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Parole

Scrivere mi ha aiutato in un momento in cui le parole da dire non erano opportune.

Avrebbero distrutto, lasciato macerie e ricostruire dopo sarebbe stato impossibile.

Avrebbero inciso ferite in carni innocenti e lasciato cicatrici che il tempo avrebbe rimarginato ma non senza dolore.

Le parole non dette mi pesano ancora come macigni ma mi hanno insegnato a sopportare, mi hanno dato la forza di andare avanti, non hanno avuto voce allora e non ne avranno mai, destinate all’oblio.

Allora ho parlato ai fogli, ai taccuini, ai pezzi di carta trovati in giro, ho dialogato con loro in silenzio e in silenzio loro mi hanno ascoltata.

Sono stati muti interlocutori, testimoni dei miei timori, hanno sedato dubbi e avallato certezze, abbracciato malinconie, arginato dolore, senza il fiato di un giudizio.

Ho scritto di posti e persone immaginando di essere in mezzo a loro, di lotte e vittorie, di favole a lieto fine, ho scritto di dolore e di tristezza, ho scritto fino a liberare i miei pensieri in pianti a dirotto, liberatori e purificatori.

Nella solitudine sono rinata, poco alla volta, senza mai sentirmi veramente sola.

Ogni volta una parte nuova, nascosta da inchiostro simpatico, si rivelava alla luce di un piccolo fuoco a ridisegnare la sagoma della nuova me.

E ogni volta era come ricominciare da capo, questa volta senza nascondermi più e senza paura, sapevo che il peggio stava passando.

Le parole come valide alleate, messe in fila, sperimentate, rimescolate, catapultate in altri mondi, in altre storie, in altra vita da inventare.

Scrivere è stato come nascere di nuovo, a occhi aperti questa volta, mi ha reso più forte lasciandomi intatti sensibilità e disincanto.

Quando mi rileggo rido di gusto per le enormi quantità di parole vuote, sciocche, superflue, inutili, senza senso che trovo in giro qua e là, ma dico loro: grazie.

Non so ancora bene chi sono ma so che le parole non sono mie, un po’ come i figli.

E scrivere è un po’ come metterle al mondo, possiamo dar loro vita ma poi bisogna lasciarle libere di andare.

nell’immagine: dal film “Shirley”, un omaggio cinematografico a Edward Hopper, riprende il dipinto La solitudine davanti all finestra

 

 

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