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Pensieri “da casa” sul Covid 19

CONTAME IL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Nato giusto a metà degli anni ’50 del secolo scorso a Napoli posso dire di averne viste tante.

Dalle grandi difficoltà a liberarci dalle devastanti macerie morali e materiali della seconda guerra al colera, al terremoto dell’80, alle crisi sismiche dei Campi Flegrei, fino ai tanti terremoti che hanno interessato il Centro Italia.

Senza contare le grandi crisi sanitarie e ambientali come Chernobil, l’Aids, l’influenza aviaria, la mucca pazza, la Sars e ora il Coronavirus.

Ne ho dimenticate tante, ma ognuna di queste calamità, e tutte le relative perdite di vite umane, è stata vissuta come fosse il risultato della peggiore fatalità.

Salvo poi, a posteriori, capire che ognuna direttamente o indirettamente è stata il frutto, la conseguenza di un sistema che non rispetta gli uomini, la natura, né tantomeno si cura della loro salute.

Pensiamo a quanti tagli sono stati operati in questi anni da tutti i governi che si sono alternati e che hanno colpito pesantemente la sanità pubblica: 35 miliardi di euro in meno negli ultimi 10 anni, 70.000 posti letto tagliati e decine di piccoli ospedali chiusi.

Con risultati disastrosi come le migliaia di giovani medici in fuga all’estero per lavorare, il richiamo in servizio dei medici in pensione, l’assunzione di corsa di 20.000 addetti alla sanità dopo decenni di colpevole blocco del turn-over, il numero limitato di posti letto in terapia intensiva e la carenza di mascherine e tamponi faringei.

E scopriamo ora che in Italia non si producono mascherine né impianti di terapia intensiva…

Insomma una catastrofe costruita negli anni coscientemente, in nome delle politiche di bilancio, fatte di tagli alla spesa sociale, ma mai per esempio alla spesa militare. E pensare che un solo caccia F35, di quelli che l’Italia ha acquistato a decine, costa quanto 7100 ventilatori polmonari che ora mancano.

Serviva il Covid19 per evidenziare tutto questo ?

Il contagio è partito e si è diffuso dalle regioni più ricche del Nord, che godono notoriamente di un sistema sanitario meglio dotato di mezzi, uomini e strutture e che ha retto finora contando sul sacrificio di medici ed infermieri.

Regioni che, in virtù del federalismo fiscale, usufruiscono di risorse significative (penso all’irpef regionale o comunale che al Nord rappresenta un’ entrata di tutto rispetto a differenza di quanto accade al Sud).

E il virus si è esteso proprio nel momento in cui era forte la discussione sull’Autonomia differenziata, che corrisponde alla richiesta di ulteriori risorse per le regioni più ricche (il che vuol dire minori fondi per quelle più povere).

Un tema serio e rischioso per i diritti di tutti i cittadini dal Nord al Sud che in questi giorni ha fatto i conti con le dichiarazioni altalenanti, contraddittorie, falsamente rassicuranti o di bieca difesa del proprio territorio da parte dei massimi esponenti del secessionismo dei ricchi: hanno invocato minori chiusure e minore severità in nome del dio produzione che non deve fermarsi e poi nel giro di poche ore si sono trasformati nei campioni del chiudere tutto e subito.

Fino ad arrivare al regioni contro regioni, sindaci contro regioni e governo e così via.

Se invece c’è un insegnamento che viene dalla recente esperienza cinese, è proprio l’ importanza della massima centralizzazione delle direttive allo scopo di invertire il più rapidamente possibile il contagio.

I guasti delle scelte federaliste, delle piccole patrie che possono rispondere meglio alle esigenze dei propri cittadini e che possono salvarsi da sole, sono sotto gli occhi di tutti.

Come sono chiari i guasti di un sistema che brucia le foreste dall’Australia all’Amazzonia, inquina, sfrutta e danneggia l’intera umanità, mettendo a repentaglio la stessa vita sulla terra.

Ma mi fermo qui perché anche oggi mi sono assegnato un po’ di compiti a casa ….

Ed è il caso che ci metta mano.
Cose arretrate da fare e sempre rinviate, come sgombrare il soppalco delle tante cose inutili stivate negli anni, leggere libri e documenti che aspettavano pazienti in un angolo della scrivania, aggiustare un cassetto rotto da tanto tempo…

Piccoli impegni per tenermi occupato e per scandire il tempo col fare, per evitare di soccombere alla noia, alla rabbia, al senso di impotenza.

Poche telefonate, quasi nessun rapporto diretto con amici e parenti, se escludo l’affetto e la presenza di mia moglie.

Un’assenza di socialità che mi terrorizza.

Per l’oggi e soprattutto per il domani.

Perché ogni tragedia porta con sé delle novità e non vorrei che Covid-19 portasse ancora più avanti la corsa all’isolamento e all’individualismo sia nel campo lavorativo/produttivo che nei ai rapporti sociali.

A Napoli si direbbe: cornuti e mazziati.

 

Pubblicato inGenerale

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