Salta al contenuto

Noi che raccoglievamo sassolini

 

Quando ero bambina, io e le mie amiche del cuore, ci divertivamo molto spesso a giocare con i sassi: da quando una volta ne avevamo trovato uno con l’impronta di una conchiglia, era iniziata una sorta di ricerca spasmodica, una vera e propria caccia al tesoro; guai a chi restava indietro e ne raccoglieva meno delle altre!

Nei lunghi mesi di villeggiatura estiva, quando finite le scuole, i nostri genitori ci spedivano al mare dai nonni, in una località sulla costa tirrenica noi, amiche del cuore, dirimpettaie di casa ancora per un’ estate, finalmente ci ritrovavamo!

Dopo i succinti racconti delle poche e scialbe avventure vissute nel periodo invernale, trascorrendo come tutti i nostri coetanei, buona parte del nostro “prezioso” tempo a scuola, quando ci ritrovavamo ed era esplosa l’estate, l’obiettivo comune era quello di iniziare subito a giocare: e “raccogliere sassolini” era, e restava ogni anno, indissolubilmente, uno dei nostri giochi preferiti.

L’Anna Maria, fiorentina come me, di qualche anno più grande di noi altre, era sempre la più brava: era l’esempio da emulare, la più esperta, in tutto quel che si faceva. Quando poi si trattava di giocare a “raccogliere sassolini colorati”, l’Anna Maria aveva davvero un occhio formidabile a trovare quelli più particolari; noi lo dicevamo sempre, senza alcuna invidia, che il suo era davvero un “talento” speciale!
Del resto, per trovare tante piccole “pietre preziose”, come piaceva a noi, ci volevano grandi capacità!

La Nena invece, aveva un’altra tecnica di ricerca; forse dalle sue parti, a Pontedera, si faceva in altro modo.
Dunque, la Nena raccoglieva i sassi in base alle diverse tonalità di colore, cercando di raccogliere tutte le sfumature possibili: poi li lavava tutti sotto l’acqua, li asciugava, li lucidava ben, bene e poi li riponeva con cura in tante scatoline… come mi se fossero state tutte delle piccole gemme preziose!

Poi c’era la Danda, la più piccina delle compagnia e forse la più caparbia e cocciuta di tutta la combriccola!
La Danda non voleva mai restare indietro a nessuno ma, siccome di sassi colorati ci capiva poco, lei li raccoglieva tutti e basta: si giustificava agli occhi di noi grandi, sostenendo che la sua raccolta era fatta per altri scopi ma, la conclusione era che lei non faceva alcuna distinzione e non ascoltava mai i nostri saggi consigli. Raccoglieva semplicemente, tutto quel che trovava: sassi brutti, sassi belli, sassi grigiastri e anonimi, anche i sassi sbrecciati!

La Danda raccoglieva sassi soltanto per usarli come ingredienti speciali, per cucinare le sue ricette fantastiche.
Quando infatti riteneva di averne presi a sufficienza per i suoi bisogni, smetteva di giocare con noi e se ne andava, il più delle volte senza degnarci neppure di un saluto.

Noi grandi ci eravamo abituate ai suoi modo di fare e non ce ne preoccupavamo più di tanto: prima o poi sarebbe tornata a giocare con noi e comunque sapevamo, per certo, dove trovarla: sotto il pergolato nel giardino di casa dei miei nonni, insieme a tutti i miei giocattoli estivi, c’ era anche una cucinetta di legno, provvista di fornelli e lavandino.
La Danda se ne andava a giocare lì, da sola, con i tegamini di plastica colorata; cucinando le sue immaginifiche pietanze, trascorreva anche dei pomeriggi interi.
E poi, quando ricompariva, voleva che noi tutte interrompessimo i nostri bei lavori per andare a degustare le prelibatezze che ci aveva cucinato.
La cosa era un po’ seccante, ma del resto, come si poteva dire di no alla nostra piccola e cocciuta amichetta?
Allora, pazientemente, ci mettevamo a sedere al tavolino e fingevamo di gradire le sue ricette, che altro non erano che sassolini e foglie secche posate su dei piattini!

