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Quindici anni

… quindicianni …
ovvero: fuoco nuovo alle prime braci

Il giorno si avviluppava su se stesso, momento dopo momento, appropriandosi di tutte le esplosioni di quella natura estiva: i colori, i profumi si accompagnavano al frinire delle cicale ed al cantare dei grilli che nell’afa pomeridiana invocavano a gran voce un po’ di frescura.

Il sentiero si arrampicava lungo il fianco della collina salendo tortuoso ed impervio verso uno spiazzo tra gli alberi meta di tutta una gioventù dedita alle scoperte ed ai sapori tipici dei sedici anni. Chi, affannante per la calura e lo sforzo, si fosse fermato riposando a godere del panorama, sarebbe rimasto affascinato dallo splendore del mare che in lontananza riverberava la luce del sole ed aggiungeva alle altre le sue essenze saline.

Si erano conosciuti giorni addietro sulla spiaggia più frequentata della zona: Lido Capo Suvero recitava l’insegna dello stabilimento che, unico lungo chilometri di costa calabrese libera al turismo, in quei primi anni settanta faceva da calamita per coloro che in qualche modo amavano distinguersi.

Lei, cittadina, figlia di un giornalista sportivo, bella, solare, sfoggiava un bikini bianco che una volta fuori dall’acqua aveva la stessa funzione dei veli di Salomè; lui, timido, impacciato nella corporatura possente per gli anni che aveva, mira e sogno di tante coetanee, ne era ignaro ed ancora inesperto. Perno centrale della loro conoscenza una zia acquisita cerniera fra le loro famiglie: sotto l’ombrellone si erano guardati e piaciuti, si erano parlati cominciando, poco a poco, a sentire quel brivido che dalla punta dei piedi, scuotendo ogni singola cellula del corpo, sale ad arrossare le guance e spinge a distogliere gli occhi dagli occhi.

Quante ne aveva sentite raccontare su quella splendida ragazza: si favoleggiava su tutto ed il contrario di tutto, più di uno vantava, facendosi bello agli occhi degli altri, di essere riuscito in cose di cui probabilmente conosceva solo la teoria.

In pochi giorni era diventata la favola della gioventù del paese e lui quasi si vergognava ad ammettere con sé stesso che era troppo bella e dolce perché il tutto corrispondesse al vero sperando però, in fondo al suo cuore, l’esatto contrario.
In preda ad un coraggio improvviso che non immaginava d’avere, l’aveva invitata ad una passeggiata in collina, ricevendone: con sua somma e dispiaciuta compiaciuta sorpresa, una risposta affermativa.

Lo precedeva spedita lungo il sentiero, fermandosi ogni tanto ad annusare l’aria, a guardare verso il mare e, scuotendo i capelli, ad invitarlo a non restare indietro.
Gli shorts lasciavano al suo sguardo delle gambe lunghe ed affusolate che, bronzee di sole, erano la quintessenza di tutte le sue fantasie ognuna delle quali era, in quel momento però, frustrata dal timore dei “ che faccio ? “, “ chi me l’ha fatto fare “, “era meglio se stavo zitto”. Eppure, pur con la mente ad altro rivolta continuava a salire e a guardarla convinto com’era che ci volesse più coraggio ad andarsene che a restare.

Si fermò, dandosi del salame, ancora una volta per riprendere fiato guardandola mentre sopravanza l’ennesima curva del sentiero.

Ormai a mezza costa sul fianco della collina, guardò verso il basso allo spiazzo che antistante la chiesa di Sant’Antonio dava la stura al camminamento verso la cima; scuotendo ancora una volta la testa si esortò a raggiungerla.
Era ferma, un po’ fuori dal sentiero e con la schiena poggiata ad un albero.
La sua t-shirt azzurra spiccava, tesa, tra i colori del circostante: lo guardò venire dalla curva del sentiero sfilandosi
contemporaneamente la maglietta per offrirsi al sole ed al suo sguardo.

Con le orecchie accese al calor bianco e la mente persa nell’improvvisa consapevolezza che tutti i suoi sogni si stavano materializzando in quel momento, cercò di ridare vita al respiro e refrigerio al deserto di sabbia in cui, incolpevole, cercava di muoversi la sua lingua e mentre d’un tratto audace si mosse per avvicinarsi: fragoroso come un tuono gli salì alla coscienza il “…rispetta le ragazze, pensa a tua sorella …” che da qualche tempo la madre gli ripeteva bloccando e spegnendo sul nascere ogni sua adolescenziale velleità.

Tentennò, rallentando il passo…
“ …Vieni qui salame…” lo invitò lei indicando un ponfo rosso all’attaccatura dei seni “… mi ha punto un’ ape …., …aiutami… “ e girandosi di spalle con gli occhi improvvisamente umidi e il viso del colore dei pomodori maturi,”…non è questo che volevi?.” concluse scossa da un tremito di gelo tanto più intenso quanto dal più profondo saliva.
Le si avvicinò e cingendole le spalle con la t-shirt azzurra raccolta da terra la girò verso di sé:
“ Copriti “ le disse alzandole il mento con una mano e asciugandole una lacrima dal viso, poi la guardò e stringendola forte la baciò appoggiando delicatamente le labbra sulle sue….

Il sentiero scendeva tortuoso ed impervio l’erta della collina attraversato dalle ombre lunghe degli alberi che frapponevano il loro essere alla luce di un sole ormai prossimo al tramonto.
Mano nella mano, fermi al centro del piazzale sottostante, guardarono entrambi in su sapendo che quella collina l’avrebbero esplorata … insieme, a fondo e fin nei suoi più piccoli anfratti …

ma non oggi, non ancora!

Pubblicato inAmore

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