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Quel maledetto femminicidio del 5 Novembre 1957

25 Novembre 2021

La tragica fine di Oretta Scalisi, la maestrina di Piolanas  (Carbonia).

… Era l’alba del cinque Novembre quando Oretta salutò il marito, il geometra cagliaritano Ugo Satta, e i due figli Barbara di cinque anni e Enrico di due.

Diede loro un bacio, l’ultimo, e uscì di corsa da casa recandosi alla stazione ferroviaria di Cagliari per poi salire su un treno che la permise di raggiungere la piccola stazione di Barbusi, alle porte di Carbonia. Oltrepassate le portine pieghevoli di un vagone freddo e semivuoto, scelse dove accomodarsi meglio per affrontare quelle due ore di viaggio che la separavano dalla destinazione finale.

Seduta a fianco del finestrino, trasse dalla borsa un quadernetto, un lapis e un libro colorato, unica compagnia lungo il tragitto e da cui trascrisse alcuni appunti.
Contando le diverse fermate sulla tratta, un’ulteriore rallentamento del convoglio e un forte stridio di freni, la avvertì dell’arrivo.

Qui in un ripostiglio dietro l’ufficio del capostazione avrebbe trovato una bicicletta, che con la forza delle sue giovani gambe intorpidite dal freddo della brina autunnale, la condusse alla borgata di Piolanas, a dieci chilometri da Carbonia, dove gli scolaretti avrebbero avuto per la prima volta una maestra per l’intero anno scolastico.

Oretta non è tranquilla, il tragitto con una bicicletta sgangherata, da sola e tra le campagne deserte la preoccupa, un ansia che qualche giorno prima la spinse a chiedere che qualcuno l’accompagnasse.

La scuola però aveva ripreso le lezioni trascorsi alcuni giorni di vacanza per festeggiare tutti i santi e non vi fu stato tempo per organizzare la scorta.

Quel cinque di Novembre, come succedeva da qualche giorno, a mezzogiorno, terminate le lezioni Oretta saluta tutti, monta in bicicletta e parte, ma non arriverà mai alla stazione di Barbusi.

A dare l’allarme è il marito, preoccupato del ritardo non vedendola rientrare a casa.

Iniziarono le ricerche che si protrarranno fino a tarda notte, quando finalmente su un lato di un canneto le torce illuminarono un corpo riverso in una pozza di sangue e con la gola squarciata. Era Oretta.
Il cadavere venne scoperto dal marito.
Le indagini vennero dirette personalmente dal questore di Cagliari, Weurel, in collaborazione con i Carabinieri e si comprese sin dal principio che non fu un omicidio a scopo di rapina, accanto al cadavere furono ritrovate la bicicletta, la borsa e l’orologio che lei portava ancora al polso.
Venne accertato che l’omicidio avvenne tra le 12 e le 12.30 di quel Martedì.
L’assassino conosceva bene le abitudini della donna, attese la sua vittima nascosto dietro un canneto e quando lei arrivò a tiro, lui le bloccò la strada e la bicicletta, la strattonò finche la giovane cadesse a terra.
La trascinò poi a forza dietro il canneto dove, dopo averla brutalmente violentata, l’assasinò.
Gli inquirenti rinvennero sul suo corpo tutti i segni di una disperata lotta, lei tentò di tutto prima di soccombere al bruto. Compiuta la violenza, l’uomo che da lei riconosciuto, la uccise recidendole la gola con un coltello affilato.

Nei giorni successivi in caserma vi fu un gran numero di interrogatori ma solo un uomo restò in carcere.

Angelo Manca è un contadino padre di quattro figli, a lui la maestrina si era rivolta per ripararle la bicicletta che il Provveditorato le aveva messo a disposizione. Lei a Cagliari aveva già acquistato i bulloni per ripararla e questi furono ritrovati vicino al corpo.

Angelo giurò di aver già riparato la bicicletta nei giorni precedenti e quindi non poteva esser lui a perdere quei bulloni che dovevano essere nelle tasche di Oretta, tenuti a scorta nell’ eventualità che in futuro ci fosse ancora bisogno.
I suoi compagni di lavoro però, testimoniarono che quella mattina, lui si allontanò tra il mezzogiorno e le quattordici, altri raccontarono di averlo visto aggirarsi furtivo nei pressi del delitto proprio tra quelle ore.

