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Occhi

Il caldo è torrido.

Fin dalle prime ore del mattino, raggi di sole infuocati si appoggiano sulla pelle fino ad imprimere quasi delle ferite e mi costringono a cercare riparo. Gli occhi socchiusi cercano di mettere a fuoco le immagini circostanti. Mi schermo, mi appoggio al muro ancora in ombra, il sottile e fresco venticello mattutino mi accarezza facendomi svegliare pian piano, conducendomi dalla fantasia del sonno alla realtà della giornata che inizia.

Da lontano li vedo sbucare. Sono in due anche questa mattina. Camminano lenti, trascinano passi sofferenti, forse avrebbero indugiato volentieri ancora un po’ tra le lenzuola fresche.
Uno dei due tira la cavezza del cavallo che conduce nel campetto poco lontano dove pascolerà per tutto il giorno e dove andrà a riprenderlo in serata, al calar del sole. Sono quasi vicini al mio cancello, sento il rumore degli zoccoli della bestiola. È così che incrocio quegli occhi, neri come la pece, neri come la notte più buia.

Un guizzo!

Mi tiro indietro quasi per istinto. Non voglio essere vista ancora in pigiama, non si addice a una persona adulta. Il mio posto in ombra però è una postazione privilegiata, mi permette di osservare e di lasciare che pensieri e vita scorrano liberi, non senza un velo di tristezza.

Il fratello più grande, poco più di un adolescente, si atteggia a uomo ma a un occhio esperto, la magrezza tradisce la sua età. Il più piccolo, ancora un bambino, la stessa identica magrezza e gli stessi identici occhi neri come la notte.

Mi scorgono, accennano un saluto e restano in attesa, smaniosi della mia risposta che non tarda ad arrivare con un cenno del capo. Chissà cosa pensano in quei pochi secondi di attesa.
Passano e continuano il loro percorso verso il campetto mentre io li guardo ciondolare di spalle.
So bene chi sono, conosco i genitori, conosco la loro storia.
Ho sempre pensato che il destino, a volte, diriga la vita imprimendole una rotta decisa a nostra insaputa.
E non possiamo che accettarla.
Mi chiedo se sia stato così anche per loro.
Mi chiedo se lo sappiano.
Mi chiedo se lo accettino.
Io non potrei e non posso, nemmeno al posto loro.

Ci sono giorni in cui incrocio quegli occhi neri e ne ho paura, dentro ci vedo il male. Poi mi fermo e mi dico che sono io ad essere cattiva con il mio giudizio, eppure sono sicura che certe sensazioni non sbagliano. Il corpo non mente mai, racconta sempre la verità anche quella meno bella.
Quegli occhi sono duri, lo sguardo lo è. Sono occhi di chi sta diventando grande senza aver mai capito che prima si è bambini.
Ci sono giorni in cui mi soffermo a pensare se quei due ragazzini abbiano sogni diversi da quelli che contemplino il pascolo dei cavalli o una scorrazzata in bici e da qualche tempo su un motorino.
Mi chiedo se pensino mai alla scuola, al suo valore, alla possibilità di restare sé stessi divenendo altro.
Mi chiedo se vogliano affrancarsi da quella vita che non offre nulla.
Certo, si sentono già grandi quando rubano la sigaretta dal pacchetto della madre e di nascosto la fumano. Ma gli occhi e il corpo restano quelli di due bambini. Con tutti i sogni dentro.
A volte mi sembrano persino felici, li sento correre e giocare spensierati, proprio come dovrebbe essere alla loro età.
A modo loro credo lo siano, non conoscono l’altra faccia della medaglia, potrebbero solo intuirla ma chi è come loro ha capito da un po’ come va la vita e se nasci dalla parte sbagliata, allora non ti resta che andare avanti nell’unico modo che conosci. Tempo per i ripensamenti non ti è concesso e nemmeno ne chiedono. Forse sono solo io a voler per forza eliminare da questa terra tutto ciò che non riesco a guardare, vorrei l’illusione di un mondo perfetto, felice e, soprattutto vorrei che il mondo fosse giusto.
Ma i miei sono i desideri di una sognatrice, di un’idealista, di una che ha imparato a vedere il bicchiere mezzo pieno ma in questo caso ciò che manca fa la differenza. E non di poco.

Mi illudo che un giorno tutto cambierà ben sapendo che non vivremo mai un giorno senza ingiustizie.

Rientro in casa, ho un caffè che mi riporterà alla quotidianità, quella di tutti i giorni. Gli impegni e i pensieri prenderanno il sopravvento e dimenticherò presto tutto. E tuttavia senza mai dimenticare o smettere di pensare.

Ci sono giorni in cui credo fermamente di essere io ad avere perso un’occasione.

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