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Non solo parole

Dentro quella scatola, le tue parole.
Vi ho raccolto le lettere che mi inviavi, i biglietti che mi lasciavi sulla tavola prima di uscire, gli appunti che quotidianamente prendevi di tutto ciò che ritenevi interessante, fosse il titolo di un libro, una considerazione trasmessa in tv, o un pensiero che ti frullava per la testa.
Non lasciavi che niente ti sfuggisse.
La cucina era un’officina di elaborazione e rielaborazione, adorna di quaderni e fogli volanti.
Attendevi il mio ritorno, per riferirmi, per confrontarti sulle idee che avevi concepito.
Non c’era mai nulla di banale, di ovvio, in ciò di cui ragionavi.
Ed io arrivavo da te, perché sapevo che ogni giorno saresti stata per me linfa vitale, importante motore della mia esistenza.
È tutto là: uno scrigno di curiosità, intelligenza e saggezza.
Quando mi volto, e non ti vedo, mi chiedo cosa diresti di questi tempi amari, tu che non adducevi nulla al caso.
Quando mi guardo allo specchio, e la zona d’ombra mi oscura, mi chiedo: lei cosa farebbe?
Non esiste una scatola più vera della mia.
È una voce che mi parla da lontano, fatta di carta e inchiostro.
Di una calligrafia precisa, chiara, netta, come eri tu.
Quando mi perdo, ti ritrovo nelle pieghe di pagine mai morte, e che mai potranno ingiallire.

Immagine dal web.

Pubblicato inAmore

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