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Quell’inverno

Mancavano una manciata di giorni a Natale. L’inverno gelava le vetrine , le luci correvano lungo le pareti, lampeggiavano le scritte dei negozi. Correvano infreddoliti gli ultimi passanti, le mani in tasca attraversando la piazza. Lei guardava dietro i vetri, aspettava che lui arrivasse, aspettava il suo abbraccio , la lana gelida del suo cappotto e la guancia fredda sulla sua calda e arrossata. La avvolgeva prendendola in braccio, in un gesto solito che era parte del loro idillio amoroso. Era l’inizio ludico del loro amarsi per poi perdersi nel trionfo dei sensi. La stanza in penombra, illuminata dalla luce fioca di un vecchio abat-jour, gli arredi antichi, un cassettone con le foto in bianco e nero e i loro vestiti buttati lì perché il tempo insisteva senza tregua. Avevano i minuti contati, ma vedersi ogni sera era diventato indispensabile. Respirare l’altrui respiro, la pelle contro la sua pelle, fingere di voler mollare, ma poi tornare più di prima. Loro amanti fino all’ultimo respiro, si odiavano per non amarsi di più, perché più di quello che si davano non potevano. Su quella porta si davano sempre l’ultimo bacio. Ma poi ancora un altro , e poi uno solo ancora…e poi piangendo un abbraccio in quel portone dove lei lo chiamò amore, per la prima volta.

Pubblicato inAmore

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