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Notre Dame de Paris

Un corpo che teneva l’altro avvinto in un abbraccio. Appena lo separarono si dissolse, divenne immediatamente polvere.
Quel finale era il fulcro di tutta la storia.
Notre Dame de Paris. Quanto amava quella storia ! Da sempre. Sin da ragazza quando il libro aveva pervaso i suoi sogni. Poi il musical con la voce graffiante e disperata di Quasimodo, il gobbo, a lacerarle l’anima.
Non era mai riuscita a vedere lo spettacolo, a teatro, dal vivo ma ogni volta si riprometteva di farsi quel regalo.
Un’ inguaribile romantica. Ecco cos’era! Paladina di quelle tragiche storie che sublimano l’amore che non possono coronare.
Nessuno in quella storia, permeata di forti passioni, vivrà l’Amore. Eppure esso lambisce, tocca, tormenta, tradisce e, infine, uccide.
” Lei è un volo che afferrerei e stringerei
Ma sale su l′inferno a stringere me
Ho visto sotto la sua gonna da gitana
con quale cuore prego ancora, Notre Dame?
C’è qualcuno che le scaglierà la prima pietra
sia cancellato dalla faccia della terra” Il canto di Quasimodo, l’essere informe che si innamora della zingara Esmeralda, è il pianto di ogni cuore che sa, perché il cuore sa sempre, che il suo è un sentimento impossibile, la sfida a un mondo ubbidiente alla religione dei retaggi e delle convenzioni.
La solitudine di Quasimodo la rendeva empaticamente vicina a lui, odiando i suoi rivali che, perfetti nel corpo, avevano le tare dell’ anima a renderli malvagi, desiderosi solo di accondiscendere alla loro cupidigia, di soddisfare il desiderio di possedere Esmeralda.
Muore Esmeralda, uccisa da quel possesso che distrugge quando non ottiene. E il gobbo, perdendo la sua unica ragione di vita le si lascia morire accanto. Abbracciando quel corpo che aveva venerato da vivo.
Guardava le fiamme avvolgere i ceppi dentro il suo camino. Perché Notre Dame era venuta a trovarla? Non aveva pace Quasimodo? Non danzava finalmente libera Esmeralda? Cosa volevano da lei?
Sapevano che amava le favole. Quelle che finiscono col ” vissero felici e contenti” . Quelle che continuava a raccontarsi nei freddi inverni del suo cuore. Quelle che inventava parlando con i tronchi mentre il calore del suo camino li rendeva fuoco e poi cenere.
Volevano vivere ancora una volta. Per un solo attimo. Essere un uomo e una donna e coronare l’ Amore senza il peso di un Fato che lo scrittore aveva voluto essere loro fatale.
Lei, raccolse quella polvere che erano divenuti, strinse al cuore quella reliquia, chiuse gli occhi e, su un foglio bianco, Quasimodo ed Esmeralda danzarono felici.
Almeno loro non avrebbero sentito il freddo di questo inverno.

Foto web ” spettacolo Notre Dame de Paris”

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