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Occhi occhiali e voci di banca

All’uscita dal portone meccanicamente mi segno con la croce la fronte, quando la prima zaffata di freddo mi fa chiudere precipitosamente la bocca per impedire che il gelo mi attacchi la gola cagionevole.

Nelle curve tra Cava e Vietri quando il pullman prende la solita sbandata mi segno ancora una volta mentalmente. Poi sospiro..anche questa volta ce l’abbiamo fatta; il sonno mi prende..riesco anche a sognare.

Sogno.

All’ingresso della BNA mi trovo incolonnato con altri colleghi ed entro finalmente nel tepore dei locali riscaldati.Fino a questo momento potevo anche fare a meno di guardare gli altri ed essere a stretto contatto con loro….stranamente mi sento come legato, non riesco a superare un punto morto di me stesso..e capisco che stavolta dovrò sopportare una giornata diversa..vedo un umanoide davanti a me con il cappello calcato sulle orecchie..si gira mi sorride..vedo una maschera con baffi sopracciglia e occhiali..continua a sorridere..con uno sforzo di volontà rispondo al saluto..l’altro dalla larga stazza e occhiali scuri mi sorride e farfuglia qualcosa con la sua voce gutturale.

 

Nell’aria si sprigiona un senso di malessere..ma cosa c’è? Voci alterate si odono davanti all’ingresso..quello più basso e deciso con gli occhi freddi sta rimproverando quello alto appena entrato..il primo tende a sollevarsi sui piedi mentre l’altro a rimpicciolire..anche l’uomo con il collo grosso in fondo sta rimproverando il mingherlino riccioluto.

La porta si apre ed entra l’occhialuto con gli occhi grandi e dolci; mi chiede cortesemente le contabili e poi scompare.

Dopo una mezz’ora con diverse contabili pronte salgo ai piani superiori. Il megadirettore mi riceve per primo con la solita squisita gentilezza, mentre il giovanotto biondo gli accatasta pile di carte sul tavolo.Dopo aver depositato un foglio sul tavolo dell’uomo-ocra, entro nell’ufficio dove trovo il collega con i capelli che tendono sempre più a rizzarsi mentre infuria una battaglia tra quello con gli occhiali grandi e quello con gli occhiali piccoli.In quel momento la ragazza con gli occhi dolci esce precipitosamente dalla stanza.

Con un soffio si propaga la notizia-bomba: “E’ arrivato un nuovo impiegato nell’ufficio…”  “al posto di chi?” 

Ognuno si chiude a quadrato attorno alla sua scrivania con le mani incollate ai suoi bordi. Il nuovo per nulla impressionato dall’accoglienza si accomoda su di un raccoglitore.

Poi arriva un contrordine. Non è quello l’ufficio per il nuovo arrivato.Le facce riprendono il colore naturale e le mani piano piano allentano la stretta dai bordi della scrivania.

Incubo

Mi avvicino ad una di esse e, non visto, noto con raccapriccio che nelle venature del legno sono rimasti impigliati lembi di pelle e  nelle venature più basse ci sono altri lembi di pelle stagionata lasciati da mani più grosse o dilatate dalla disperazione.

Ma poi ognuno riprende il suo sorriso; occhiali piccoli e grandi riprendono a dialogare ma con tono pacato ed io con una ennesima pratica in mano esco dalla stanza e quasi mi scontro con lo spione più famoso della BNA, lo guardo in fondo agli occhi..in fondo è come gli altri..solo un po’ verdastro. Nell’altra stanza semibuia il collega impettito batte meccanicamente a macchina, io noto che è da parecchio che non sento la sua voce..che abbia perso la parola? Mentre l’altro con gli occhi fissi sulle pratiche mi rivolge uno sguardo vuoto, come di chi vorrebbe comunicarmi tante cose come un tempo ma non può..io penso che abbia fatto un solenne giuramento a se stesso. A fianco si alternano la voce del robot-basso e quella petulante del robot baritono.

Esce una persona canuta con profonde occhiaie che allarga le braccia in segno di disperazione.Più in là c’è un altro duetto, però pacato, anzi direi mimato interrotto dal terzo che al mio passaggio fa finta di crivellarmi di colpi divertendosi da solo al mio spavento.Indaffarati l’uomo modulo e l’uomo carrello aprono la porta della loro bottega.

L’uomo scheletro passa per prendersi un caffè alla macchinetta automatica….ma non gli farà male?

La donna schedario incrocia l’uomo dagli occhi argento ..al contatto casuale si sente un tintinnio di metalli.

Più avanti l’uomo-fico col doppio petto confabula con l’uomo-idea col maglione (da non confondere con l’uomo idea dell’altro ufficio che è stato il suo padre spirituale nel sindacato)

sono frastornato da tanti occhiali, occhi, voci……

per fortuna scoccano le 17.. via a casa.

(già pubblicato nel giornalino della Filiale di Napoli della BNA)

Published inLuoghi

Un commento

  1. Da buon film dell’orrore, scrittura davvero apprezzabile e molto aderente alla realtà anche se, ovviamente, con punte di esasperazione …ma non tanto. Complimenti

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