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Ninetta

Ci puoi mettere tutta la vita per piacere a qualcuno, poi appena ti guardi allo specchio e non ti riconosci, capisci che sei diventata un’altra persona, così, alla velocità della luce, recuperi la tua vera natura e concretizzi che non te ne frega niente di piacere e di compiacere.
Solo allora nasci per la seconda volta ma questa è una nascita consapevole, quella a cui partecipi con tutta te stessa, con il corpo e con la mente, quando ti accetti con tutti i tuoi limiti.
Questo era quello che più o meno accadde a Ninetta quando fu un po’ più in là con gli anni.
Da bambina si piaceva abbastanza anche se, in verità, il problema non si era mai posto veramente. Anni dopo, attraverso le foto recuperate in giro per casa, aveva capito che l’esigenza di piacere o di piacersi, a quell’età, non l’aveva nemmeno sfiorata. Doveva ammettere però che, tutto sommato, si era accettata così com’era, acerba e spigolosa.
L’adolescenza era stato il momento amaro della scoperte e delle delusioni. Non era venuta su come avrebbe dovuto o, per dirla più crudelmente, come avrebbero desiderato le persone intorno a lei. E, ad aggravare la cosa, una concorrenza spietata e la sorte non sempre dalla sua parte.
Rivedeva puntualmente la stessa scena soprattutto d’estate, in spiaggia, quando si concedeva una pausa alla lettura che l’assorbiva profondamente ed il suo passatempo preferito diventava soffermarsi a osservare.
E le scene che osservava erano le stesse della sua adolescenza, nonostante gli anni fossero passati e avessero attraversato epoche sempre più diverse.
Nugoli di ragazzine, incantevoli fiori in boccio, scorrazzavano su e giù per la battigia, grondanti giovinezza e sogni, sarebbero diventate splendide donne, da lì a qualche anno.
L’adolescenza sarebbe scivolata addosso senza lasciare grosse cicatrici se soltanto avessero dato retta all’unico consiglio da tenere a mente, capire in tempo che non bisogna somigliare necessariamente a qualcuno per essere bella o, peggio ancora, somigliarsi tutte.
Era un concetto così semplice da apprendere ma così difficile da applicare a quell’età, così come smettere di pensare di non essere abbastanza per chi ti sta intorno.
Ninetta ci aveva messo tempo a capirlo, tempo che reputava sprecato ora e, sorridendo, attribuiva la colpa alla sua innata pigrizia, refrattaria da sempre alle mode di ogni genere.
Nemmeno la pigrizia però l’aveva resa immune al giudizio aspro dei giovanotti ai quali non desiderava piacere diversa da quella che era mentre restava consapevolmente fiera di non essere stata affatto allineata in gioventù.
Lo sapeva bene e non poteva evitare di chiedersi come sarebbe andata se avesse ragionevolmente optato per un compromesso, se quei suoi capelli crespi avessero subito la disciplina di una spazzola, se un vestitino alla moda avesse messo in risalto lo splendido fisico che ancora oggi, con gli anni addosso, portava in giro con grande disinvoltura.
Domande le cui risposte conosceva bene, così bene da averle evitate per non dover ammettere con sé stessa di avere perso quella partita.
Certo, tutto sarebbe stato diverso e forse anche i suoi sospiri per il bello del gruppo avrebbero potuto avere qualche chance. Ma il tempo trascorso aveva sbiadito i dispiaceri di quell’acerba adolescente e Ninetta aveva imparato a sorridere dei suoi capelli o del suo naso un po’ irregolare e con l’età, aveva ceduto alle lusinghe della moda quel tanto che bastava.
Fu così che davanti a quella ragazzina che si guardava insicura nello specchio posto all’ingresso dello spogliatoio rivide l’adolescente che era stata, con tutte le sue insicurezze che sembravano scomparse e invece tornavano a galla a raccontarle la sua giovinezza.
Gli anni erano andati via per sempre e le cicatrici invisibili erano il segno del tempo e degli errori commessi.
Non ci mise molto a pensare che aveva sciupato del tempo prezioso. Cosa sarebbe stata la vita di Ninetta se soltanto avesse creduto di più, in sé stessa, nei suoi sogni, se avesse lasciato liberi i desideri di avverarsi.
Lo sapeva ora che gli anni raccontavano la storia di una donna piacente, colta e quasi certa che la vita, sebbene le avesse riservato un’adolescenza incompiuta, le aveva però concesso un’esistenza piena di cui poteva dirsi appagata.
La ragazzina fissava lo specchio e tentava di assumere una posa che le piacesse ma di fronte alla sua insoddisfazione, Ninetta ebbe l’impressione che lo specchio, più che un interlocutore, fosse un acerrimo nemico da contrastare, ed in parte era così.
Fu allora che decise di avvicinarsi alla ragazzina e sussurrare le uniche parole che nessuno le aveva mai detto e che sarebbero state sufficienti alla caparbia adolescente che era stata.
“Sei bellissima così come sei!”
La ragazzina, sorpresa, guardò Ninetta, le sorrise e andò via.

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