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Patrizia

 

La lettera mi arrivò dopo due giorni dai funerali.

Patrizia non era bella; aveva solo gli occhi che non passavano inosservati. Erano grigi e grandi e la rendevano particolare, il resto di lei era anonimo, quasi scialbo.

Lavorava in un ufficio dove le altre donne facevano a gara per attirare l’ attenzione degli uomini; chi truccandosi fino all’ inverosimile e chi vestendosi in modo eccentrico. Patrizia no; lei faceva di tutto per passare inosservata.

Entrambe eravamo dipendenti dello stesso Ente ma lavoravamo in ambiti diversi e questo ci portava a vederci raramente.

Di lei sapevo quello che si dicevano le colleghe che frequentavano il suo ufficio. Dicevano che aveva un marito bello e troppo “farfallone” e che lei se lo teneva anche se la cornificava. Ogni volta che ne parlavano mi allontanavo, infastidita; non tolleravo i loro pettegolezzi su Patrizia; io le avevo letto in quei suoi occhi grandi, un dolore cupo, celato a tutti.

Di lei sentimmo parlare quando si ammalò seriamente; aveva un tumore al seno e stava facendo la chemio presso l’ ospedale vicino a casa mia.

Ci pensai molto prima di andare a trovarla; i nostri rapporti non erano improntati ad una amicizia vera e propria ma sentivo che dovevo farlo. Fu così che diventammo amiche. Quando mi vide si illuminò e per tutto il tempo che restammo insieme, mi tenne una mano tra le sue.

Sentivo la sua stretta che si accentuava ad ogni mio movimento come se volesse trattenermi e non osasse dirlo con le parole.

Parlammo di tante cose, anche di banalità ma quando mi alzai per andarmene, lei mi fece promettere che sarei tornata a trovarla.

Uscii da quella stanza con disagio; Patrizia non era la persona di cui avevo sentito parlare quasi con disprezzo; era sensibile e profonda, aveva un amore fortissimo per suo figlio e non voleva che soffrisse per un rapporto difficile, col padre. Patrizia sopportava quella relazione, anche le umiliazioni che ne venivano perché il figlio amava il padre e lei non se la sentiva di separarli. La sua convalescenza fu lunga e spesso ci trovavamo davanti a un caffè a chiacchierare di noi.

Quando riprese il lavoro si fece spostare, dietro mio consiglio, in biblioteca e li con la compagnia dei libri si riprese un pò, al riparo, anche da quelle malevole voci di qualche collega cretina.

La vedevo spesso e mi sembrava serena ma, evidentemente, aveva subito più di quanto poteva sopportare e la sua salute mentale ne era stata compromessa.

Mi chiamò un giorno per dirmi se potevo accompagnarla a un controllo ma quando si sedette in macchina mi disse che voleva solo parlarmi senza che nessuno ci disturbasse.

Sentii un brivido freddo a quelle parole ma cercai di mantenermi calma: “Eccomi, le dissi, sono tutta orecchie! “

Non dimenticherò mai quel giorno e non finirò mai di rimproverarmi per non aver cercato aiuto dove e quanto potevo. Patrizia parlò della sua vita; del suo inferno, di quell’ uomo che l’aveva annientata, distrutta nell’ anima, ridotta “a una donna vuota”. Così si definì e non versò una lacrima nel dirlo ma io piansi per lei. Per una donna che non aveva la mia forza ma che in quel momento, calma e senza nessuna inflessione nel tono di voce, mi raccontò quello che aveva subito.

Non racconterò la sua sofferenza, né il suo dolore; quelli li custodisco in sua memoria come una cosa sacra, ma scrivendo di lei voglio ridarle dignità come donna e come madre.

Patrizia non sopportò per stupidità, né per amore di moglie; lei sacrificò la sua vita per un bambino affascinato da un padre che non valeva una briciola di quell’ affetto. Patrizia aspettò che quel bambino diventasse grande e autonomo, dopo considerò finito il suo compito e…scese in cantina e si “liberò” del suo dolore.

La sua lettera mi arrivò dopo due giorni che era andata via; quattro pagine scritte con la sua grafia regolare e minuta.

Parole dolci e bellissime di un amica che mi mancherà sempre ma che sono solo mie e che non racconterò mai a nessuno!

nell’immagine. foto aletia

Published inLuoghi
  1. Ciò che si nasconde dietro lo specchio…pochi hanno la forza e il coraggio di saper guardare oltre….di non fermarsi all’apparenza ed al suo frettoloso giudizio. La povertà d’animo spinge a denigrare gli altri per acquistare un minimo valore. Ciò che ti ha lasciato va oltre quelle due righe di commiato….la ricchezza inestimabile della tua crescita interiore. Guarda con occhi nuovi tutti quelli che incontri e fai tesoro della tua fortuna.

  2. Armando Staffa Armando Staffa

    Una storia dei giorni nostri quando l’apparire è più dell’essere. Una donna di grande spessore interiore che risultava scialba agli altri, ai superficiali….quelli che guardano “il grande fratello”…..Poi una donna, dai sani principi, abbatte il muro dell’indifferenza e l’incontra nella sua verità nascosta. Questa storia di amicizia è veramente toccante. Grazie per averci raccontato di lei in maniera così delicata. Resterà cosi nel nostro cuore

  3. Grazie, queste “storie vive, umane e delicate mi aiutano ad ” andare avanti”………….

  4. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Solo il comunicare avrebbe potuto salvare la tua amica. Lo ha fatto troppo tardi ed ha compiuto una scelta “innaturale”, sacrificando il suo essere donna in nome di un presunto benessere del figlio, già cresciuto senza un padre, che avrà passato il resto della vita, orfano di entrambi i genitori, pur vivente uno dei due.
    La storia trasuda della tua angoscia e del tuo dolore.
    Ce lo hai fatto sentire, coinvolgendoci nel profondo.
    Grazie

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