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Quella cedrata di tanti anni fa

L’amore al tempo delle cedrate, è una donna ora troppo spesso amica, quando prima era tramonto e alba sulle sponde di questo mare. Ma chi ha detto che la cedrata ristora con questo caldo indifferente? Oggi la spiaggia conta passi brevi, un tempo le corse verso quel capanno si perdevano nei passi di gazzelle. La cedrata è il bere dei tempi che non avrei mai voluto attraversare. Manca il vino, l’odore del mosto, il ronzio delle api negli ultimi giorni di calura.
Ma come può ridursi un vecchio ubriacone a bere cedrata?
Vivere sempre l’ebrezza della vita, portare lenti scure anche di notte, perché abbagliato dalla folgore dei tuoi occhi ed ora, solo il ricordo dell’odore della salsedine mischiata ai pini d’Aleppo.
Che momenti quelli nei quali la linea dell’orizzonte confondeva insieme sogni e speranze, riducendosi invece ora a specchiarsi in un bicchiere tinto di cedrata, con tre cubetti di ghiaccio e due finti sorrisi, immagine rarefatta dei buoni rapporti di due vecchi mai scopamici.
Non ora, la cedrata la bevevo quando portavo i calzoncini corti, quando frequentavo le sale di un oratorio qualsiasi, un tempo così lontano da dovermi sforzare per ricordarne qualche fotogramma.
Aspetto così che arrivi il mio tiepido autunno, senza più guardare alla forma del tino, alla rugosità delle sue doghe, al mastice nero che lo sigilla. Voglio bere spillando questi ultimi sogni che restano direttamente dal cuore di una vecchia ubriacona incontrata tra i carrugi di questo porto.
Allora garçon un buoillabaisse per due e che questo tavolaccio azzurro, diventi la piazza dove far ballare le nostre dita.
(il Nautiere 09.03.2020)
Foto dal web

Pubblicato inGenerale

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