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Quando l’ombrello vola

Da bambina aprii un libro, preso a prestito dalla biblioteca.
Erano in tre i ragazzi, chiusi in casa, di fronte alla finestra, da dove guardavano il cielo grigio, la pioggia che cadeva sui davanzali e sui tetti.
L’immagine mi strinse il cuore da quanto era bella e viva.
Già amavo poter sguazzare nelle pozzanghere con i miei stivaletti rossi di gomma, far volare l’ombrello che scappava dalla piccola mano a causa del vento. Far impazzire mia sorella, che ne correva all’inseguimento.
Ma quel giorno, fissando la pagina, fu definitivo il connubio tra me e la pioggia. Era la storia nella storia, perché anch’io in quel momento ero in una stanza mentre il cielo si mostrava lattiginoso e scuro, e prometteva gocce e lacrime.
L’emozione dell’inverno, del freddo che ti tempra, dei brividi lungo il corpo, o del caldo accogliente mentre fuori suona il tic tic delle stille, non è superabile per me.
Così anche stanotte, sotto le coperte, il sonno è stato dolce, al ritmo cadenzato dei fili d’argento che la natura ci dona.
Di fronte alla finestra, sto ancora guardondo questa luce di dicembre, mesta e bagnata.

Immagine dal web.

Pubblicato inAmore

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