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Passeggiata

 

CONCORSO IO RESTO A CASA

“Non c’è fuori testo”*

Oggi ho fatto la mia seconda passeggiata da quando sono in quarantena. Ho percorso sempre i 4 punti cardinali, sui quali, non credo casualmente, sono state costruite le strade che si vedono oggi. E solo in questi giorni ho scoperto il grande privilegio di abitare praticamente proprio su un incrocio. E’ come avere le finestre aperte in casa, da un tocco di freschezza all’abitazione e la sensazione di essere nel mondo. Alle 16 del pomeriggio, quasi 17, sulla provinciale 19 passava un’auto ogni 20 minuti abbondanti. Curioso per quella strada, che di certo non è mai stata una tangenziale, ma è la strada principale che collega l’ultimo paese della bassa padovana con la provincia di Vicenza.

E pensare che se da piccolo avessi scommesso con un coetaneo, che un giorno avrei camminato lungo la striscia discontinua di questa strada, a occhi chiusi, lasciandomi solo in balia del vento primaverile che soffia da est, per sentire meglio i rumori del borgo e per vedere se finivo dentro ad un fosso, oggi avrei vinto e potrei esigere la vincita. Ma non ho mai fatto una scommessa così imbecille. Perché l’eventualità che questa strada, questa strada che passa davanti a casa mia, quindi è un “questa”, non “quella”, rimanesse deserta per più di 30 secondi era pura fantascienza.

Ad occhi chiusi si sentono le voci, a destra sento quella del mio vicino che parla con qualcuno, che abita più dentro la campagna. A sinistra odo schiamazzare dei bambini, davanti a me invece arriva il suono delle auto che, come ho ormai imparato da anni, si fa sentire ben prima del ponte sul fiume, a distanza di quasi un chilometro, perché succede qualcosa che non mi è mai stato chiaro a livello di acustica, ma io le sento prima che arrivino sul ponte, poi, in prossimità della curva vicino casa mia tacciono ed è lì che son pericolose, non te ne accorgi. L’ambiente è una grande cassa armonica di chitarra e da qualche parte c’è la spalla mancante e se fossi Marcel Proust saprei descrivere benissimo le capriole che fa il suono delle auto prima del ponte, anche senza nozioni di acustica.

Anche fermarsi perfettamente in mezzo alla strada, dopo essere stati in equilibrio sulla striscia bianca, ad occhi chiusi, è bello. Avevo proprio bisogno di ricevere questo vento, io che detesto il vento. Sentire i peli delle gambe che si rizzano, perché oggi ho indossato per la prima volta in quest’anno i pantaloncini corti. Ecco, lì, fermo, in mezzo alla strada, ad occhi chiusi, nessuna pausa, nessuna ansia. Non ho nemmeno il senso di colpa di fare qualcosa di proibito, perché sentirei un’auto a due chilometri di distanza, ovvero la lunghezza della strada fino alla città murata, tutta dritta, nemmeno una curva, a sud mentre a nord c’è il ponte, quindi le sento quando ancora sono al di là del ponte. Sono al sicuro, mi sento protetto come in un bozzolo, come prima di essere partorito, quando nuotavo nella placenta.

Sono tornato indietro, ho superato la velocità della luce e son tornato a prima di nascere, camminando lentamente sulle striscie della strada, come sull’asse dell’equilibrista. Poi apro gli occhi e continuo a camminare, tra gli sguardi curiosi e forse polizieschi dei miei vicini, vedo un cancello con la scritta “Attenti al cane”, accidenti penso, deve essere pericoloso avvicinarsi, poi però realizzo, lo stare ad occhi chiusi mi aveva un po’ alienato, che è il cancello di casa mia e che il cane indicato è il mio, attenti al cane, certamente, a non calpestarlo sopratutto.

All’orizzonte si vedono i colli euganei e mi piace, mi piace molto vedere le colline, nelle belle giornate a nord ovest si vedono anche i Lessini, è proprio un incrocio il mio paese, in mezzo a tutto senza essere niente, come me. Percorro tutti i quattro punti cardinali come una processione liturgica e questo è ormai, quindi inevitabilmente mi fermo alla statua della Madonna sul Fiumicello, maiuscolo perché per quanto assomigli ad uno scolo agricolo, ha una sua storia che risale al 1200. Torno a casa e vedo mia madre sulla poltrona, col gatto, devo aver disturbato un momento di intimità, perché il gatto mi guarda male.

* Jaques Derrida

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