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Palazzina LAF. La Recensione

La frase. Il regista presenta il film così: “Questo è un film politico, ideologico e di parte”

Chi lo ha diretto. Michele Riondino, nato a Taranto, classe 1979, con una lunga esperienza come attore, si cimenta, per la prima volta con questo film, come regista. Nella sale da ottobre 2023 e su Sky.

Di cosa parla. Racconta una storia vera. Per scriverne la sceneggiatura insieme a Michele Braucci, Riondino per sette anni ha raccolto testimonianze delle persone coinvolte nella vicenda. Siamo a Taranto al 1997: l’Italsider è stata appena privatizzata e acquistata dal Gruppo Riva. Fra le prime preoccupazioni dei nuovi proprietari c’è il risparmio di costi e il loro piano prevede anche il ricorso all’istituto della “novazione” del contratto, ossia al declassamento degli impiegati ad operai, pratica illegale ancora a quei tempi – prima della riforma operata dal governo Renzi – nonché pericolosa per gli stessi lavoratori. Interpellati gli impiegati, coloro che rifiutano di accettare il cambio di mansioni vengono confinati in un fabbricato lontano dal resto della fabbrica, la Palazzina LAF del titolo, senza carichi di lavoro. In quella situazione di assoluta alienazione viene inserito anche un operaio – unica figura di fantasia del film – con il compito di fare la spia al capo del personale. Una lettera di denuncia, scritta dai lavoratori della Palazzina LAF, finisce nelle mani della Procura della Repubblica. Si apre l’inchiesta e…

Cosa ne penso. Stupore e meraviglia: la classe operaia protagonista di un film, non in Gran Bretagna, come è accaduto più volte grazie a Ken Loach, ma qui in Italia! Film coraggioso ma di nicchia, riscoperto in questi giorni grazie ai David di Donatello per i due attori protagonisti: Michele Riondino nella parte dell’operaio-spia e di Elio Germano, superbo come al solito, nei panni dell’infame “uomo della proprietà”. La sceneggiatura va oltre la vicenda di mobbing ed accenna alle altre problematiche – ancora irrisolte – legate alla fabbrica di Taranto, prima fra tutte l’ambiente dannoso. E’ un film amaro, certamente dalla parte dei più deboli, ma la scelta delle caratteristiche di Caterino Lamanna, l’operaio protagonista, la dice lunga sulla sfiducia, anzi, la critica aperta e senza sconti di Riondino nei confronti degli operai di Taranto. Nelle interviste ha più volte ribadito come in tutta la vicenda della ex Italsider gli operai si siano schierati per le soluzioni precarie e momentanee, piuttosto che scegliere di ingaggiare una battaglia decisiva per la difesa della salute di sé stessi, delle loro famiglie e degli abitanti di Taranto.
D’altra parte, la denuncia vuole andare oltre Taranto e l’Italsider: i reparti confino sono nella storia di tutti gli stabilimenti in Italia e di molti altri luoghi di lavoro privato; ed ovunque la resistenza in difesa di diritti, pur sanciti per legge, è stata piegata con il ricorso a mezzi come quelli descritti nel film.
Poi è arrivato Renzi e non ce ne è stato più bisogno…
Film da vedere e far vedere ai giovani. Pier, 5.2024

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