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Quel bar di periferia

Non amo frequentare le piazze, in particolare quella del mio paese, perché infuriano l’apparenza, la visibilità, la chiacchiera e il pettegolezzo.
E allora da sempre cerco la periferia, alla mano, frequentata da gente particolare, forse un po’ ai margini della società.
Un mio rifugio è il bar “da Vale”, nei dintorni, in una località poco lontana da dove abito, ma in cui ancora dominano la pace, la tranquillità e la campagna, che invecchiando apprezzo sempre di più. Il bar è il fulcro di questo luogo, in realtà l’unico esercizio commerciale presente.
Quando vado, ordino del vino bianco, con acqua e un po’ di limone, e mi siedo all’ombra per ricaricarmi.
Vale è un “vecchio comunista”, convinto, che ha viaggiato nei Paesi del Sudamerica, e perciò ama dannatamente il caldo.
Parla a bassa voce, con la saggia calma di chi sa che le sventure esistono, ma che da esse non bisogna farsi schiacciare.
Per questo, di fronte alla mia indole leggermente malinconica e sfiduciata, le sue battute sono salutari.
Il suo ottimismo è tale che quando, mentre parliamo, mi punge una zanzara, lui ne vede il beneficio: per la zanzara, ovviamente, giacché come tutti anche lei deve mangiare…
Vale rispetta la natura, quella più vera e selvaggia, infatti ha sei gatti e tre cani (tutti accolti perché non desiderati da altri), come me non mangia la carne, e ha creato un laghetto per le anatre, che vi nuotano al suono rilassante di campanelle che si muovono al vento.
E’ calmante Vale nel suo riso sommesso e spontaneo, nella sua convinzione che tutto sia finito ma che ognuno di noi sia ancora in tempo per scegliere chi vuole essere.
Per lui, al bando il consumismo, l’ipocrisia, l’imposizione e ogni forma di costrizione, di emarginazione.
E per me, sentirlo parlare è davvero un “elisir di lunga vita”…
Nel suo bar ci sono persone che non si trovano nei locali della “bella gente”, ma da loro c’è solo da imparare.
Bevono tanto, per smorzare certe delusioni e certe fatiche, o giornate troppo vuote, e proprio per questo da loro escono tanto urla selvagge quanto magnifici ragionamenti, che annoto febbrilmente nella mia memoria.
Enzo, per esempio, muratore che lavora sui tetti bollenti dell’estate, ogni giorno scende dall’auto del suo capo (puntualmente alle 18.00) e, prima ancora di sedersi, ordina la prima birra. Inizia così la sua serata “da Vale”, offrendo poi a tutti quelli che arrivano qualcosa da bere.
Per chi non lo sapesse ascoltare, Enzo è certo qualcuno da cui tenersi lontano, ma nella famiglia del bar, tutti sono attorno a lui.
Personalmente ne colgo le sfumature più generose come le umiliazioni subite.
Ecco perché in questi posti mi sento accolta, a mio agio, tra gente apparentemente diversa da me, e invece così vicina a me.
Tra gente che non bleffa, che non ha nulla di valore da darmi, ma che mi offre la genuinità umana che altrove non trovo.

Immagine tratta dal Web.

Pubblicato inSogni

2 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Come il tuo scritto parla chiaro anche la foto che hai messo a corredo di questo salto in un mondo marginale e prezioso che ci proponi. E la foto parla di rapporti puliti, semplici, improntati alla gioia della condivisione senza formalità e aspettative. Un bel vivere, sano come è sano il protagonista della storia, il Vale. Tutto è utile in questo periodo di monadismo angoscioso: anche leggere che da qualche parte vive ancora la semplicità e la genuinità. Grazie

  2. Bella di giorno Bella di giorno

    In realtà, credo che tutti abbiano delle aspettative. Fa parte, per fortuna, del nostro essere umani.
    C’è chi, però, ottiene più facilmente ciò che cerca, per capacità o fortuna (si potrebbe discutere all’infinito), e chi riesce ad adattarsi ad una vita più stentata, mantenendo l’ottimismo, nonostante le negazioni.

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