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promenade

Oggi sono andato a camminare, perché non ne potevo più di stare in casa, dopo due settimane di scrutini, chiuso in casa, chiuso a scuola, casa scuola, senza comunque parlare con nessuno. Ho deciso quindi di non parlare con nessuno all’aperto. Avevo il cuore pesante, come se una pietra lo schiacciasse ad ogni secondo, senza sosta. Sensi di colpa, sensi abortiti, controsensi. Questa mattina ho buttato gli ultimi suoi vestiti nei cassonetti per i poveri, vestiti ancora nuovi, alcuni, altri pieni di peli di gatti, di cane, come i miei che porto adesso, prima no, prima avevo vestiti puliti.
Con Flipper siamo andati in piazza a abbiamo girato per due ore, abbiamo, io e lui, lui ed io, comprato l’acqua, il pane, il vetril, perché ho deciso di pulire tutti i vetri di casa, un giorno, un giorno li pulirò. C’è tanto lavoro da fare, prima non osavo farlo per paura di intaccare un santuario o forse semplicemente per pigrizia mascherata da sensibilità, sono bravo in questo io. Ogni cane che ci passa vicino eccita Flipper che tira il guinzaglio.
Vedo due ragazze, due belle ragazze, non proprio ragazzine, ma insomma giovani, avanzare sotto i portici. Hanno una cagnetta. Io e Flipper ci lecchiamo i baffi, lui mi guarda ed io guardo lui, magari ci scappa uno spritz da esporto da bere comodamente camminando sui san pietrini di Montagnana. La più alta, mora, capelli lunghi, leggins lucidi neri, esclama: “a go le mudande messe male Giuli!!! Le me tira!!!”, l’altra risponde “Dai, sopporta, ca nemo casa e se metemo in zavate! ciò, a ciamo me pare ghe digo ca te vien da mi a magnare, a go la graspa che me pare ga comprà in Croazia”, il dialogo prosegue con la risposta “ahhh, que che me so imbriagà d’iistà e go vomità anche el porco del me ex moroso? nono, par carità, compremo la botiglia de prosecco, magari queo ala spina che el costa manco!” Le due grazie salgono in macchina, un’elegante e nuova cinquecento, bellissima. Tra la delusione di Flipper per la cagnetta rinchiusa nell’abitacolo ed un cielo che inizia a cadere sulle spalle sempre più velocemente, penso: “E se iniziassi a frequentare i posti da radical chic? In fin dei conti non sono poi così interessato alle condizioni delle pudenda femminili sottoposte a sforzo da passeggiata”.
Guardo la piazza di Montagnana e mi rendo conto della fine di un’epoca e l’inizio di un’altra che, forse, non mi riguarda più. IL mio bar, che ho frequentato assiduamente, per 15 anni, ha chiuso a Maggio, Luca Tomanin è morto, l’alimentari Mantoan, mio punto di riferimento enogastronomico ha chiuso prima del covid, io non chiamo più a casa per sapere se va tutto bene, per tranquillizzare, per sentire una voce che mi vuole bene, che mi vuole davvero bene. Questa città è, per me, completamente cambiata, mi accorgo che hanno aperto un nuovo negozio, coraggiosi penso, c’è una bella ragazza che vende frutta e verdura, penso che ci andrò, ma non stasera, stasera pizza, me la portano a casa.
Dovrei entrare in un negozio, ma ci sono due persone ferme all’entrata. Odio le persone che bloccano l’accesso, che si fermano a parlare, le corsie, le scale, le entrate e le uscite devono essere spazi vuoti, non possiamo riempirli con le nostre facezie. E’ uno spazio rubato. Io li odio quelli che si mettono in mezzo e stanno fermi, fermi sulle porte degli uffici, fermi in mezzo. Se fossimo un paese davvero civile e democratico sarebbe permesso dargli un calcio in culo, se non sono soggetti troppo prestanti, s’intende, ma non siamo veramente democratici. D’altra parte tutto è una dittatura, dittature di qua, dittature di là, dentro, fuori di noi, ovunque ci sono dittature e nessuno rivoluzione all’orizzonte.
Flipper ha camminato per un’ora e mezza e non ha ancora cagato. Mi sembra strano, di solito i portici lo ispirano e, devo essere sincero, raccogliere le sue deiezioni mi permette di sfoggiare il buon cittadino che c’è in me. Lo faccio sempre con estrema cura, cautela ed eleganza. Cerco proprio di esibirmi, per me è un momento solenne la raccolta della cacca di Flipper. Estraggo il sacchettino, anzi i sacchettini, tutti uniti, ne stacco uno e poi perdo mezz’ora per aprirli, ma poi, con slancio prometeico, dopo essermelo infilato a mo di guanto, afferro lo sterco e con abilità da ladro gentiluomo lo giro come un calzino et voilà, pronto per essere gettato nel cestino. E’ quello che si chiama proprio un lavoro ben fatto. Dopo, guinzaglio alla mano, avanzo arrogante, come Alarico mentre puntava su Roma.
Guardo gli sconti e penso che sia facile mettere gli sconti, basta aumentare il prezzo intero, perché non mettono le quotazioni di un capo? Quanto danno quella giacca a Francoforte? E quelle sciarpe? C’è speranza che con la crisi di governo cadano di prezzo? Vogliono tutti soldi, questa è l’amara verità, anche il bancomat. Il bancomat mi chiede se voglio prelevare dal mio conto. Ma che domande sono? Perché non mi mette l’opzione: preleva da X, da Y o dal tuo conto? Allora avrebbe un senso la domanda.
Flipper è stanco, probabilmente affamato, lo carico su, perché, non so perché, ma non sale mai da solo, come quando c’era mia madre, che sedeva dietro e se lo teneva in braccio, lo devo caricare io. Poi lui se ne sta buonissimo, fermo, guarda, con quei suoi occhi tristi. Lungo la strada per casa sento sta canzone, “Bye Bye”, e mi pare anche bellina, so che è la solita porcheria uscita da qualche talent o produzione di case discografiche ammanicate, il solito personaggio costruito, però mi ricorda vagamente Smog, edulcorato ed adulterato rispetto al cantautore di Silver Spring, ma tutto sommato carino, penso che sia un bene che le nuove generazioni ascoltino sta roba piuttosto che la trap.
Entro in casa e nell’atrio c’è il settimo rotolo di carta igenica, srotolato e consumato che prosegue come un filo d’Arianna fin nel bagno. Ma nemmeno a me scappa di andare in bagno, come a Flipper, ormai ho adeguato i miei tempi ai loro o forse il contrario, fatto sta che quando mangio io mangiano anche loro, se io non ne ho voglia, cinghia. Mi sembra giusto, comando io adesso, purtroppo.