Però, devo ammetterlo; tutto sommato, quella messa in scena era divertente e faceva ridere tutte quante!

E poi c’ ero io: io ero quella che, di sassolini colorati, ne raccoglievo più di tutte, anche fuori orario: ne raccoglievo davvero tantissimi, piccoli o grandi, schiacciati o rotondi, di ogni forma e colore. Perché, per fare quello che facevo io, ci volevano veramente tantissimi sassolini!

Dopo che li avevo raccolti e divisi tutti per colore, come una giovane artista di strada, mi mettevo in un angolo del piazzale di casa nostra, sulle pietre lisce e levigate col tempo dal sole e dalla pioggia, a comporre dei disegni: forse avrei avuto la presunzione di fare un po’ come avevo visto fare per le strade del centro della mia città, a Firenze, da dei ragazzi che mio nonna chiamava “Madonnari” (non ho mai capito se in senso dispregiativo o meno!): questi giovani pittori se ne stavano per ore ed ore, con dei gessetti colorati in mano, distesi sui marciapiedi, a disegnare le riproduzioni di opere memorabili della storia dell’arte, ritraendo i volti delle Madonne che ad oggi sono ancora considerate tra le più famose al mondo: da quelle del Botticelli, a quelle di Michelangelo, da Leonardo a Raffaello!

Ma, detto tra noi, io non ero davvero così brava: dovendo pertanto astenermi dal ritrarre soggetti impegnativi, orientavo la mia ispirazione su modelli decisamente più modesti e adeguati alla mia portata: il mio cane Ruggero, il gatto dei vicini di casa Niccolino, oppure Uga, l’anziana tartaruga di terra che viveva da tempo immemore nel nostro giardino.

Il mese di Luglio trascorreva veloce e dopo che avevamo razziato i sassolini di tutto il vicinato, decidevamo di passare ad un altro gioco.

Come con un “ Monopoli fai da te” si procedeva con l’intenzione di scambiare o acquistare tra noi questo o quel sasso ma, il più delle volte, le trattative divenivano un mercanteggiare degno dei popoli orientali quando si trovano in un “suk”: dopo estenuanti discussioni e qualche litigio di troppo ( tra femmine, si sa bene quanto sia difficile cedere!), finalmente si concludeva qualche scambio e ciascuna di noi rientrava a casa propria, soddisfatta per il buon affare fatto: in cuor nostro, tutte eravamo certe di avere acquistato il sassolino più pregiato dell’intero lotto, un pezzo unico, il più prezioso!

Ah, che bei giochi erano quelli, giochi che rispettavano le più antiche tradizioni!
Si, perché noi giocavamo ad uno dei giochi più vecchi del mondo: è risaputo che i sassi esercitano da sempre, sui bambini come sugli adulti, un grande fascino. I sassi hanno una voce antica, che ci parla di una natura che forse, oggi, non esiste più: un sassolino può parlarci di viaggi, di trasformazioni, di fuoco e di acqua.

E tutti questi messaggi stanno lì, nel palmo di una mano e guardando il sasso, lo si vede esattamente per quello che è; una “pietra preziosa”, testimone del tempo, della natura, della nostra terra e della sua geografia.

Oggi che sono una donna di mezza età, quando raccolgo un sassolino per poi mettermelo in tasca, lo guardo attentamente pensando che, anche questo, è un piccolo elemento che compone il nostro mondo e la nostra natura: piccoli sassolini colorati, attraversati ciascuno da suggestive venature tutte diverse, in cui ognuno può intravedere tanti ricordi che fanno capolino dal passato, strane e normali avventure, giochi di quando si era bambini; piccoli artisti, piccoli collezionisti, ragazzi dotati di immensa fantasia e forse… di ben poco altro!

Ma tanto ci bastava per essere davvero felici di giocare e stare insieme!

 

Published inBambini

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *