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Playlist

Ero ancora una bambina. Un vecchio vinile suonava “Us and them” e io stavo lì, incantata, ad ascoltare. È successo in quel momento: Cupido ha scoccato il suo dardo di note e mi ha colpita dritto al cuore. Da quel giorno la musica è diventata la mia compagna di vita. Tra alti e bassi (non solo sonori), con lei ho vissuto giorni intensi, pieni di gente e di parole, e momenti di solitudine, persa nel mare miei pensieri. La nostra è una relazione solida e duratura, ma i primi tempi ho dovuto affrontare qualche piccola, imbarazzante prova d’amore.
Negli anni settanta arrivarono le prime radio libere. Un giorno ascoltai “I love to love” di Tina Charles. Ero entusiasta, dovevo assolutamente trovare il 45 giri! Di fronte a casa mia c’era un negozio di dischi. Purtroppo non conoscevo né il titolo né l’interprete della canzone, così, davanti a un commesso divertito, provai a intonarla. Morivo dalla vergogna, ma uscii dal negozio con il mio disco sotto il braccio e un grande sorriso stampato sul volto.
Come se non bastasse, nello stesso anno uscì uno splendido brano degli Abba: Fernando. Questa volta chiesi al negoziante il singolo “To mendow”. Avevo undici anni e l’inglese non era ancora entrato nel mio vocabolario. Il commesso corrugò la fronte. Questa volta, però, conoscevo il nome del gruppo e riuscii a evitare brutte figure canore.
“Notti” di Claudio Baglioni mi ha accompagnata durante il mio primo viaggio a Roma. Era il 1981. Rappresentavo la mia città alla finale nazionale dei Giochi della Gioventù, in una disciplina all’epoca pressoché sconosciuta: la ginnastica ritmica. Ero timidissima, ma per una volta decisi di farmi coraggio e mostrarmi aperta ed espansiva. I miei sforzi si rivelarono vani. Salita sul treno, entrai in uno scompartimento nel quale si trovava una squadra femminile di pallavolo. Nessuna delle ragazze rispose al mio saluto… Il viaggio non era cominciato nel migliore dei modi, ma giunta a Roma vissi una delle più belle esperienze della mia vita.
Negli anni novanta i cantautori erano il pane quotidiano. Il mio preferito era Lucio Dalla. Cantavo Caruso a squarciagola. Io ero felicissima, i miei vicini di casa un po’ meno…
Ormai certa di aver conquistato il mio cuore, la musica mi ha donato momenti magici e indimenticabili.
Io e mio marito non abbiamo una canzone tutta nostra. Però possiamo contare su un’intera playlist: quella di Elton John, che diventò il sottofondo di un lungo monologo di Paolo, durante una delle nostre prime domeniche trascorse insieme. Ero cresciuta, ma la timidezza non mi aveva ancora abbandonata. Sono certa che mio marito ora li rimpiange quei lunghi, riposanti silenzi!
Agli albori del duemila ho fatto scorpacciate di canzoni per bambini. Una noia… C’era poco da stare allegri! Ma ancora oggi, quando ascolto “Lo stelliere” mi vengono i brividi. Era la colonna sonora della prima recita di mia figlia, all’asilo nido. Volevo riprendere lo spettacolo con il telefonino, ma tremavo e continuavo a piangere. Quel momento è rimasto nitido e indimenticabile: una carezza.
Potrei andare avanti per ore a danzare tra i ricordi. La musica è così. Ti prende per mano e ti porta con sé, nelle pieghe lontane della memoria. E allora non rimane che
abbandonarsi, scivolare tra le note e perdersi nelle emozioni. Poi riprendere il cammino, con nuovi orizzonti davanti agli occhi e nuove canzoni a colorarci l’anima. Perché la musica ci fa sentire vivi e noi… noi siamo “Born to be alive”.

Pubblicato inGenerale

2 Commenti

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