nella foto i portici di Montagnana

Pubblicato inLuoghi del Cuore

6 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Mi verrebbe voglia di abbracciati adesso che sono arrivato alla fine della lettura.
    Ho fatto fatica a leggere tutto d’un fiato perché il dolore, appena appena nascosto tra le righe, mi scoppiava in faccia.
    Il mondo non è più lo stesso; niente è più lo stesso, ma proprio niente. Lo so quello che provi.
    Ci sono passato, so benissimo cosa significa la mancanza di “un amore assoluto”.
    Ma poi le cose accadono.
    Come è accaduta questa storia. Questa storia diversa da tutte le altre, aperta: senza il bisogno di ricorrere alle metafore per esternare amarezza, rimpianti, estraniazione, senso di solitudine, angoscia, dolore.
    E’ un passo anche questo.
    Si può uscirne.
    Credici.

  2. Monica Monica

    Mia figlia definisce”ciuini”le persone sensibili che attraversano momenti tristi.
    Io dico che sei un ciuino,ma potente,quando svuoti l’anima raccontandoti così.
    Un abbraccio,ma con tanto cuore:)

  3. Franco Franco

    Grazie

  4. Anna Anna

    Per me sei SCRITTORE in tutto e per tutto!
    Non è saper scrivere bene, non è condividere uno stato d’animo o i pensieri, per me scrivere è ciò che tu fai, in questo modo, personale ma universale.
    Bravo e bellissimo il tuo racconto.
    Struggente il tuo amore… grazie.

  5. Bezzo Bezzo

    Nn ti conosco di persona ma il tuo racconto mi ha commosso come se mi avesse parlato un amico di vecchia data La vita è questa un melting pot di dolori tristezze e delusioni ma anche di gioie di gradite sorprese ed emozioni Si alternano meglio così Mia mamma mi diceva sempre Nun t’allamenta’ che ven peggio È verissimo Forza Franco

  6. Vally Vally

    Indubbiamente, una narrazione “fuori dalle righe”.
    Esprime con misura la sofferenza, senza cadere nel vittimismo, attraverso la giusta dose di ironia.

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