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Piazza Uniri

Piazza Unirii, Bucarest 2004

E’ ricamato di brina l’abito intriso di dolore.
Immenso l’abbraccio siderale,
di tutto il freddo circostante…
Ore ventidue e ventuno,
meno sette…
Piazza Uniri Bucarest.
Sibila la serpe del continente,
reca con se spunti di gelo,
stille crudeli, come gli uomini
che ogni giorno compiono sicuri
grandi gesta per se medesimi.
Il tuo tiepido bacio che mi sfiora,
non mi toglie nemmeno un attimo
dalla tragedia dei dolori che solcano,
strade antiche, sempre presenti.
Ognuno sta chiuso solingo,
contro se stesso.

Ignudi infanti,
sospinti da avide fiere,
prede a caccia di preda,
scaturiti come topi notturni,
dalle viscere della città di tenebra,
a sfidare l’ebbrezza del gelo di pietra,
incontrano gli occhi attoniti dei viandanti.
Nessuna stella danza come vorresti,
sul cielo di Bucarest quando vige la notte.
Sola ed ubriaca di angoscia,
si trascina, incerta la vita.
Umani – disumani,
mostri transumanti
in globalità senza anime…
I passati sono presenti,
processeranno gli eventi la vita
e le squallide esistenze.
Sarà la fine delle fiere feroci
e intolleranti.
Sarà, ma lo è già oggi,
mentre sanguinano le ferite del mondo.
Per vivere si tollera,
per scomparire si ignora!
Ignoro il dolore perché non mi voglio uccidere.
Di dolore s’alimenta la vita,
qui a meno sette,
di notte al centro dell’egoismo.

nella foto  le 44 fontane sincronizzate in Piazza Unirii a Bucarest

Pubblicato inAmore

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