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Quello che rimane

Un anno fa, in quei giorni di febbraio…

 

La foto in copertina è del 9 febbraio 2020.
Eravamo a Venezia: le bimbe travestite, noi felici della loro allegria.
Tutti spensierati.
E’ l’ultima immagine di una nostra spensieratezza. Nostra: di noi adulti. Le bimbe hanno continuato per molto tempo a irradiare la luce della vita e della voglia di vivere. Nei mesi della quarantena sono state la nostra pietra filosofale. Sarebbe stato drammatico per me e per Sara dover affrontare il “Male” con la sola ed esclusiva percezione che esso avrebbe potuto dividere i nostri destini.
Ho chiesto in giro di scrivere qualche parola sull’anniversario del momento in cui tutto cambiò: quando i nostri figli rimasero a casa perché tutte le scuole del Veneto furono chiuse, dopo che, il 21 febbraio morì il primo italiano di Covid, che era di un paese ad un pugno di kilometri da casa nostra, Vò Euganeo e quel paese fu circondato dai militari in assetto di guerra con camionette e blindati.

Il 21 febbraio fu, per noi, la fine dell’incredulità che ci aveva accompagnato dalla prime notizie di quello che veniva chiamato coronavirus e che più di uno, sui social, scherniva per quel nome, che faceva pensare subito alla birra, quella che spopolò quando ero ragazzo e che i fighetti, con i quali me la facevo a quel tempo, bevevano con la fettina di limone infilata nel collo della bottiglia.

Prima di quel giorno, la Cina sembrava lontana. Tutto sembrava lontano. Dopo, solo dopo, avremmo scoperto che il Male girava fra noi da qualche mese.

Il 21 febbraio con il cittadino di Vò ricoverato e morto a Schiavonia, quell’ospedale super moderno che sarebbe diventato da lì a poco un ospedale da campo, tutto cambiò.

Da quel giorno ci fa compagnia l’incertezza e l’impossibilità di declinare un qualsiasi frase con il tempo futuro. I sogni fanno fatica a diventare progetti e l’estate che verrà sembra solo un sogno.

E se l’incertezza, ancora di più dell’ansia e della paura, è ciò che ci portiamo appresso da un anno, è molto difficile che qualcuno voglia ricordare il momento dell’inizio della malattia quando è ancora malato. Chi ha provato a buttare giù un ricordo, qualche parola, una frase, si è arreso: “era tutto così scuro, brutto: l’ansia, la paura. Non si può scrivere di queste cose qui”.

Cosa rimane allora da ricordare?

La voglia di farcela, di trovare una strada per proiettare il nostro sguardo oltre la nebbia dell’incertezza. Una voglia che ci prese tutti, che fu contagiosa e allegra, nonostante tutto.

Qui, a Montagnana, ci abbiamo provato in tutti i modi: con i concorsi letterari e fotografici, con i video di promozione turistica costruiti con il contributo di tutti in commercianti, pensando alla Grande Festa che avremmo fatto per celebrare la sconfitta del Male.

Naturalmente non c’è stata la Festa ed il Male non è ancora sconfitto.

Io ricordo il 24 febbraio.

Quando andammo con le bimbe a Trento, al Museo delle Scienze. Fu un grido di libertà: anche se in quel momento non c’erano divieti di spostamento e non facevamo nessuna trasgressione, sentivamo che stavamo facendo una cosa “contro”.

Contro la paura. Contro l’angoscia. Contro la ragione che vuole, giustamente, il minimo possibile di contatti tra le persone.

Fu l’ultimo gesto di libertà del quale volemmo godere prima della quarantena e prima che il Male sconvolgesse le vite di ciascuno di noi.

Io sono molto fortunato: anche se sono un soggetto “fragile”, la mia fortuna è quella di vivere accanto al futuro, alla speranza, ai sogni descritti come progetti – come possono fare due bambine di sei e otto anni.

Sentivo ieri Vita Mia parlare con la nonna: “sai io vivrò a Parigi e farò la pasticciera” e via così a descrizioni dettagliate di dolcetti e panorami.

E allora, almeno per un momento, la vita futura esiste anche per me e ha l’odore dei croissant.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato inGenerale

3 Commenti

  1. Carla Carla

    La speranza profuma di croissant e ha gli occhi belli delle tue bambine

  2. Alessandro Alessandro

    Pier solito affresco puntuale, veritiero e pieno di verità nascoste e confessate del nostro difficile periodo. Goditi le bambine, quel che resta e la tua splendida famiglia

  3. Bezzo Bezzo

    La pasticciera a Parigi avrà sicuramente un successo con il sangue napoletano che si ritrova …

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