo fa quasi di nascosto. Da gran signore, per non disturbare.
Ci sono proprio tutti.
E ci siamo anche noi.
Questa notte la Roma siamo noi.
E chi se ne frega se è la “coppa del nonno”.
Trentamila in trasferta a Tirana e cinquantamila all’ Olimpico senza partita in campo.
Questo è AMORE assoluto …

Pubblicato inSogni

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