Ci furono anche tentativi di dissuadere il marito dalle ricerche, questo fu abbastanza per convalidare il fermo e per affermare la colpevolezza nella sentenza istruttoria del 23 aprile del 1958.

Angelo venne tradotto in carcere dove si impiccò due settimane dopo l’omicidio, mezz’ ora prima aveva mangiato e scambiato due chiacchiere con la guardia carceraria.

A Cagliari intanto le insegnanti manifestarono in piazza, Oretta divenne il simbolo di una situazione di grave pericolo denunciata a più riprese e ignorata sino alla tragedia e la questione venne discussa in Parlamento.

Trascorso un anno dal luttuoso fatto, a Piolanas vi fù celebrata una solenne commemorazione.

La piccola scuola organizzata in una chiesetta sconsacrata, non vide più il dolce sorriso di una giovane maestrina, Oretta Scalisi, romana appena venticinquenne, e i suoi occhi azzurro cielo non lessero più i pensierini di quegli scolaretti.

La sostituì un maestro, un uomo.

Ad attenderlo ora alla piccola stazione di Barbusi non vi è più una bicicletta malandata,
ma un’automobile che lo accompagna ogni giorno al sul posto di lavoro.

Dovette succedere una tragedia, e una giovane donna dovette morire prima che la sicurezza fosse garantita a chi ogni giorno attraversava strade deserte per poter insegnare i bambini a leggere e scrivere.

Non fù il povero Angelo Manca ad uccidere la poveretta, ma suo marito, il geometra cagliaritano che per primo scoprì il cadavere, venne denunciato dopo anni dalla sua seconda moglie e lui confessò.

(pubblicato su fb da Roberto Camedda il 5 novembre 2021)
Dati:
1) – l’Unità.
2) – La donna sarda – Morena Deriu – 2016

Pubblicato inDonne

7 Commenti

  1. Gianni virdis Gianni virdis

    Ricordo benissimo quel fatto doloroso, avevo 15 anni e, frequentavo la scuola a Cagliari non essendoci le scuole medie e avviamento nei paesi. Ricordavo solo che La Stampa riportò che l’assassino fu il bidello della scuola ma, non ricordo che fu il marito, dopo aver confessato su denuncia della seconda moglie. Gianni Virdis

    • Gianni virdis Gianni virdis

      In riferimento al mio commento precedente, preciso che ogni Santo giorno viaggiavo come tantissimi miei compaesani , da Siliqua diretto a Cagliari e rientro alle 15.30. Il lungo treno proveniva da Iglesias, definito il treno dei pendolari e lavoratori. Gianni Virdis

  2. Gianni virdis Gianni virdis

    In riferimento al mio commento succitato, preciso che ogni santo giorno viaggiavo in treno da Siliqua diretto a Cagliari. Il lungo treno proveniente da Iglesias. Gianni Virdis

  3. Quando accadde questo tragico caso, in cui fu uccisa la maestrina Oretta Scalisi, a Piolanas, deve insegnava, avevo 14 anni e ricordo quando fu arrestato il suo presunto omicida, che non c’entrava niente con questo caso, in quando fu detenuto nel carcere che di trovava nelle vicinanze in cui abitavo con la mia famiglia d’origine. Ricordo ancora, molto bene che una signora vedova, che abitava di fronte a casa aveva affermato che quel poveretto, che fu trovato impiccato, in carcere, si era suicidato perché era sicuramente l’autore dell’omicidio, mentre, invece, come precisato, non c’entrava per niente, sino a che, dopo avere parlato con alcuni abitanti di tale frazione, dagli stessi ho raccolto il sospetto che quel poveraccio non si sia nemmeno suicidato, ma sia stato fatto tacere, in quanto sarebbe stato a conoscenza del fatto. Queste possono essere state delle illazioni che non hanno il riscontro di prove processuali, seppure, come a volte accade, può esistere una verità sancita da un verdetto passato in giudicato che non coincide con la vera verità. Ciò che, purtroppo, risponde a verità è l’uccisione di questa povera Oretta che, aveva lasciato soli i suoi due figli: Barbara di cinque anni e Enrico di due.

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