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Picciridda

A me aveva detto tutto.

Aveva bisogno di condividere quel suo tremendo dolore. Ci sono segreti che non sempre si riescono a tenere nascosti perché sono talmente pesanti che si sente la necessità di condividerli, quasi per alleggerirne l’orrore.

Adriana era solo una ragazzina quando la sua famiglia si trasferì a M. Venivano da un piccolo paese dell’entroterra siciliano e, per lei, la città sembrava un labirinto. Era abituata a spazi limitati dove si conoscevano tutti. La ricordo con quelle sue treccine bionde e gli occhi di un azzurro trasparente. Piccola di statura e delicata come un fiore di campo. Giocavamo assieme nella proprietà che suo padre coltivava a grano e cereali per un padrone che li trattava come servi. Adriana era una piccola donnina, sapeva fare di tutto e in casa aiutava e si rendeva utile. Crescendo, diventò sempre più bella; eravamo speculari nei colori e nel carattere. Lei era chiara, timida, quasi fragile, io scura, intraprendente, forte. Tra noi ci fu amicizia vera, sentivo di doverla proteggere e, nel tempo che passavamo assieme mi divertivo a chiamarla “ Picciridda”.

Poi, andai alle superiori e lei no. Inevitabilmente ci allontanammo. Io studiavo, lei sgobbava nei campi e anche in famiglia. “ Picciridda “ mi salutava frettolosa quando ci incontravamo ma non avevamo più le occasioni per stare insieme. Un giorno la trovai che mi aspettava vicino a casa e aveva sul viso una espressione di paura. Mi allarmai guardandola negli occhi. Cosa le era accaduto? Mi si aggrappò al braccio e mi disse tutto. Quel piccolo angelo era stata violentata, era terrorizzata e portava i segni addosso di quello scempio.

Non volle dirlo a nessuno, neanche a sua madre. “Aiutami, mi diceva ma, nessuno lo deve sapere”. Era straziante guardarla.

La prima cosa che feci fu abbracciarla, tenerla stretta a me, farle sentire che non l’avrei abbandonata in un momento come quello, poi la portai in casa e feci quello che potevo.

Avevo promesso che nessuno lo avrebbe saputo e mantenni la promessa ma quel segreto mi pesò a lungo. Riprendemmo a frequentarci nuovamente e quando seppi che, una conoscente cercava un aiuto in casa, le consigliai Adriana. Voleva andarsene da quel luogo e da quel padrone violento.

L’amicizia, a volte, ci impone di mantenere quanto promesso ma la memoria ci condanna a ricordare quello che mai avremmo voluto sapere.

nell’immagine: foto di Flavio Scarpacci

Published inLuoghi

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