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Nino

Il bambino stava seduto rannicchiato, cercava di trattenere il calore del corpo rimpicciolendosi nel “pastrano” che sua zia le aveva avvolto addosso.

Era consapevole di essere piccolo per quel lavoro da uomo ma abbastanza capace per accettare di farlo, perché era necessario alla sua famiglia.

Le ruote del carretto giravano lente e lui seguiva il suono del cigolio come fosse una ninna-nanna. Sapeva dove andare Nino, e cosa fare, suo padre si fidava di lui e lui si comportava di conseguenza anche se qualche volta sognava di poter giocare con gli altri bambini o, magari,oziare un po a letto.

L’alba e il sole lo vedeva sorgere intanto che teneva le redini e guidava il mulo sulla strada accidentata. La paura la sapeva nascondere anche a se stesso ma il buio, la strada deserta, lo tenevano all’erta, gli occhi vigili, mobili, a scrutare la campagna che gli scorreva ai lati.

Andava Nino e pensava a sua madre che lo aveva lasciato a cinque anni con una sorella maggiore e un fratello piccolo ancora in fasce. Ora di anni ne aveva otto e doveva lavorare, fare la sua parte perché all’inizio del novecento, in Sicilia si cresceva in fretta e Nino,classe 1908, era un Siciliano sveglio e consapevole.

Gli occhi si stringevano per il freddo e il vecchio cappotto non lo riparava abbastanza ma quello c’era.

A un tratto un uomo si materializzò sul ciglio della strada e gli fece cenno di fermarsi, poi si avvicinò e con calma gli salì accanto. Nino non parlò subito, lo guardò per farsene un idea; suo padre gli diceva sempre di non far salire nessuno ma come poteva lui a otto anni impedire a un adulto di salire sul carretto?

L’ uomo si sistemò bene, svolse un grande tovagliolo e gli offrì del pane con formaggio, poi, vedendo che rabbrividiva, si tolse una specie di mantella e gliela avvolse attorno.

Nino subito avvertì il calore e il sorriso gli partì spontaneo: “grazie – disse – avevo freddo ma ora sto meglio” poi parlarono della strada, del sole che stava alzandosi e lo sconosciuto, a un certo punto gli disse: “fermati, scendo qui”.

Lo lasciò e scomparve negli alberi che costeggiavano la strada.

Nino continuò il suo viaggio, arrivò a destinazione, consegnò il carico e rifece il viaggio di ritorno.

A casa trovò suo padre che parlava con i vicini di qualcosa che era successo in un paese vicino; un uomo aveva sterminato un intera famiglia e si era dileguato nella campagna intorno.

Non ebbe nessun sospetto Nino, mangiò e poi andò a dormire sereno.

L’indomani, il farmacista, l’unico che comprasse il giornale, fece vedere a tutto il paese la foto dell’uomo che la polizia stava braccando, il titolo diceva così:- La belva umana è ricercata nelle campagne circostanti, chiunque lo vede dia notizie ai poliziotti!

Nino guardò la foto e riconobbe l’uomo che il giorno prima era salito sul suo carretto ma non riuscì a identificare in lui una belva; per lui restava l’ uomo che gli aveva offerto il pane e che vedendolo rabbrividire, l’aveva coperto per bene.

Andò a casa Nino e nascose quella mantella dove nessuno la potesse trovare.

Nino era mio padre

Published inBambini
  1. MARINA NERI MARINA NERI

    Stupendo racconto

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