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Per tutte le Madonne di confine

Quanto pesa quella valigia tenuta insieme da corde, legacci di una eterna prigionia? Quante volte ti sei sentita rivolgere questa domanda, quando attraversavi strade, sentieri, rotaie e confini? Quanto pesa quella valigia che ti sei trascinata per una esistenza, nel vederla presa a calci da divise firmate da stilisti della morte?
“Quattro stracci, una saponetta e il diario di una vita”.
Ora sei davanti a quest’ultimo filo spinato e sempre quella stessa assurda domanda, “cosa porti in quel cartone fradicio della tua esistenza?”
Tu hai guardato quella corazza d’indifferenza, guardiano del progresso.
“Cosa porto in questo cartone intriso di lacrime e tenuto insieme da semplici corde? Solo un sogno, una speranza, la tristezza nel vedermi presa a calci, come l’ultimo ciottolo di strada. In quel cartone c’è la paura di non poter rinascere, di non poter guardare con gli occhi della pietà l’uomo.
Prendi a calci questa valigia di cartone, disfala, bruciala, ma taglia questo filo spinato che ti tiene impettito, qui davanti alla mia esistenza.
Libereresti solo sogni, leggeri come la neve che ci copre.
Ma questo tempo è troppo freddo. Allora ti regalo il mio ultimo respiro, la piccola luce del mio e del suo sguardo, ti si tatueranno nel cuore e ti bruceranno dentro come la fiamma del più profondo degli inferni. Guardia per il tuo Natale ti regalo la mia esistenza”
(il Nautiere)

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