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San Galgano, splendore e decadenza di un’abbazia

L’Abbazia di San Galgano si trova a pochissimi chilometri da Siena; visitarla è un incanto.

La sua sagoma appare maestosa tra gli alti cipressi del viale che le sta di fronte, uno spettacolo tutto da godere, che rimarrà per sempre impresso nella memoria. Lo stupore per quella visione frontale, che invita il visitatore ad accorciare il passo per usufruirne appieno la bellezza, aumenta via via che ci si avvicina all’ingresso.

La sagoma della chiesa, che appare ancora quasi intatta nelle mura esterne, è completamente priva di copertura.

Di costruzione gotica, la chiesa cistercense, fu portata a compimento nel 1218 con l’impiego di diversi materiali tra cui molto travertino, soprattutto per le parti esterne, sasso su sasso e mattone su mattone. Fu configurata per tre navate con pianta a croce latina, una larghezza di 21 metri per una lunghezza di 72. L’abside, nella cui estremità appaiono un rosone e sei aperture monofore, crea un sorprendente senso di ricercatezza e, soprattutto, di stupore.

La leggenda narra che Galgano nacque nel 1148 a Chiusdino, un borgo non lontano da Siena ed assai vicino al punto in cui sarebbe nata l’Abbazia che oggi porta il suo nome. I genitori erano Guido Guidotti e Dionisa.

In questo particolare periodo medioevale in tutto il territorio senese, come in molte altre zone della nostra penisola, era un susseguirsi di ingiustizie. Provenivano soprattutto da parte dei potenti ma anche da altri tipi di organizzazioni, per lo più armate, che si stavano via via formando. Queste ultime erano nate con lo scopo di conquistare nuovi domini ed estenderne i propri. Galgano Guidotti, nel pieno del vigore della sua gioventù, faceva parte di queste organizzazioni e, come molti altri cavalieri, dava sfogo al proprio carattere con autorità ed arroganza. Con il passare del tempo, però, Galgano incominciò a sentire inutile quella vita, che giudicava priva di qualunque scopo benefico. Decise quindi di voltare pagina e ritirarsi sulla collina di Montesiepi, poco distante da Monticiano per iniziare una vita in isolamento e in penitenza.

In quel luogo solitario Galgano incomincio affannosamente a ricercare la pace che gli era stata fino allora negata. Come forma simbolica di rinuncia ad ogni tipo di violenza conficcò con tutta la sua forza la sua spada in una roccia, lasciando fuori dal terreno tutta l’impugnatura, con l’intento usarla come croce su cui pregare. Questo gesto simbolico, di grande coraggio per i tempi che correvano, avveniva nel 1180. Galgano morì il 3 dicembre 1181 appoggiato a quella che una volta era la sua spada e, solo dopo appena quattro anni (1185) papa Lucio III lo proclamò Santo.

La maestosità della chiesa è testimonianza di come fosse sentito all’epoca il culto di San Galgano.

Nel corso del Trecento l’abbazia, grazie all’immunità e ai privilegi imperiali di Enrico VI, Ottone IV e Federico II raggiunse livelli di altissimo splendore. Tuttavia, agli inizi del XVI secolo, l’enorme ricchezza raggiunta innescò violente polemiche tra il papato e la Repubblica di Siena. Nel 1506, infatti, papa Giulio II inviò l’interdetto contro Siena e, di contro, quest’ultima reagì ordinando ai sacerdoti di celebrare tutte le funzioni liturgiche.

Purtroppo però, dopo un periodo di sfolgorante splendore seguì anche quello della decadenza, ciò che trasformò l’Abbazia di San Galgano in un misterioso ma, pur sempre, maestoso rudere. Così come è adesso.

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