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Pontaccio 22

Ho dormito anche in questa strada, un corso su cui si affacciano finestre di palazzi antichi. Imposte di legno a chiudere fuori il freddo inverno e socchiuse davanti al sole .Ho dormito il sonno interrotto dai pensieri, occhi aperti nel buio di una stanza dal soffitto alto, mentre arrivavano al terzo piano suoni e rumori della città.Passavano voci allegre e cantavano una canzone di tanto tempo fa “Scende la pioggia” e pioveva quella notte. C’era tutto il mio bagaglio in quell’armadio chiaro , tutto da stipare in due ante e tre cassetti. Dovevo farci stare le mie magliette che sapevano di mare, i jeans indossati camminando nelle mie montagne nei pomeriggi doposcuola. Ho appeso il cappotto che mamma volle comprarmi a Napoli, prima di partire, mi ha tenuto caldo il cuore per anni, mentre stringevo il bavero pensavo a lei.La mia vita mutava ed io con lei, seduta in quel tram guardavo con occhi nuovi e sentivo la gente, i colori, la vita che pulsava nelle vene.Ho diviso la casa e le stanze con altre donne e ragazze. Non ci eravamo mai viste, tutte provenienti da diverse città d’Italia, tutte con la nostra storia chiusa in valigia. Io dormivo con una mamma, Paquita, un nome esotico che stava per Pasqualina. Una bella ragazza mora che lavorava, ma il weekend prendeva un treno per tornare dal suo bimbo di tre anni. Posso dire di averla vista poco in quei mesi, se tornavo presto la trovavo sul letto vestita che cercava di recuperare un po’ di sonno. Poi dopo aver perso un altro bimbo che attendeva , si è trasferita.Anche Maria Luisa era mamma, di tre ragazzi, aveva scelto di lavorare a San Vittore come vigilante, rinunciando ai suoi dipinti e ai pennelli da artista . Lavorava spesso di notte e la mattina ci incontravamo davanti alle tazzine del caffè. Era stanca e stremata, le ragazze in crisi di astinenza di notte la costringevano a lunghe ore di sorveglianza.Ma poi si preparava , metteva il rossetto rosso e usciva a comprare regalini e vestiti per i suoi bambini. Ho vissuto in quella casa con le donne che ho conosciuto, con le loro storie che ci raccontavamo la sera sedute al tavolo in cucina.Ci siamo scoperte amiche a condividere confidenze, preoccupazioni a incoraggiarci l’un l’altra, a tenerci compagnia pensando di tornare presto a casa. Dopo quei giorni, ho dormito in altre strade, in altre case , in città e paesi. Ora al mattino apro gli occhi e cerco la finestra, mi da il senso del mio essere e così mi oriento e so dove mi sono svegliata, questa volta.

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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